MotoGP | Dovizioso: "Misano gara giusta per il ritiro, sarà una festa"

Dopo l'annuncio del ritiro che avverrà dopo la gara di Misano, il forlivese ha spiegato quali sono i motivi che lo hanno portato a prendere la decisione di chiudere la sua avventura in MotoGP con sei gare d'anticipo.

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Il capolinea ormai era davvero vicino, ma Andrea Dovizioso ha scelto di scendere ancora prima. Il forlivese aveva già deciso di concludere la sua carriera in MotoGP al termine della stagione 2022, ma la pausa estiva gli è servita per capire che era il momento di affrettare i tempi e oggi a Silverstone ha annunciato che si appresta a disputare le sue ultime tre gare nella classe regina, con il gran finale a pochi chilometri da casa, a Misano.

Inevitabilmente, il forlivese è diventato l'uomo del giorno nel paddock ed è stato anche lui a chiudere le danze, con una conferenza speciale nella quale ha avuto modo di spiegare le motivazioni che lo hanno portato a dire basta. Dopo il break dello scorso anno, in seguito alla rottura con la Ducati a fine 2020, il ritorno in sella alla Yamaha non è stato come avrebbe sperato, quindi i pensieri sul ritiro hanno iniziato ad avere la meglio sulla voglia di andare avanti, proprio perché in 15 anni nella top class non si era mai trovato ad affrontare delle difficoltà così marcate.

"Essendo una persona razionale ed autocritica, devo avere sempre una motivazione importante per fare qualcosa. Purtroppo non essendo riuscito ad adattarmi sufficientemente bene alla moto per essere competitivo, quell'aspetto è venuto un po' meno. Mi sarebbe piaciuto anche lavorare su certi aspetti strutturali della moto, ma durante la stagione non c'è stata la possibilità di farlo", ha spiegato il tre volte vice-campione del mondo.

"Con Yamaha c'è un buon rapporto: su questo mi sono aperto ed ho fatto dei meeting per provare a capire quali fossero le intenzioni e su cosa si voleva lavorare per migliorare. In MotoGP per cambiare certe cose grosse ci vuole del tempo, quindi neanche su questo aspetto ho potuto fare certe cose per cui potevo avere l'esperienza giusta. Di conseguenza, continuando a non essere competitivo, la mente fa certi ragionamenti, che ad un certo punto mi hanno portato a questa decisione".

"Essendoci proprio questo buon rapporto con Yamaha, mi son sentito di parlargliene e voglio ringraziarli perché mi hanno dato un grande supporto e mi hanno capito. Una volta deciso, ho iniziato a pensare che Misano fosse la gara giusta, la mia ultima in casa, da finire con una festa con i miei amici e tutti i tifosi".

Andrea Dovizioso, RNF MotoGP Racing

Andrea Dovizioso, RNF MotoGP Racing

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

Una decisione che, stando almeno a quanto lascia intendere Andrea, è stata meno sofferta di quanto si possa pensare: "Mi conoscete, non sono un istintivo, quindi non mi sveglio una mattina e prendo una decisione così importante. E' una decisione metabolizzata, non è stato un grosso cambiamento nei ragionamenti, perché la testa era già andata in quella direzione. Diciamo che quando ho preso la decisione definitiva ero già settato. Non è un ritiro aggressivo, perché c'era già stato un assaggio l'anno scorso. E' graduale, soft, e tra virgolette indolore".

Dopo aver visto andare in "pensione" tanti rivali come Casey Stoner, Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa e Valentino Rossi, ora è passato anche lui dall'altra parte della barricata: "Non ho mai pensato troppo agli altri, perché è una cosa molto personale. Finché non ti trovi in una situazione, certi dettagli non te li puoi immaginare. Con l'età che avanza poi un pochettino ci si modifica. Spesso vediamo che alcuni piloti quando smettono si calmano molto, riescono ad avere anche rapporti che prima erano inimmaginabili. Ci si smussa un pochettino, non tutti, ma succede".

A questo punto gli è stato domandato se la situazione che ha trovato in Yamaha fosse simile a quella con cui ha dovuto fare i conti all'arrivo in Ducati, con una moto difficile da guidare e che in passato aveva vinto con un pilota solo. Dovizioso però ha spiegato che, anche se pure in Yamaha al momento riesce ad essere competitivo solo Fabio Quartararo, sono due realtà molto differenti tra loro.

"Stiamo parlando di una MotoGP molto diversa, quasi di un'era diversa. Quando io sono arrivato in Ducati, le squadre erano strutturate in modo diverso e c'è stato un grandissimo cambiamento da allora ad oggi. La Ducati che ho trovato nel 2013 non aveva una base buona ed aveva tantissimi limiti".

"Ora non possiamo parlare di questa cosa, perché la Yamaha è la moto campione del mondo ed è prima in campionato con del margine. Rimane però una moto molto particolare, a differenza del passato, perché per tanti anni la M1 è stata una delle moto più facili per arrivare ad un certo livello. Rimane sempre molto bilanciata e lineare, ma per fare certe prestazioni oggi la devi guidare in un modo molto particolare, molto estremo. E Fabio lo fa, riuscendo a minimizzare i suoi punti deboli ed esaltando quelli forti. Comunque è una situazione completamente diversa da quella che avevo trovato in Ducati".

Andrea Dovizioso, RNF MotoGP Racing

Andrea Dovizioso, RNF MotoGP Racing

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

Sulle difficoltà che ha incontrato in sella alla M1, poi ha aggiunto: "Il primo problema è stata l'ergonomia. Avendo le leve piccole, era abbastanza complicato riuscire a muovermi sulla moto per via della larghezza del telaio. Parliamo di una piccola differenza rispetto a quelle che avevo guidato in precedenza, che però quando sei al limite diventa grande. Quando poi ho fatto la gara, ho capito il discorso del grip anomalo al posteriore, ma essendo solo la prima uscita gli avevo dato un'importanza relativa, perché pensavo di essere più io il problema. Poi questa però è diventata la base ed è stata una delle difficoltà più grandi che ho trovato ad andare forte".

Infine, ha ringraziato per i tanti bei commenti che oggi i colleghi hanno fatto nei suoi confronti: "Se questo è veramente quello che pensano, mi fa molto piacere. Essere considerato un buon pilota da un avversario è molto importante, perché loro ti vedono sempre con un occhio diverso. Se sono state spese delle belle parole, mi fa veramente piacere, ma non ho ancora avuto modo di sentirle".

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