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Analisi

MotoGP | Ducati: perché la sfida più grande del 2024 non è in pista

Con il rinnovo di Pecco Bagnaia da parte della Ducati, il vantaggio in termini di prestazioni offerto dalla sua Desmosedici GP consentirà ai responsabili di Borgo Panigale di applicare una politica di contenimento dei costi per pagare il resto dei piloti del marchio.

Jorge Martin, Pramac Racing

I test pre-stagionali a Sepang e a Lusail hanno suggerito che la stagione che prenderà il via domenica in Qatar potrebbe essere una continuazione di quella precedente, che ha visto Bagnaia conquistare la sua seconda corona consecutiva in MotoGP. Se ciò dovesse essere confermato con uno dei piloti della Desmosedici GP sul trono, la Casa bolognese festeggerebbe il terzo titolo consecutivo e il quarto della sua storia dopo aver dominato ogni aspetto della competizione.

Bagnaia affronta l'inizio del campionato con il rinnovo firmato e nel momento migliore della sua carriera. Jorge Martin, dal canto suo, è consapevole che questa sarà quasi certamente la sua ultima stagione con la tuta del Prima Pramac Racing. Entrambi, insieme a Enea Bastianini e Franco Morbidelli, potranno godere del salto di qualità che la GP24 rappresenta rispetto al modello precedente, che sarà guidato da Marc ed Alex Marquez, e dalla coppia della VR46.

La Ducati spera di utilizzare questa formazione per fare ancora una volta la differenza in pista, soprattutto se si considera che i costruttori giapponesi, Yamaha e Honda, sono in ritardo e le moto Aprilia e KTM non sono ancora abbastanza consistenti in tutte le condizioni e su tutti i circuiti. Questo dovrebbe anche consentire a Ducati di affrontare una delle sue maggiori sfide a livello aziendale: ridurre le spese per gli stipendi dei piloti.

Francesco Bagnaia, Ducati Team, Enea Bastianini, Ducati Team, Claudio Domenicali, Ducati CEO

Francesco Bagnaia, Ducati Team, Enea Bastianini, Ducati Team, Claudio Domenicali, Ducati CEO

Photo by: Ducati Corse

"Il clima economico globale non è molto stabile al momento, a causa delle guerre e dei conflitti in corso. E quello che Ducati non vuole fare è impegnarsi a pagare cifre che tra uno o due anni saranno difficili da sostenere", ha dichiarato a Motorsport.com un alto funzionario Ducati. "Bisogna tenere presente che vendiamo 60.000 moto all'anno e questo ci pone su un piano diverso rispetto, ad esempio, a Yamaha e Honda", ha aggiunto.

Naturalmente, il rinnovo di Bagnaia soddisfa i desideri di entrambe le parti. Il suo ultimo ingaggio risaliva al febbraio 2022, prima di diventare per la prima volta campione del mondo della MotoGP. Il suo status è cambiato molto da allora, così come i suoi emolumenti. Sebbene la struttura e le cifre di quel contratto fossero molto simili a quelle degli accordi con Bastianini e Martin, i bonus di rendimento lo collocano ora ad un livello superiore rispetto a loro.

"È vero che gli importi di base di Pecco, Enea e Jorge erano pari. Ma i due titoli hanno avuto un impatto importante su quello che riceve. Quello che fa la Ducati è premiare economicamente chi finisce il Campionato del Mondo tra i primi tre, e questo si riflette anche in un aumento per la stagione successiva", ha detto Albert Valera, manager di Martin, a chi ha scritto questo articolo.

A Motorsport.com risulta che il prolungamento del contratto di Bagnaia annunciato lunedì prevede uno stipendio base di circa sette milioni di euro. A questa cifra se ne deve aggiungere un'altra, variabile, a seconda dei risultati ottenuti, che potrebbe consentirgli di superare i dieci milioni di euro, in totale, nel caso in cui riuscisse a riconfermarsi nuovamente campione.

Questi valori, per quanto ovviamente molto rilevanti, non hanno nulla a che vedere con quelli pagati cinque o sei anni fa, nell'era pre-Pandemia. I 25 milioni di euro che la Ducati ha pagato a Jorge Lorenzo per i due anni in cui il maiorchino è stato presente (2017 e 2018) sono ormai un ricordo lontano. La partenza di Andrea Dovizioso (2021) e l'arrivo al suo posto di Bagnaia, promosso dal Pramac Racing, ha ridotto di oltre il 50% la somma destinata a pagare gli stipendi dei piloti del marchio.

Ducati vuole ridurre il monte stipendi

Ora la Ducati vuole replicare quel piano, ed è per questo che è praticamente impossibile vedere Martin difendere i colori della squadra di Paolo Campinoti oltre questa stagione. Lo spagnolo, che come secondo classificato nel Campionato del Mondo ha anche beneficiato della generosità del marchio che lo paga, è la migliore personificazione di questa intenzione di ridurre gli investimenti sui piloti.

"Il caso di Martin è stato unico, perché si è giocato la promozione nella squadra ufficiale con Enea. Ognuno dei due se lo sarebbe meritato, e per questo la Ducati aveva le stesse condizioni. Ora è tutto finito", dice qualcuno uscendo dal box Ducati.

Martin sa già che il 2024 sarà il suo ultimo anno alla Pramac. "L'idea è sempre stata che questo team satellite servisse da piattaforma per i piloti più giovani, per prepararli al salto nella struttura ufficiale. Ma perché ciò accada, gli stipendi devono essere in linea con questo. La Ducati non può pagare una base di due milioni di euro ad un pilota del team satellite", ha detto.

Fermin Aldeguer rappresenta al meglio l'idea che Ducati intende attuare per questo vivaio di futuri piloti ufficiali, e si è già impegnato per il 2025, quando debutterà nella classe regina in sella a una Desmosedici GP con i colori Pramac. L'accordo con lo spagnolo prevede uno stipendio non superiore a 300.000 euro, integrato da una somma che varierà in base ai risultati ottenuti.

Il fatto di avere il miglior prototipo in griglia conferisce alla Ducati una posizione privilegiata. Non solo con i debuttanti, che scelgono di sacrificare la variabile economica per la possibilità di guidare la migliore moto in griglia. Ma anche con star del calibro di Marc Marquez.

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