Gibernau a cuore aperto: "Vale e Marc due bambini!"

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Gibernau a cuore aperto:
Giacomo Rauli
Di: Giacomo Rauli
28 ott 2015, 19:30

Lettera dell'ex centauro spagnolo in cui afferma: "Che tristezza vedere una gara così"

Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing and Marc Marquez, Repsol Honda Team
Marc Marquez, Repsol Honda Team and Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing and Marc Marquez, Repsol Honda Team
Terzo posto Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Il vincitore della gara Dani Pedrosa, Repsol Honda Team
Podio: secondo Jorge Lorenzo, Yamaha Factory Racing
Podio: terzo Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Marc Marquez, Repsol Honda Team
Marc Marquez, Repsol Honda Team nella conferenza stampa
Marc Marquez, Repsol Honda Team and Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing

Nei giorni seguenti al Gran Premio della Malesia di MotoGP molti addetti ai lavori, ma anche semplici appassionati e tifosi, hanno dato il proprio parere sul duello tra Valentino Rossi e Marc Marquez, sfociato nel contatto del settimo giro alla Curva 14 che ha visto finire a terra lo spagnolo e Rossi proseguire sino al traguardo, chiudendo in terza posizione.

Nella giornata odierna ha voluto esprimere la propria opinione a tal riguardo una voce certamente prestigiosa e competente, quella dell'ex pilota di MotoGP, lo spagnolo Sete Gibernau. L'iberico ha scritto una lettera aperta che parla del perché accadano ancora queste cose in MotoGP, non risparmiando critiche a entrambi, rei di non possedere la necessaria educazione per poter dare vita a duelli duri sì, ma corretti sino all'ultima curva (compresa, visti i precedenti tre Sete e il "Dottore", ma anche tra Lorenzo e Marquez a Jerez).

"Vedo nuovamente con tristezza come il mondo dello sport sia diviso. E non solo quello dello sport. Ancora una volta, in un weekend ricco di emozioni, sentimenti e passione, tutti mossi dalla forza dell’illusione, si è finito per scatenare una battaglia di insulti e violenza verbale, tra due fazioni di una stessa comunità".

"Alla nascita, la purezza dell’innocenza fa di un bambino un diamante grezzo in grado di illudersi per la carezza della madre, il sorriso del padre o l’abbraccio del fratello. Quando cresciamo, queste piccole cose, questi gesti, finiscono e li definiamo "una cosa qualunque". Questa innocenza innata, insita nel DNA di chi non ha ancora vissuto nulla in grado di fargliela perdere o metterla in discussione, fa sì che il cassetto delle illusioni di questo piccolo uomo sia pieno di tutto quello che sembra ma in realtà non è. Da qui, le circostanze della vita di ognuno segneranno senza dubbio il percorso e la destinazione con cui ci confronteremo. E su questa strada, in questo viaggio attraverso il tempo, in questo circuito pieno di curve, veloce, lento, a volte difficile e a volte facile, che chiamiamo vita, avremo l’opportunità di imparare, sempre attraverso l’esperienza, tutto il necessario per gestire al meglio tutto ciò che ci sta accadendo. Tutto quello che impariamo non è altro che la trasmissione dell’esperienza da chi ha vissuto a chi non ha ancora vissuto. Senza tenere conto che ogni individuo vive nella propria unicità. Tutti siamo nati innocenti e tutti noi dovremmo avere il diritto di trasmettere le nostre esperienze a quelli che non le hanno vissute".

Per concludere, ecco le accuse mosse a Rossi e Marquez: "Oggi, ancora una volta, ripeto, sono triste. Si stanno punendo, in modo ingiusto e crudele, due persone, due grandissimi sportivi, che sono stati privati di questa lezione a cui tutti dovremo avere diritto. È da molti anni che la madre e il padre, coloro che amano di più i propri figli, non stanno compiendo il loro dovere e i presunti obblighi all’interno della famiglia del motociclismo. Da tempo, chi è responsabile di garantire la sicurezza e gli interessi di coloro che amano di più hanno dato le chiavi dell’educazione e della formazione a chi dovrebbe essere semplicemente maestro del proprio talento e allievo per apprendere quello che non conosce. Quello che sta accadendo oggi non è altro che la conseguenza di ciò che non è stato insegnato. Con l’aggravante, per me ingiusta, che ora viene giudicato, criticato e linciato, non il responsabile ma il bambino, pieno di illusioni e di talento, a cui mai e poi mai è stato detto che doveva e non doveva fare. Senza regole, senza una regolamentazione chiara che definisce ciò che è giusto e ciò che non lo è, mai si potrà insegnare al pilota cosa fare e cosa non fare. In una parola, senza regole chiare, non è possibile alcuna educazione". 

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