MotoGP | Ducati ha riportato con i piedi per terra i suoi rivali
Nonostante i segnali di miglioramento mostrati da Honda, Aprilia e KTM a Sepang, l'ultima giornata di test porta a pensare che Ducati non solo mantenga il proprio vantaggio rispetto alla concorrenza, ma che possa addirittura averlo aumentato.
A parte Yamaha, alle prese con i problemi di affidabilità del suo nuovo motore V4 che hanno condizionato in modo decisivo i suoi due giorni di prove, i volti soddisfatti si ripetevano nella maggior parte dei box di Sepang in questa prima settimana di attività collettiva del 2026. La situazione è cambiata giovedì, dopo che la Ducati ha fatto sul serio e ha lasciato la concorrenza più propensa a pensare al 2027 che ad affrontare il campionato che inizierà tra meno di un mese in Thailandia.
E questo nonostante Marc Marquez, l'attuale campione e grande dominatore della scorsa stagione - 11 vittorie e dieci doppiette (vittoria in gara e sprint), 15 podi e 8 pole position in 18 Gran Premi - sia arrivato a metà gas e abbia girato con una certa cautela a causa dell'infortunio alla spalla destra da cui si sta ancora riprendendo. Con lo spagnolo che ha dosato le energie, sono stati suo fratello Alex e Pecco Bagnaia, che continua a cercare una squadra per il 2027, a spaventare il resto dei concorrenti, con due simulazioni di Sprint "terrificanti".
Francesco Bagnaia, Ducati Team, Marco Bezzecchi, Aprilia Racing
Foto di: Mohd Rasfan - AFP - Getty Images
"Se prendiamo come riferimento quella di Pecco, gli altri possono già andare a casa ed iniziare a concentrarsi sul 2027", ha ironizzato Massimo Rivola, CEO di Aprilia. "Aspetteremo la Thailandia prima di concludere definitivamente che i problemi del 2025 sono stati superati. Ma credo che le modifiche apportate alla moto quest'anno abbiano aiutato tutti i piloti del marchio", ha riassunto Bagnaia, quinto nella classifica generale finale, a mezzo secondo dal più giovane dei Marquez, il punto di riferimento.
"Sono contento, credo che siamo un po' più veloci rispetto all'anno scorso", ha riassunto il pilota del Gresini Racing, il cui miglior giro (1'56"4) è rimasto a meno di un decimo dal record assoluto del tracciato. Suo fratello maggiore, con il quarto miglior tempo, tre decimi più lento, continua a mettere a punto la sua forma fisica per essere al massimo tra un mese: "È andato tutto secondo i piani".
Aprilia e il rischio di affidarsi completamente a Bezzecchi
Se teniamo conto della batosta che Ducati ha inflitto ai suoi rivali giovedì, non è facile stilare una classifica in base alla situazione degli altri contendenti. Di Aprilia va detto, innanzitutto, che è più che mai legata a Marco Bezzecchi, terzo alla fine della scorsa stagione e responsabile di aver portato la casa di Noale al secondo posto tra i costruttori. Il rinnovo del pilota di Rimini, il primo ad essere ufficializzato, rafforza ancora di più una scommessa che non è priva di rischi, dato che tutte le uova della fabbrica sono nello stesso paniere.
Jorge Martin, Aprilia Racing Team
Foto di: Mohd Rasfan - AFP - Getty Images
Jorge Martin, che spera di poter tornare in pista tra 15 giorni, in Thailandia, con la clavicola e il polso già a posto, è sulla rampa di lancio dell'Aprilia, e questo rende difficile immaginare l'impegno che ci sarà da entrambe le parti, indipendentemente da ciò che dicono gli uni e gli altri. Se ci basiamo sul ritmo mostrato da Bezzecchi nella simulazione di Sprint, è difficile affermare se Aprilia sia davanti a KTM, soprattutto se confrontiamo il cronologico del #72 con quello di Pedro Acosta, sensibilmente più competitivo.
