MotoGP | Dopo la paura, Marquez è ancora il "Ranger" di Austin. Ma in tanti vogliono rubargli il distintivo...
Nonostante una caduta cruenta, ma fortunatamente con solo delle abrasioni come conseguenze, il pilota della Ducati sembra essere sempre l'uomo da battere in Texas. La concorrenza però sembra essersi fatta molto più agguerrita, a partire da Bezzecchi e Di Giannantonio. E questa volta occhio anche a Bagnaia...
Marc Marquez, Ducati Team
Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images
Non sarà ancora al 100%, ma il Marc Marquez di oggi sembra bastare per appuntargli ancora al petto il distintivo di "Texas Ranger". Quando si arriva ad Austin, bisogna sempre fare i conti con il pilota della Ducati e non ha fatto eccezioni neppure oggi, per quanto il suo venerdì del Gran Premio degli Stati Uniti sia stato più travagliato del previsto.
L'inizio è stato sicuramente in salita, perché dopo pochi minuti della FP1 è finito ruote all'aria alla curva 10 per un eccesso di confidenza. L'incidente è stato piuttosto cruento, perché il #93 ha terminato la sua corsa contro gli airfence. Fortunatamente, però, se l'è cavata solamente con delle abrasioni al braccio destro ed alla mano sinistra. E questo è molto importante, visto che si trascina ancora qualche acciacco legato all'infortunio alla spalla destra rimediato lo scorso anno in Indonesia.
Pur non sembrando troppo convinto al suo ritorno in sella, il campione del mondo in carica è riuscito a piazzarsi quarto nella FP1, nella quale comunque ha perso parecchi minuti preziosi. Nel turno pomeridiano poi è tornato a far rispettare la sua legge, facendo segnare il miglior crono in 2'00"927, ad una manciata di millesimi dal record assoluto del saliscendi texano. "Dopo una caduta così non avevo voglia di tornare in pista", ha detto a fine giornata. Viene quindi da domandarsi cosa sarebbe stato capace di fare se avesse avuto voglia.
Al netto di questo, pur essendo stato veloce come sempre, il nove volte iridato vede una concorrenza più agguerrita quest'anno: "Mi sento sempre meglio, ma questo non sarà un GP di Austin come quelli di prima, quando scappavo via. Stavolta sarà tutto molto più serrato". Ed effettivamente, sembrano tanti quelli intenzionati a provare a strappargli il distintivo.
E in questo senso non si può non considerare il mattatore di questa prima parte di stagione, ovvero Marco Bezzecchi. E' vero che il leader iridato è quarto, staccato di un paio di decimi, ma è altrettanto vero che è sul passo gara che oggi ha mostrato le cose migliori in sella alla sua Aprilia, quindi Marc non deve commettere l'errore di sottovalutarlo.
Marco Bezzecchi, Aprilia Racing
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
"Al mattino avevo buone sensazioni, nel pomeriggio siamo migliorati un po', quindi non mi sento ancora al 100%, ma comunque è stato un venerdì molto positivo. Per quanto riguarda il passo sono abbastanza soddisfatto, in termini di tempo mi manca ancora qualcosa, ma nel complesso nessun problema", ha spiegato "Simply the Bez", che quindi si sente della partita.
Dopo averlo sfidato sia nella Sprint che nella gara lunga in Brasile, con un confronto che è finito 1-1, anche Fabio Di Giannantonio sembra desideroso di confrontarsi con Marc. E il terzo tempo odierno ha confermato il trend positivo del pilota della Pertamina Enduro VR46 in questo momento.
L'obiettivo ora quindi è fare in modo che queste battaglie diventino la normalità e non più qualcosa di considerato straordinario. Farlo proprio a "casa" di Marc sarebbe un gran segnale: "Marc è un grande, uno dei Campioni più forti della storia e io sono molto più piccolo perché ho vinto molto meno. A livello del Fabio sognatore è bello, ma bisogna essere professionisti e normalizzare tutto. da lunedì mi sono subito concentrato su lavorare e migliorare".
I rivali più temibili sembrano essere questi, ma questa volta potrebbe entrare in gioco anche Pecco Bagnaia, a dispetto di un ottavo tempo che non dà giustizia ad un ottimo venerdì. Sul passo gara, con le gomme medie, il piemontese è parso molto a suo agio in sella alla sua Ducati e dotato di un passo in linea con i migliori. Quando è stato il momento di fare il time attack, però, ha accusato un problema che non ha voluto specificare e quindi è arretrato, ma questa volta sembra avere delle buone carte in mano.
Francesco Bagnaia, Ducati Team
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
"Se oggi fossi rimasto fuori dalla Q2, avrei fatto un disastro nel box, perché per tutta la giornata, in entrambe le sessioni, siamo stati competitivi. Quindi pensavo che oggi fosse possibile finire tra i primi tre, ma poi per il time attack abbiamo avuto un piccolo problema. Sono contento delle sensazioni, contento della moto, ma domani dobbiamo fare un altro passo avanti", ha riassunto il tre volte iridato.
Rispetto a Goiania, è tornato a fare un passo avanti anche Pedro Acosta, autore del sesto tempo con la sua KTM, ma sembra avere qualcosina in meno rispetto a tutti quelli citati finora. Stesso discorso che vale anche per Jorge Martin, ancora una volta entrato in Q2 direttamente, ma parso un filino in difficoltà nella sessione pomeridiana. Del resto, lui stesso aveva detto che questo fine settimana sarebbe stata più dura, essendo molto stanco fisicamente. Ma ci stava di avere qualcosa da pagare dopo il grande doppio podio del Brasile, con alle spalle un doppio intervento chirurgico così fresco.
Attenzione poi ai possibili outsider. Anche se non lo abbiamo ancora citato, oggi il diretto inseguitore di Marquez è stato Ai Ogura, l'unico oltre a Marc a scendere sotto al 2'01" con l'Aprilia del Trackhouse Racing. Il giapponese ha scampato per un pelo una penalità, cadendo nello stesso punto di Acosta proprio pochi istanti dopo che era stata rimossa la bandiera gialla, ma poi si è mostrato molto veloce e concentrato, come sempre in questo primo scampolo di 2026.
L'Impresa di scendere sotto al 2'01" forse sarebbe potuta riuscire anche a Luca Marini se nel finale non fosse incappato in una sbacchettata spaventosa, riuscendo comunque ad evitare una caduta che avrebbe potuto essere molto rovinosa. Il marchigiano si è detto soddisfatto del nuovo forcellone introdotto dalla Honda, con una RC213V che sembra digerire decisamente meglio la carcassa posteriore standard della Michelin rispetto a quella rinforzata utilizzata nei primi due GP ed è stato costantemente nelle posizioni di vertice, anche se forse è ancora un po' presto per vederlo nella lotta per la vittoria.
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