MotoGP | La penalità di Marc Marquez è un paradosso se Alex non viene neppure investigato
La sanzione inflitta al pilota della Ducati per il sorpasso ad Acosta è stata molto discussa, perché è stata una manovra aggressiva ma con una dinamica che in passato non veniva sanzionata e ha deciso la Sprint. Ma stona soprattutto il metro dei commissari, che al via non hanno neppure investigato un'azione ben peggiore del fratello su Diggia.
Pedro Acosta, Red Bull KTM Factory Racing, Marc Marquez, Team Ducati
Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images
Ci risiamo. Abbiamo disputato solo la prima Sprint della stagione e l'operato dello Steward Panel fa già discutere. La sanzione inflitta a Marc Marquez è infatti di quelle che sembrano destinate a diventare una sorta di spartiacque su come saranno "arbitrate" d'ora in avanti le battaglie carena contro carena.
E' innegabile che la manovra del campione del mondo in carica ai danni di Pedro Acosta sia stata aggressiva, ma non più di altre che in passato avevano visto i protagonisti passarla liscia (spesso proprio lo stesso Marc). Al penultimo giro della gara breve del Gran Premio della Thailandia, il ducatista si è buttato all'interno del pilota della KTM alla curva 12, mandandolo largo con un contatto davvero leggero, ma riuscendo a tenere la sua Desmosedici GP all'interno della pista.
Fino ad oggi, quando un pilota riusciva a rimanere all'interno dei limiti della pista, non veniva sanzionato praticamente mai. Questa volta invece è scattata immediatamente l'investigazione da parte dei commissari e, quando mancavano poche curve al termine, sul dashboard della Ducati #93 è apparso un messaggio che imponeva di restituire la posizione.
Cosa che Marc ha fatto, servendo quindi su un piatto d'argento la prima affermazione nella classe regina al suo futuro compagno di squadra, indirizzando poi un applauso ironico alla direzione gara subito dopo aver tagliato il traguardo. Una reazione a caldo, per la quale poi si è scusato, senza nascondere però il suo disappunto, ma mostrando sempre grande sportività invece nei confronti del rivale con il quale si è anche abbracciato prima della premiazione.
"Era un block pass eseguito nel miglior modo possibile, perché ero già davanti a lui alla corda della curva. Per me è stata una manovra perfetta", ha spiegato un Marc, che più che per la penalità in sé, è sembrato seccato dalla modalità con cui è arrivata: "Se volete essere severi e avere molte più penalità, fatelo. Ma fatelo bene. Perché ci è voluto un minuto e mezzo per darmi il messaggio? Se era chiaro, avrebbero potuto darmelo all'uscita della curva 3. Se non lo era, avrebbero dovuto rivedere l'incidente con i due piloti, a fine gara. Io comunque come pilota mi devo adeguare ai limiti che impone la direzione gara, quindi ora sappiamo che non si può fare".
Anche nel box Ducati non sembrano aver preso affatto bene questa decisione, come ha spiegato il team manager Davide Tardozzi: "Abbiamo visto molti sorpassi di questo tipo. Marc non ha toccato Pedro, non è uscito dalla pista, quindi penso che la penalità non sia giusta. Sono ragazzi intelligenti che vogliono vincere le gare. Quindi sia Marc che Pedro conoscono esattamente questo tipo di lavoro. E sono sicuro che Pedro, nella stessa posizione, avrebbe fatto lo stesso".
Tra le altre cose, quanto detto a caldo anche da Acosta è tendenzialmente in linea, perché lo spagnolo avrebbe preferito celebrare diversamente la sua prima vittoria in MotoGP: "Avrei preferito arrivare secondo piuttosto che vincere in questo modo. Non mi sembra una vera vittoria, perché Marc mi ha dato la posizione", ha ammesso senza troppi giri di parole.
