MotoGP | Ecco come Martin è passato dall'inferno al paradiso in un solo anno
Esattamente un anno fa, Jorge Martin veniva ricoverato in un ospedale del Qatar a causa di un pneumotorace che lo aveva portato a pensare seriamente al ritiro. Un anno dopo, lo spagnolo sta dando il meglio di sé in MotoGP dopo aver chiarito il suo futuro, grazie alla sua tenacia ed al sostegno incondizionato della sua famiglia.
Il prossimo 13 aprile ricorrerà esattamente un anno da quando Jorge Martin è rinato. È successo all'Hamad General Hospital, a Doha, dopo quel terrificante incidente in cui è rimasto disteso in mezzo alla pista ed è stato investito dalla Ducati di Fabio Di Giannantonio, che non è riuscito ad evitarlo.
Le lesioni riportate da Martin erano così gravi che l'allora campione del mondo ha preso seriamente in considerazione l'idea di appendere definitivamente al chiodo la tuta e il casco. Dopo aver trascorso più di una settimana ricoverato in Qatar, il ragazzo ha ricevuto il permesso di tornare a casa, dove, fase dopo fase, ha superato le tappe di una riabilitazione che, a distanza di un anno, gli ha permesso di ritrovare la sua versione migliore come pilota; quella che lo aveva portato ad incoronarsi l'anno precedente, ingaggiato in una squadra satellite della Ducati, in un duello con Pecco Bagnaia, all'epoca fiore all'occhiello del marchio di Borgo Panigale.
Il ritorno di "Martinator" è iniziato dal punto di vista mentale prima che tornasse tutto il resto. Per ritrovare la serenità mentale era indispensabile per lui rompere il legame con la moto che gli aveva fatto tanto male, per quanto competitiva si fosse dimostrata l’Aprilia nelle mani di Marco Bezzecchi. Aveva troppo presente l'incidente durante i test di Sepang, che gli aveva fatto perdere tutta la pre-season, e soprattutto quello di Lusail. E non bisogna dimenticare nemmeno l'infortunio che si era procurato durante gli allenamenti, proprio prima del debutto, e che gli aveva impedito di gareggiare nelle prime tre tappe del calendario.
Da quando è iniziata questa stagione, Aprilia e Martin non fanno altro che sottolineare il buon clima che c'è nel box, ma bisognerebbe essere molto ingenui per pensare che il tentativo di fuga che il pilota ha messo in atto nel 2025 non abbia lasciato cicatrici aperte e difficilmente curabili.
Con questo retaggio in mente,la Yamaha ha bussato alla porta di Martin quando si è resa conto che Fabio Quartararo si era impegnato con la Honda per guidare il progetto del gigante dall'ala dorata a partire dal 2027. La veemenza con cui la Yamaha ha insistito per ingaggiarlo, e un'offerta economica che supera i sei milioni di euro all'anno, hanno fatto sì che il pilota madrileno non ci pensasse due volte ed accettasse la sfida lanciata dal costruttore di Iwata, con cui aveva sempre sognato di lavorare.
Jorge Martín, Aprilia Racing Team
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
"Jorge, fin da piccolo, ha nutrito una devozione speciale per i marchi giapponesi, in particolare per la Yamaha. Per questo, quando sono andati a cercarlo, raggiungere un accordo è diventata la sua priorità", ammette a Motorsport.com una persona della cerchia più ristretta di Martin.
Con il futuro risolto e ormai fuori dall'equazione, il suo obiettivo successivo era quello di sbrigarsi a risolvere i problemi alla spalla e allo scafoide che si trascinava dalla caduta a Motegi, che lo aveva costretto a saltare altre quattro gare che si sono aggiunte alle dieci che aveva già perso in precedenza. Il consiglio di Marc Marquez lo ha portato a cambiare protocollo e ad affidarsi al team che cura il pluricampione di Cervera.
Ritorno in sala operatoria
Il pilota dell'Aprilia è stato operato prima della fine dell'anno e ha tenuto segreto l'intervento perché nella sua testa c'era l'idea di poter partecipare ai primi test del 2026, in Malesia. Un obiettivo troppo ottimistico che non è riuscito a raggiungere.
Il suo debutto con la RS-GP è stato rinviato ai due giorni di prove in Thailandia, dove, una settimana dopo, è partito un campionato che ha messo in luce il Martin che tutti i tifosi si aspettavano: due secondi posti (Brasile e Austin) e una vittoria nella Sprint (Austin) lo hanno portato in testa alla classifica provvisoria in Texas, al termine della giornata di sabato.
Ad un anno e mezzo dall'ultima volta, lo spagnolo tornava ad essere il punto di riferimento del Mondiale. "Quella di Jorge è un'altra delle grandi rimonte nella storia dello sport. Dopo tutto quello che ha sofferto l'anno scorso, quello che ha fatto va tenuto ben presente", ha commentato Pedro Acosta, che condivide l'agenzia di rappresentanza con uno dei grandi protagonisti del weekend.
Consapevole di ciò che ha ottenuto, ma ancora di più dello sforzo che gli è costato scalare la montagna da cui sembrava essere precipitato alcuni mesi fa, Martin si è inginocchiato nel parco chiuso del Circuito delle Americhe e ha iniziato a pregare, in un'immagine finora inedita nel suo repertorio di gesti. "Sono sempre stato credente, fin da piccolo. Ma lo faccio in segno di gratitudine verso i miei familiari che pregano per me. Soprattutto verso le mie nonne, che mi tengono nei loro pensieri e mi scrivono spesso, per sapere se sto bene e se mi è successo qualcosa", ha rivelato Martin a Motorsport.com.
Jorge Martin, Aprilia Racing Team
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
La devozione di Pili e Juli, le sue nonne, arriva a estremi che sembrano di un'altra epoca. "Fanno sacrifici come, ad esempio, smettere di mangiare cioccolato dall'inizio del campionato fino alla fine. E, in cambio, chiedono che a me non succeda nulla", racconta il secondo classificato in classifica generale, nella quale figura a quattro punti da Bezzecchi, il suo vicino di box.
Esistono molti tipi di fede, e ognuno la mescola con chi vuole. Se consideriamo il percorso dell'ultimo anno, è chiaro che, per Martin, quella che ha scelto funziona.
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