MotoGP | Diggia: "Io leader per Ducati con Marc fuori? Sono vestito di giallo, va chiesto a chi veste di rosso"
Per l'italiano ci sono tanti motivi per essere felici del 4° posto ottenuto nella gara di Le Mans, dietro alle tripletta Aprilia che è sembrata irraggiungibile. Proprio per questo il pilota della VR46 si è detto soddisfatto della sua corsa in cui ha portato a casa punti importanti per la classifica con un bel sorpasso su Acosta sul finale.
Fabio Di Giannantonio, VR46 Racing Team
Foto di: Marc Fleury
Per la prima volta Aprilia ha monopolizzato l’intero podio e questo, al di là della caduta nel finale di Francesco Bagnaia, rappresenta la conferma più chiara dell’eccellente lavoro svolto dalla Casa di Noale, ormai sempre più punto di riferimento della MotoGP. Un ruolo “strappato” a Ducati, che per anni non solo è stata la moto da battere, ma ha incarnato il concetto stesso di dominio nel mondiale.
Un cambio di gerarchie che, com’è naturale, il costruttore di Borgo Panigale non ha alcuna intenzione di accettare a cuor leggero. Ducati sta lavorando duramente per trovare una soluzione che permetta a tutti i suoi piloti di lottare ad armi pari con l’Aprilia, non tanto sul giro secco, dove a gomma nuova sembra esserci più margine, quanto soprattutto sul passo gara, il terreno in cui di solito emerge la forza della RS‑GP.
Ed è qualcosa che si è visto anche a Le Mans, dove Fabio Di Giannantonio ha chiuso in quarta posizione come miglior pilota Ducati, dando continuità a una prima parte di stagione in cui spesso è riuscito a lottare nelle zone di vertice, mostrando una solidità e una costanza che al momento manca ad altri. Per questo il quarto posto di oggi ha un valore decisamente positivo, più di quanto possa sembrare.
Fabio Di Giannantonio, VR46 Racing Team
Foto di: Pierre-Louis Le Mouëllic
Realisticamente anche Bagnaia avrebbe faticato a gestire la doppia rimonta di Jorge Martin e Ai Ogura, e con ogni probabilità sarebbe scivolato fuori dal podio, ritrovandosi a giocarsi il quarto posto proprio con Di Giannantonio e con la KTM di Pedro Acosta. Con le Aprilia fuori portata, l’obiettivo diventava quindi quello di non forzare oltre il necessario e portare a casa punti per la classifica.
“Sono molto contento perché abbiamo fatto il massimo, quindi sono veramente soddisfatto di quello che ho fatto io e del lavoro che ha fatto il team, perché oggi abbiamo provato a mantenere la modifica, l'abbiamo provata stamattina, che in quattro giri è sempre difficile confermarla, ma i ragazzi hanno fatto un lavoro incredibile perché ci hanno preso e mi ha aiutato in gara”, ha spiegato il pilota della VR46.
Prendersi rischi inutili in una situazione di inferiorità tecnica non avrebbe portato alcun beneficio, e Di Giannantonio ha preferito ragionare sulla lunga distanza: “Quando sono partito ho visto che ero più in difficoltà rispetto all’Aprilia e per stare al loro livello dovevo andare al 120%. Quindi, per evitare di commettere errori, ho preferito gestire un po’ e cercare di fare soltanto il massimo in termini di costanza durante la gara”.
Fabio Di Giannantonio, VR46 Racing Team
Foto di: Marc Fleury
“Alla fine, sono contento, siamo lì in campionato, sicuramente abbiamo perso un po' di punti, però non abbiamo persi così tanti e soprattutto abbiamo confermato la terza posizione, quindi sono contento”.
La caduta di Bagnaia mentre occupava la seconda posizione, che porta a otto il numero di ritiri nelle ultime dieci gare, ha permesso a Di Giannantonio di chiudere come miglior Ducati al traguardo. Ma allargando lo sguardo, in questo avvio di stagione l’italiano della VR46 si è spesso messo nelle condizioni di lottare davanti, mostrando progressi, solidità e una continuità che stanno diventando un tratto distintivo del suo anno.
L’uscita di scena di Marc Marquez per qualche GP, dopo la frattura al piede destro nella sprint di ieri e la seconda operazione alla spalla per sistemare una vite che gli toccava il nervo rendendogli difficile guidare con continuità al suo livello, ha portato molti a pensare che Diggia possa diventare il nuovo punto di riferimento Ducati in questo periodo. Ma l’italiano è stato chiaro sul tema: “Io sono [vestito di] giallo. Queste sono domande per le Ducati rosse”, ha detto, riferendosi al fatto che lui sia in VR46.
Il quarto posto è arrivato con un sorpasso a due curve dal termine dell’ultimo giro, un ingresso deciso e perentorio sulla KTM di Acosta, proprio il team in cui si vocifera potrebbe approdare il prossimo anno per ottenere un trattamento da pilota ufficiale, una priorità che lo stesso Diggia aveva giustamente ritenuto fondamentale per la sua carriera. Una manovra meno scontata di quanto sembri: queste moto sono ormai sempre più ingombranti e richiedono una precisione estrema con l’anteriore in ingresso, proprio in un’area in cui la Ducati, al momento, sembra pagare qualcosa rispetto all’Aprilia.
Fabio Di Giannantonio, VR46 Racing Team
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
“Sono contento perché non è per niente facile con la moto grande, perché arrivi lì comunque sia con tanta inerzia di frenare forte, ma in modo preciso c'è una grande probabilità che l'altro pilota ti incroci, quello è un bel sorpasso, sono orgoglioso. In realtà volevo passarlo alla 9, ma il giro prima ho visto che dalla 8 sono uscito molto meglio di lui, e invece quel giro lì, che era l'ultimo giro alla 8, sono uscito veramente male. Allora ho detto inventa, inventa, inventa, e ho fatto il sorpasso”.
Parlando proprio del confronto con Aprilia, il romano ha evidenziato le aree in cui alla Ducati manca ancora qualcosa per poter lottare con costanza. Ma il lavoro, sia da parte della Casa di Borgo Panigale sia del team VR46, non si ferma. Qui, ad esempio, si è intervenuti su una nuova configurazione aerodinamica, assemblando diversi elementi alla ricerca della combinazione più efficace.
“Si vede dall'inizio dell'anno che l'Aprilia ha fatto uno step incredibile rispetto all'anno scorso, tutti i tre piloti davanti stanno guidando in maniera eccezionale e noi dobbiamo soltanto lavorare. Abbiamo lavorato abbastanza a Jerez, stiamo cercando di capire la direzione migliore, l'abbiamo iniziato a prendere qui, ma ovviamente c'è ancora lavoro da fare perché oggi siamo soltanto quarti”.
“È sempre la parte in ingresso dove le Aprilia riescono ad essere molto precisi, questo gli permette di sfruttare meglio l'uscita perché girano molto più stretti e in modo più costante e preciso all'interno della curva, e quindi questo gli fa rovinare anche meno le gomme. Noi siamo sempre molto impiccati nella fase d'entrata e ci condiziona tanto l'uscita”.
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