MotoGP | L'Aprilia mette la freccia: ora il sorpasso sulla Ducati è realtà
Dopo la seconda doppietta consecutiva ad Austin, anche il CEO Rivola non si è più potuto nascondere: "Al momento l'Aprilia è la moto di riferimento, i numeri dicono questo". Aver mancato il podio a "casa" di Marquez fa male e anche in Ducati ammettono il cambio di gerarchie, ma promettono battaglia: "Ci sono ancora 19 gare, nulla è perduto".
Marco Bezzecchi, Aprilia Racing
Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images
Signori e signore, il sorpasso è servito. Dopo la seconda doppietta consecutiva, conquistata ad Austin, anche Massimo Rivola ha iniziato a parlare meno con prudenza: "Al momento mi sento di dire che l'Aprilia è la moto di riferimento. Forse non siamo abituati a sentirci dire così, ma ad oggi i numeri dicono questo. Questo però non vuol dire che siamo i favoriti per il Mondiale, siamo davanti adesso e basta", ha detto durante la festa all'interno del box. Insomma, il CEO di Aprilia Racing nasconde un po' la mano, ma questa volta il sasso lo ha lanciato.
I numeri non dicono sempre la verità assoluta, ma molto spesso ci si avvicinano, e quelli che sta iniziando a mettere insieme la Casa di Noale sono abbastanza impressionanti. Quella raccolta oggi in Texas da Marco Bezzecchi è stata la quinta vittoria consecutiva se si contano anche le ultime due gare del 2025. Ma è il modo in cui sono state ottenute che è impressionante: comandando per ben 121 giri di fila, record assoluto della storia della classe regina. Senza dimenticare che erano più di dieci anni che un pilota non riusciva a vincere le prime tre gare della stagione. L'ultimo a riuscirci era stato Marc Marquez nell'ormai lontano 2014.
La cosa che poi deve far sorridere gli uomini di Noale è che di gara in gara le cose stanno andando sempre meglio. In Brasile è arrivata la doppietta, grazie anche al secondo posto di Jorge Martin. Un risultato che è stato bissato sul saliscendi texano, dove con "Martinator" ha portato a casa anche la prima affermazione stagionale in una Sprint. E se Ai Ogura non fosse stato lasciato a piedi sul più bello da un problema tecnico, nella gara lunga si sarebbe potuta avverare addirittura una clamorosa tripletta.
Dunque, il bottino più ricco è stato raccolto proprio sulla pista dove l'Aprilia era un po' attesa al varco, visto che questo era il primo weekend con la carcassa della gomma posteriore standard, dopo che nelle prime due uscite la Michelin aveva portato quella rinforzata per le alte temperature, che sembra calzare a pennello alla RS-GP. Questo era già un motivo più che valido per attendersi la riscossa delle Ducati, che invece l'ha sempre trovata piuttosto indigesta, ma l'altro era fin troppo scontato: il rapporto quasi simbiotico tra Marc Marquez e la pista statunitense, che gli è fruttato la bellezza di sette vittorie tra il 2013 ed il 2021.
Jorge Martin, Aprilia Racing Team, Marco Bezzecchi, Aprilia Racing
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
Questa volta però alla Ducati non è bastato neanche avere tra le sue fila lo "Sceriffo" di Austin per portare a casa la prima vittoria stagionale. Anzi, le Rosse non hanno pagato dazio solamente alle Aprilia, ma anche alla KTM, che ha completato il podio con Pedro Acosta. La migliore delle Desmosedici GP ha tagliato il traguardo in quarta posizione con Fabio Di Giannantonio, staccata di quasi sette secondi da Bezzecchi. Anche se, probabilmente, il #93 avrebbe potuto fare qualcosina meglio del pilota della Pertamina Enduro VR46 se non avesse dovuto scontare una long lap penalty, rimediata proprio per l'incidente con il pilota romano avvenuto nella Sprint, visto che ha chiuso solo a poco più di un secondo da lui.
"Dobbiamo dire chapeau all'Aprilia, che ha fatto un salto tecnico notevole, perché Bezzecchi oggi ha avuto un passo di sette decimi più veloce rispetto all'anno scorso. La loro crescita è impressionante e hanno dei piloti molto forti. Li abbiamo anche noi, anche se è chiaro che in questo momento dobbiamo rincorrere un po'", ha detto Davide Tardozzi, team manager della Ducati, ammettendo di fatto il sorpasso subito dai rivali di Noale.
Questo non vuol dire però che a Borgo Panigale vogliano gettare la spugna o darsi già per sconfitti: "Ora abbiamo tre settimane per lavorare e spero che porteremo qualcosa già a Jerez. Ci sono ancora 19 gare, nulla è perduto, anche se sembra che in questo momento stiano prendendo il largo", ha proseguito il manager romagnolo.
Ed è dello stesso avviso anche il campione del mondo in carica, che crede che il risultato di Austin in realtà sia un po' bugiardo. "Paghiamo l'errore di sabato, la MotoGP è così: a volte quello che succede il sabato ti penalizza la domenica", ha spiegato Marquez. "Quando sei nell'aria sporca giri un secondo più lento rispetto a quando sei da solo; è praticamente impossibile. Probabilmente, senza la long lap penalty avrei lottato per il podio".
Francesco Bagnaia, Ducati Team
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
Tra le altre cose, il pilota di Cervera ha provato anche a fare quadrato intorno alla sua squadra, assumendosi la responsabilità di questo inizio difficile: "Devo migliorare io, non la moto. Devo ritrovare il mio nuovo 100%. Dopo un infortunio bisogna sempre ritrovare dov'è quel nuovo limite", ha detto, evidenziando quindi di non aver ancora recuperato completamente dall'infortunio alla spalla destra rimediato lo scorso anno in Indonesia.
Se lo spagnolo ha cercato di non parlare troppo dei limiti tecnici della GP26, Pecco Bagnaia sembra avere le idee abbastanza chiare a riguardo. Già sabato il piemontese aveva visto sfumare la vittoria della Sprint per un crollo della gomma posteriore, ma nella gara lunga è stato talmente evidente da farlo precipitare fino al decimo posto.
E secondo lui è un qualcosa legato proprio alle caratteristiche di questo esemplare della Desmosedici GP: "In tutte le prime tre gare della stagione ho faticato molto alla domenica: non riesco a spingere come vorrei, devo solo sopravvivere. E anche così, finisco con la gomma posteriore completamente a pezzi. In questo momento penso che la nostra moto debba curvare col posteriore, perché l'anteriore spinge troppo. E' difficile fermare la moto quando spinge così, quindi devo girare usando il posteriore, ma distruggo la gomma".
Ormai erano anni che la Ducati era abituata a dominare e all'Aprilia va quindi il merito di essere riuscita a portarla sull'orlo di una crisi di nervi, per di più in una stagione che da molti era additata solo come un anno di transizione in vista dell'arrivo del nuovo regolamento. E se la musica continuerà ad essere questa anche quando si sbarcherà a Jerez, allora a Noale potranno davvero cominciare a sognare, perché la storia insegna che il ritorno in Europa racconta quasi sempre la verità di una stagione...
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