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MotoGP | La "follia" che ha portato Dani Pedrosa ad essere veloce sotto la pioggia

Dani Pedrosa rivela, in un'imperdibile chiacchierata con Valentino Rossi, il segreto che gli ha permesso di compiere quel salto di qualità che mancava allo spagnolo quando iniziava a piovere: "Prendevamo la moto, i soldi per la benzina e partivamo".

Dani Pedrosa, Red Bull KTM Factory Racing

In occasione dell'ultimo Gran Premio della scorsa stagione, a Valencia, gli organizzatori del Campionato del Mondo di MotoGP hanno riunito attorno ad un tavolo i nuovi membri della "Hall of Fame", un club esclusivo composto dai piloti più illustri della storia del campionato.

Durante la cena, Giacomo Agostini, Jorge Lorenzo, Casey Stoner, Freddie Spencer e Kevin Schwantz, Dani Pedrosa e Valentino Rossi si sono seduti uno accanto all'altro, dando vita a uno dei dialoghi più interessanti catturati dalle telecamere.

Durante la conversazione, il catalano spiega all'italiano con ogni tipo di dettaglio la strategia che ha seguito per riuscire, dopo tante sofferenze, cadute e infortuni, a migliorare la sua guida sul bagnato. A differenza di quanto fanno la maggior parte dei piloti della griglia attuale, Pedrosa si allenava in moto solo quando ne sentiva il bisogno, mentre nella vita quotidiana preferiva allenarsi in palestra o uscire in bicicletta.

Ha cambiato questa routine, però, a seguito della caduta subita nel Gran Premio di Germania del 2008, su una pista bagnata dalla pioggia e mentre era in testa al gruppo. Il numero 26 aveva appena completato il quinto giro e aveva già aperto un vantaggio di oltre sette secondi su Casey Stoner, uno specialista in quelle condizioni. Un margine troppo ampio a favore dello spagnolo, che è caduto alla fine del rettilineo e ha finito per schiantarsi contro le barriere, infortunandosi ad un braccio.

"Lì mi sono detto: basta! Sul bagnato non capivo bene dove fosse il limite", racconta Pedrosa al "Dottore", che ascolta assorto il racconto. "Ho deciso che dovevo fare qualcosa per migliorare in quel senso, perché pensavo di perdere sempre i campionati a causa delle gare sul bagnato".

"Allora ho preso la moto da supermotard, in una giornata di pioggia, e sono andato su una pista di kart", racconta il pilota di Castellar del Vallas (Barcellona), che all'epoca seguiva le indicazioni di Alberto Puig, suo agente ed attuale team manager della Honda. "Al primo giro sono caduto. Poi ho provato a scaldare le gomme, sono ripartito e... bam! Di nuovo a terra. In quel momento ho capito che era impossibile capire qualcosa, perché l’asfalto della pista di kart è molto liscio. E insieme ad Alberto abbiamo iniziato a pensare a cosa potevamo fare", approfondisce il tre volte campione del mondo (125cc nel 2003 e due volte nella 250cc nel 2004 e 2005).

Puig vive nella zona alta di Barcellona, ma trascorre molto tempo in una casa di campagna di famiglia, a Cardedeu, alle porte della città. Si tratta di una località circondata da colline, raggiungibile tramite strade tortuose.

"Quando Alberto vedeva che si prospettava una giornata di pioggia, mi chiamava e io andavo lì. Ci mettevamo entrambi la tuta, l'impermeabile, prendevamo i soldi per fare benzina quando finivamo quella che avevamo, e via a girare. Su e giù per le strade, uno dietro l'altro", ricorda l'attuale collaudatore della KTM, ritiratosi come pilota a tempo pieno dal 2018, dopo 13 stagioni nella classe regina, sempre in sella a una Honda, e con tre secondi posti in campionato (2007, 2010 e 2012) e 31 vittorie come miglior risultato. "Da quel momento in poi ho cambiato marcia e ho iniziato a conquistare podi e qualche vittoria sul bagnato", sottolinea Pedrosa.

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