MotoGP, Brivio: "In Suzuki due numeri 1, vinca il migliore!"

Il team manager della Suzuki si gode quella che spera possa essere la coppia più forte della Casa di Hamamatsu, ma ha trattato tanti temi caldi della MotoGP.

MotoGP, Brivio: "In Suzuki due numeri 1, vinca il migliore!"
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Bisognerà attendere almeno il mese di luglio per il via della MotoGP 2020, ma in casa Suzuki non sono stati con le mani in mano. Nelle ultime settimane sono arrivati i rinnovi di contratto fino al 2022 di Alex Rins e Joan Mir, una coppia d'assi su cui ad Hamamatsu sembrano puntare con decisione, a partire dal team manager Davide Brivio, che oggi ha tenuto una conferenza stampa virtuale nella quale ha affrontato tanti temi "caldi" sia per il suo marchio che più in generale per la ripresa del Motomondiale.

Avete puntato a lungo termine su Alex Rins e Joan Mir, pensi che siano la coppia giusta per aprire un ciclo vincente?
"Penso che abbiamo una grande coppia di piloti in questo momento e che possiamo aprire un ciclo nel quale possiamo lottare per traguardi importanti. Dico questo essendo pienamento consapevole degli avversari che abbiamo di fronte: Marquez è molto difficile da battere, Quartararo è molto forte, Vinales è forte, ma non vedo perché Alex e Joan non possano lottare con loro. Io credo che possiamo affrontarli a viso aperto e competere con loro. Starà a noi cercare di creare una moto sempre più competitiva, di avere una buona organizzazione e di far maturare ancora i nostri piloti".

Molti pensano che Mir potrebbe essere la rivelazione della stagione: ha il potenziale per fare meglio di Rins?
"Questo sarà il tempo a dirlo, ma di sicuro Joan ha il potenziale per competere con Alex. Una delle cose che aspettavamo con grande fiducia per questa stagione era proprio il clima di competizione all'interno del team, che entrambi stanno cominciando già a sentire. Lo stanno vivendo positivamente e spero che continui così, però di sicuro Alex sa che Joan è un pilota che può arrivare ad un buon livello, quindi dovrà cercare di alzare il suo per difendersi da questo. Allo stesso tempo, certamente Joan vorrà fare meglio di Alex quindi penso che si possa creare una certa competizione, che spero sia sana".

"Questo è quello che ci è mancato un po' lo scorso anno. Nel 2018, quando c'era Iannone, Alex era il pilota emergente e voleva batterlo. Spesso si è creata questa competizione che ci ha permesso nelle ultime 6-7 gare di essere sempre sul podio con almeno uno dei due. Quando un pilota aveva fatto il podio, l'altro si arrabbiava e provava a farlo la volta successiva. Questo è lo spirito che spero ritorni nel 2020 e credo che ci siano le premesse perché possa essere così".

Pensi che una stagione così breve e compatta possa favorire i piloti più esperti rispetto ai vostri?
"Quello che ci verrà a mancare sarà un po' meno di esperienza, soprattutto dal lato di Mir, che probabilmente farà una decina di gare in meno rispetto a quelle che avrebbe potuto fare. Però dai test invernali l'ho visto già pronto e Rins ancora di più. Penso che non abbiano bisogno di un gran rodaggio. Chiaramente Joan parte con un po' meno esperienza, ma penso che non cambi molto".

Pensi che questa possa essere la squadra più forte della Suzuki da quando è tornata in MotoGP? E soprattutto c'è una prima guida nel box?
"Io spero che questo sia il nostro team più forte degli ultimi anni, perché noi vogliamo sempre migliorare, ma credo che questa possa essere una squadra molto forte. Sul tema del numero uno, ho sentito queste cose nei giorni scorsi, ma posso dire che non esiste un numero uno in Suzuki. Ci sono due numeri uno. Faremo tutto il possibile perché siano due piloti numeri uno e che poi a vincere sia il migliore. Noi puntiamo molto sul clima di competizione all'interno della squadra, perché poi sia la pista a decidere chi è il migliore. Entrambi comunque hanno capito che questo sistema fa bene anche a loro, perché gli permette di non rilassarsi".

Parlando sempre di piloti, credi che la crisi generata dal COVID-19 possa portare ad un calo degli ingaggi?
"Penso che questo possa essere un pericolo. Se si riducono i budget, i piloti sono una parte anche importante di questi budget. Ormai gli accordi fatti, sono fatti, quindi quelli restano, ma credo che possa influire sulle cifre. Magari finiremo per pagare di più i top rider, sacrificando un pochino quelli che magari già guadagnavano meno. Ognuno attuerà le proprie strategie, ma credo che sicuramente questa situazione influirà da questo punto di vista".

