MotoGP | L'Aprilia 850 esordirà a Jerez tra pochi giorni, ma sarà un ibrido. Ecco perché
Massimo Rivola, CEO di Aprilia Racing, ha svelato a Motorsport.com quando la Casa di Noale farà esordire in pista la sua MotoGP 2027 da 850cc. Accadrà in un test privato a Jerez, ma sarà un ibrido per non svelare le carte ai rivali.
Marco Bezzecchi, Aprilia Racing
Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images
Aprilia è al momento il riferimento tecnologico e aerodinamico della MotoGP dopo aver scalzato dal trono la Ducati. La parola d'ordine è "innovare", e sta riuscendo perfettamente in questo intento. La RS-GP 2026 è a oggi la miglior moto del lotto e i risultati di Marco Bezzecchi e Jorge Martin stanno confermando la supremazia sui fronti sopra citati. Ma la Casa di Noale guarda anche avanti.
Il 2027 sembra lontano. In verità è dietro l'angolo. Al pari del nuovo regolamento tecnico, che vedrà esordire le moto 850 al posto delle attuali 1000. Nel corso delle ultime settimane abbiamo visto diverse moto 2027 fare i primi chilometri in pista. Quasi tutte, eccetto Aprilia.
A Noale non hanno fretta. In un'intervista esclusiva a Motorsport.com, Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing, ha spiegato i prossimi passi della sua squadra e della moto del prossimo anno. Questa farà il suo primi metri a Jerez de la Frontera tra pochi giorni, in un test privato. Ma non sarà affatto un mezzo vicino a quello che vedremo correre nel prossimo Mondiale di MotoGP.
"Sinceramente non abbiamo fretta (di far esordire la moto 2027 in pista). Non dico perché non ci interessa il 2027. Dopo il test di Jerez faremo un test privato e inizieremo a far girare la 850cc in pista. Sarà un 'ibridone'. Vogliamo solo prendere qualche informazione sulla gestione del motore e vedere la correlazione con il banco prova".
Insomma, il motore sarà già quello 2027 nella sua prima versione, ma la moto no. La questione è semplice: Aprilia non vuole svelare le proprie carte agli avversari e questo lascia pensare a una 850cc molto interessante sotto tutti i punti di vista.
"Non abbiamo fretta sia perché non vogliamo svelare le nostre carte a nessuno, sia perché una delle grandi forze che ha Aprilia in questo momento, diciamolo in modo figo, è il time-to-market. Ovvero, quando abbiamo un'idea la mettiamo in pista entro breve. Siamo decisamente rapidi e questo sia uno dei segreti della prestazione in qualunque cosa una persona voglia fare".
Massimo Rivola, Aprilia Racing Team
Foto di: Mohd Rasfan - AFP - Getty Images
"La velocità di prendere decisioni, fare progetti e il cost to performance sta diventando un punto di forza di questa azienda. Ho sempre detto negli anni che la moto migliore sarebbe stata la prossima. Questo perché ho sempre visto l'azienda in crescita. Il prodotto finale di un'azienda come la nostra è la moto, e certamente sarà migliore".
Oltre alla cilindrata del motore, le MotoGP 2027 avranno anche un'aerodinamica molto meno evidente e sviluppata. Questo, secondo Rivola, non renderà questo aspetto meno importante.
"L'aerodinamica avrà un'importanza differente perché avremo una 'scatola' un po' più piccola su cui lavorare, ma Sono uno di quelli che avrà tantissima importanza. Noi vogliamo mantenere la leadership in questo ambito. Quindi coraggio, mettersi sotto a inventare qualcosa che possa dare soddisfazioni e magari essere trasferita sulle nostre moto di serie o sulle nostre X".
A conferma dell'intenzione di non svelare le proprie carte, Rivola spiega quale sia l'approccio che ha chiesto di avere ai propri ingegneri quando si inizia a progettare una moto da corsa o qualche componente che possa farla progredire dal punto di vista delle prestazioni.
"La prima parola che ci diamo prima di progettare è 'coraggio'. Il coraggio di innovare, inventare e non avere paura di sbagliare. Se uno non sbaglia vuol dire che va piano e che non è al limite. Come dice Bez (Marco Bezzecchi, ndr), sei sempre su quel filo lì, da eroe a coglione è un attimo. E noi dobbiamo avere lo stesso approccio. A volte saremo dei pirla, altre volte degli eroi. La verità è che non saremo né l'uno, né l'altro, ma che continuiamo a credere nel nostro mestiere".
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