Sulla manovra in sé poi ha aggiunto: "E' questo che rende la MotoGP così eccitante, alla fine ci si ricorda di questo tipo di battaglie e di questi momenti. E' stata una bella gara per i tifosi e la mia battaglia migliore in MotoGP finora. E' vero che Marc mi ha buttato fuori e credo che la penalità ci stia, ma sono anche consapevole che in questo modo facciamo più spettacolo", ha aggiunto un Pedro che non ha nascosto neanche di essere rimasto stupito per l'intervento dei commissari: "Ho tagliato il traguardo e mi stavo domandando cosa fosse successo".
Sicuramente prendere delle decisioni di questo tipo non è semplice, soprattutto quando si vuole farlo velocemente, per evitare di dover cambiare il nome del vincitore una volta che la gara è terminata. In presa diretta, la sensazione che ci potesse stare una penalità era stata abbastanza netta, ma poi rivedendo le immagini è affiorato più di un dubbio. Anche tra i colleghi, infatti, la sensazione sembra essere che quella inflitta oggi al Chang International Circuit fosse una sanzione evitabile o almeno non così evidente.
Raul Fernandez, che ha vissuto l'episodio in prima persona, essendo il diretto inseguitore del tandem di testa, sembra avere le idee molto chiare: "Non sono molto d'accordo con questa penalità, perché questo è il bello del motorsport. Se si vuole mantenere lo spettacolo, se si vuole dimostrare che la MotoGP è il miglior sport del mondo, bisogna conservare questi duelli".
"Posso capire la penalità, ma Marc era ancora all'interno della pista, quindi era al limite", ha spiegato Fabio Quartararo, che invece ha rivisto solo il replay dell'azione del #93 in televisione. "Penso che si tratti di un block pass pulito, ma è 50-50 a seconda del lato da cui la si guarda. E' stato un sorpasso pulito, ma lui era un po' fuori dalla linea anche se è rimasto in pista".
C'è poi chi addirittura ribalta completamente la questione ed è il caso di Jack Miller, che ritiene che chi è all'interno debba essere sempre tutelato: "Quando qualcuno molla i freni all'esterno, invece che fare quello che sarebbe logico fare, ovvero lasciare spazio ed incrociare, come abbiamo visto fare tante volte in passato a Dovizioso e Marc, anche proprio qui, è inevitabile finire fuori dalla pista".
Anche perché, se il metro è questo, viene da domandarsi perché l'episodio capitato al primo giro tra Alex Marquez e Fabio Di Giannantonio, con il pilota del Gresini Racing che ha portato entrambi fuori dalla pista alla curva 3, non sia finito neanche sotto investigazione. La tendenza recente infatti è quella di lasciar correre su quello che accade al primo giro, quando l'agonismo è alle stelle. E in realtà, secondo il romano della Pertamina Enduro VR46, è proprio questa la fase più delicata della corsa.
"Troppe volte abbiamo visto situazioni veramente molto pericolose e la prima frenata forte di ogni gara è la più pericolosa di tutte. Purtroppo si sono verificati episodi al limite e incredibili, dove piloti si sono fatti male riportando infortuni. Penso che la Direzione Gara debba lavorare tanto per far imparare a tutti, me compreso, come si corre. Servono penalità più severe nella prima fase di gara, in modo da evitare che si commettano errori del genere", ha detto "Diggia".
Il paradosso è proprio questo, che si è chiuso un occhio di fronte ad un episodio chiaro, che non aveva bisogno di spiegazioni, e si è andati invece ad agire per un attacco sì aggressivo, ma con una dinamica vista più volte in passato e praticamente mai sanzionata. In una MotoGP nella quale, a detta dei piloti, sorpassare è diventato sempre più difficile, per via dell'aerodinamica e della gestione della pressione della gomma anteriore, ingabbiare i piloti in regole troppo restrittive è un rischio, perché oggi abbiamo toccato con mano che il confine tra lo spettacolo ed una penalità è molto labile.
Quello che si chiede a Simon Crafar e ai suoi commissari quindi è che se decidono un metro di giudizio, lo portino avanti in ogni episodio, perché essere Ponzio Pilato in alcune situazioni e il giudice Dredd in altre non giova a nessuno.
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