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Il piano per portare in pista anche un team satellite andrà comunque avanti?
"Dal punto di vista del reparto racing, quello continua ad andare avanti. Noi stiamo ancora pensando di avere un team satellite nel 2022. Tra qualche settimana magari riporteremo l'argomento sul tavolo e dovremo vedere come reagirà il management. Da un punto di vista economico, quello che offre Dorna è un buon pacchetto, quindi sembrerebbe un progetto ancora abbordabile. Noi comunque continueremo a lavorare con questo obiettivo".

Parlando della ripartenza, è giusto secondo te provare a far cominciare il campionato a tutti i costi?
"Sarebbe importante riuscire a fare un campionato dal punto di vista sportivo, ma non nego che sarebbe importante anche dal punto di vista del business. Facendo almeno qualche gara, si riescono a salvare diverse voci di spesa, magari qualche sponsor mantiene gli impegni. Se non riuscissimo a fare neanche una gara, credo che diventerebbe una situazione abbastanza difficile per le aziende, anche solo per tener fede a tutti i contratti. Ritengo sia importante partire, perché anche se fossero solo dieci gare, il campionato lo avremmo fatto".

"Chiaramente questo 2020 è speciale sotto tutti i punti di vista. E' un anno in cui tutti devono accettare delle diversità. Mi conforta il fatto che l'ipotetica ripartenza la stiamo ipotizzando a luglio. Ma ripartire a rischio zero sarebbe impossibile, dobbiamo cercare di avere il rischio più basso possibile. E' chiaro che se ci sarà da resettare e fermarci, lo faremo, ma sarebbe importante fare un campionato seppur a porte chiuse, seppur con dieci gare e un po' falsato. Ma almeno avremmo corso e ci potremmo concentrare sul 2021, sperando che si possa fare un anno normale, perché non è così scontato. Ci proveremo e il 2020 sarà almeno una prova generale per un 2021 che potrebbe essere ancora difficile".

Se dovesse verificarsi un caso di positività nel paddock, cosa succederà?
"Dorna sta studiando un protocollo medico con degli esperti, con un gruppo di lavoro altamente qualificato. Poi ce lo sottoporranno e noi non lo potremo discutere troppo. Anzi, io non lo voglio neanche discutere, perché do per scontato che Dorna ci offrirà un protocollo medico adeguato. Sul cosa succederà nel caso in cui dovesse essere trovata una persona positiva, ne stiamo parlando internamente, ma stiamo aspettando questo protocollo medico, perché è un problema che potrebbe capitare a tutte le squadre".

"Potremmo avere un meccanico positivo, piuttosto che un ingegnere o un pilota. Sarà importante avere un piano chiaro su cosa andrà fatto in questo caso. Vedo che anche nel calcio ci stanno mettendo parecchio tempo a discutere di queste cose e questi saranno i problemi importanti da gestire per tutelare la salute delle oltre 1.000 persone che saranno presenti nel paddock. In ogni caso, i team dovranno vivere un po' come le famiglie nel lockdown, rimanendo sempre isolati tra di loro".

Sei d'accordo con la scelta di congelare lo sviluppo di motori ed aerodinamica per il 2020 ed il 2021?
"Gli ingegneri all'inizio non erano molto contenti di questa cosa, però ci siamo tutti resi conto di quella che è la situazione e l'abbiamo dovuta accettare. Diciamo che sarà ancora più importante gestire bene il pacchetto che si ha a disposizione per sfruttarlo al meglio. Il problema è che dopo 4 o 5 gare si scopriranno gli eventuali problemi, ma non ci sarà modo di rimediare. Tutto è rimandato al 2022. L'unica cosa che si può fare è cominciare a lavorare un po' a rilento proprio pensando al 2022. Però sarà così per tutti e quindi quest'anno dobbiamo accettarlo".

La ripartenza prevede due gare sulla stessa pista. Probabilmente vi toccherà andare anche due volte al Red Bull Ring...
"Sicuramente preferiremmo non fare due gare al Red Bull Ring e magari saltare piste favorevoli come Assen o come Silverstone, dove abbiamo vinto due volte negli ultimi anni. In ogni caso non partiremo sconfitti e proveremo a fare del nostro meglio. Devo dire però che nessun costruttore ha pensato ai suoi interessi, ma solo a quelli del campionato e questo è molto positivo".

Credi che sarà possibile fare delle wild card in questa stagione?
"Ne dobbiamo discutere. Se l'intenzione è quella di cercare di avere meno persone possibile nel paddock, non credo che avrebbe molto senso fare delle wild card, anche perché vorrebbe dire dover portare almeno 8-10 persone in più. Penso che Dorna ci dirà qualcosa a breve".

Alex Rins, Team Suzuki MotoGP
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Joan Mir, Team Suzuki MotoGP
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Sylvain Guintoli, Team Suzuki MotoGP
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