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MotoGP | Campinoti: "Ducati ha preferito Cristiano Ronaldo alla squadra"

Il grande capo del Prima Pramac Racing ha raccontato ai microfoni di Sky Sport MotoGP quali sono stati i motivi che lo hanno portato a lasciare la Ducati dopo quasi due decadi per legarsi ad un nuovo progetto con Yamaha dal 2025. E non ci vuole molto per capire quanto abbia pesato la scelta di Marc Marquez invece di Jorge Martin nel factory team.

Paolo Campinoti CEO Pramac 2

Paolo Campinoti CEO Pramac 2

Il dado è tratto, anche se fa strano pensarci: dall'anno prossimo il Prima Pramac Racing non sarà più il team factory supported della Ducati, chiudendo un rapporto che durava da quasi due decadi ed andrà a sposare il nuovo progetto Yamaha, che nel comunicato dell'annuncio lo ha definito una sorta di secondo team ufficiale, al quale saranno garantiti le stesse moto e lo stesso materiale del factory team di Iwata.

Si parla di un accordo della durata di addirittura sette anni (2+5), quindi a lunghissimo termine, che dovrebbe portare la squadra di Paolo Campinoti a diventare la struttura nella quale i giovani potranno maturare prima di passare nella squadra ufficiale. Esattamente lo stesso lavoro che ha fatto in orbita Ducati, lanciando Pecco Bagnaia, Jack Miller, Danilo Petrucci e Jorge Martin, per citarne solamente alcuni.

A fare scalpore, però, è stata soprattutto la separazione dalla Casa di Borgo Panigale, con la quale l'anno scorso è arrivata addirittura a conquistare il titolo Team, con Martin che ha conteso il titolo a Bagnaia fino all'ultima gara di Valencia. Un rapporto che si è fatto teso dopo il Mugello, quando i vertici della Rossa hanno deciso di promuovere nel team ufficiale del prossimo anno Marc Marquez, lasciando che Jorge Martin emigrasse verso l'Aprilia. Ed è proprio di questo che Campinoti ha parlato in un'intervista concessa ai microfoni di Sky Sport MotoGP, che vi riproponiamo integralmente di seguito.

Come ti senti?
"Da un parte molto felice, perché andiamo con una delle Case più importanti del Motomondiale, che ha vinto 18 Campionati del Mondo, quindi è una cosa molto positiva. Dall'altra parte sono molto triste, perché si interrompe una storia professionale e anche d'amore con la Ducati. Da un parte mi viene da gioire, perché l'avventura che ci stiamo facendo è sicuramente bellissima, ma dall'altra sono dispiaciuto, perché lasciamo tanti ricordi che non puoi cancellare con un comunicato stampa".

Paolo Campinoti, Pramac Racing

Paolo Campinoti, Pramac Racing

Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Come siete arrivati a questa decisione? Cosa non ti convinceva più in Ducati e cosa ti ha offerto la Yamaha?
"Siamo arrivati a questa situazione per una serie di circostanze. Il team è cresciuto molto in questi anni ed abbiamo ricevuto molte avances, ma non le abbiamo mai prese in considerazioni, rimanendo molto fedeli al progetto. Purtroppo, con queste ultime scelte che ha fatto Ducati, ci sembra di percepire che abbiano cambiato priorità. Hanno sposato un altro progetto: hanno preso Cristiano Ronaldo, rinunciando alla squadra (chiaro riferimento a Marc Marquez ed alla scelta fatta dalla Juventus quando ingaggiò il Portoghese). Il nostro progetto era crescere i giovani, facendogli vivere un percorso, che ci ha portato ad avere piloti come Bagnaia, Miller, Martin. Questa scelta della Ducati ci ha lasciati un po' spiazzati e quindi abbiamo ascoltato con convinzione queste sirene esterne, in funzione del fatto che il progetto che sta facendo Ducati adesso è diverso da quello in cui noi credevamo".

Non ti sei più sentito il team in cui potevano crescere giovani e quindi ti è sembrato che sia venuta meno la fiducia o cosa?
"E' mancata la prospettiva, perché bene o male lavori per arrivare un obiettivo. La scelta di non prendere Martin, che è in testa al Mondiale e ha già vinto diverse gare, è una scelta che non condividiamo. E' anche oggettivo che hanno preso il Cristiano Ronaldo della MotoGP, ma Cristiano Ronaldo porta a delle conseguenze".

Tra i ricordi più belli di questi anni con Ducati, qual è quello che ti rimarrà per sempre?
"Quando noi siamo arrivati in Ducati, nessuno ci voleva stare. Abbiamo fatto un lavoro importante, che ci ha legato sia professionalmente che umanamente. Io ho un legame con Gigi Dall'Igna che è personale, di grande amicizia. E' questo che mi ha tenuto in dubbio fino alla fine se accettare la proposta della Yamaha o meno. Io non riesco mai a dividere l'aspetto professionale da quello sentimentale e questo mi ha tenuto in dubbio fino alla fine. Nonostante l'affetto che è smisurato, oggettivamente non c'erano più i presupposti".

Il dubbio quindi come lo hai sciolto? Quando ti sei detto che la cosa giusta da fare era passare in Yamaha?
"Quando è stato scelto Marquez invece che Martin ho fatto delle considerazioni diverse. Non c'era più bisogno di un junior team e sinceramente non mi sono più sentito parte integrante o fondamentale di questo progetto".

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