"La moto è migliorata un po' in tutti le aree, ma è ancora presto per trarre conclusioni chiare su quali debbano essere gli obiettivi", si è limitato a dire Bezzecchi. L'italiano ha tentato un giro veloce al mattino e, visto che non è riuscito a centrare l'obiettivo, ne ha fatto un altro nel pomeriggio, che lo ha portato al secondo posto, ad un decimo da Alex Marquez.
Honda modera il suo ottimismo
Honda non è rimasta immune alla doccia fredda che Ducati ha inflitto nell'ultima giornata di prove. Fino a quel momento, non era azzardato affermare che la Casa dell'ala dorata stesse continuando la progressione che la scorsa stagione l'aveva portata a saltare di categoria nella classifica delle concessioni, passando dalla fascia D alla fascia C. Tuttavia, le prestazioni di giovedì servono a ricalibrare le aspettative dell'HRC.
Joan Mir, Honda HRC
Foto di: Steve Wobser / Getty Images
L'ottavo tempo di Joan Mir, che è rimasto ad otto decimi dal primo, probabilmente non riflette tutto il potenziale dell'attuale RC213V. Per quanto riguarda il ritmo, i dati portano a pensare che il gigante di Tokyo sia leggermente indietro rispetto ad Aprilia e KTM, ma che si sia avvicinato a loro rispetto al 2025. Il prototipo ha fatto un piccolo passo avanti, ma sicuramente più piccolo di quanto si immaginasse fino a mercoledì. Correggere la mancanza di grip, un discorso molto ripetuto negli ultimi tempi nell'officina giapponese, è l'ossessione di Honda in vista dell'inizio del Campionato del Mondo.
"Puntare alla Ducati sarebbe un errore, perché siamo lontani e perché loro hanno continuato a migliorare. Siamo consapevoli dei limiti di aderenza che abbiamo, ed è lì che dobbiamo migliorare di più", ha riassunto Mir, che sul giro seccco ha dato sei decimi a Luca Marini, suo vicino di officina, una differenza che è anche estrapolabile al margine che li ha separati al termine delle simulazioni di Sprint. Non si può inoltre trascurare il guasto al motore della moto del numero 10, che lo ha costretto a tornare a piedi al box.
Luca Marini, Honda HRC after his crash
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
Lo sconcerto di Toprak come metafora della Yamaha
La testimonianza che Toprak Razgatlioglu ha dato giovedì, al termine dei tre giorni di prove, che nel suo caso sono stati quasi il doppio se consideriamo i chilometri completati nello Shakedown della scorsa settimana, sintetizza perfettamente il sentimento della Yamaha. Se ci lasciamo guidare dalle parole del turco, attuale campione del mondo della SBK, si potrebbe pensare che le riserve di coloro che mettono in discussione il suo ingaggio, sostenendo l'abisso che c'è tra il campionato delle moto derivate dalla serie e la MotoGP, cominciano ad essere più che giustificate.
"Mi dicono che devo guidare come se fossi su una Moto2. Ma è molto più facile a dirsi che a farsi. Non è facile vedermi così in basso", ha detto, per spiegare la sua 18° posizione in classifica, a quasi due secondi dal tempo di riferimento. La frustrazione del pilota del Prima Pramac Racing può essere applicata anche a quella della Yamaha, condizionata in modo decisivo dalla mancanza di affidabilità del motore V4 che sta sviluppando da mesi e che ha costretto ad interrompere tutte le attività in pista mercoledì, per motivi di sicurezza.
Jack Miller, Pramac Racing, Toprak Razgatlioglu, Pramac Racing
Foto di: Hazrin Yeob Men Shah / Icon Sportswire via Getty Images
"Yamaha ci ha chiesto di guidare con cautela", ha detto Alex Rins, l'unico membro della coppia ufficiale che ha terminato le prove, dopo che Fabio Quartararo è stato assente negli ultimi due giorni a causa di una caduta in cui si è fratturato un dito. Il catalano è rimasto a 1"1 secondi, e il fatto che solo Jack Miller abbia avuto il coraggio di fare una simulazione di Sprint, al mattino e piuttosto discreta, non fa che aumentare i dubbi generati intorno alla reale situazione della Casa di Iwata.
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