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Ennesima domenica da dimenticare per il pilota della Ducati, che dopo la doppietta di Motegi non è più riuscito a fare neanche un singolo punto. Se non altro, la gara lunga di Phillip Island gli ha permesso di tornare a lottare per la top 10, anche se per farlo ha dovuto guidare al limite, terminando la sua gara anzitempo con una scivolata.

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

La doppietta di Motegi sembrava poter essere il punto di svolta definitivo nel rapporto tra Pecco Bagnaia e la GP25, ma il pilota della Ducati è tornato subito a masticare amaro. Nelle due gare successive, in Indonesia e questo fine settimana in Australia, sono arrivati due doppi zero. Risultati che lo hanno fatto addirittura uscire virtualmente dal podio iridato, perché hanno permesso a Marco Bezzecchi di soffiargli il terzo posto in classifica per 8 punti.

Nella Sprint di Mandalika ha chiuso addirittura ultimo, in quella di Phillip Island penultimo, con alle sue spalle solamente l'altra Ducati del collaudatore Michele Pirro, chiamato a sostituire l'infortunato Marc Marquez. In entrambe le gare lunghe poi è finito ruote all'aria, ma in Indonesia era ultimo dopo una gara desolante, oggi invece almeno era in rimonta dopo un avvio complicato ed è scivolato alla curva 6 nel tentativo di andare almeno ad artigliare un piazzamento nella top 10.

"Onestamente, oggi stava andando meglio di ieri. Fortunatamente, nel Warm-Up abbiamo provato qualcosa che non ha funzionato e quindi ci siamo mossi in un'altra direzione. La moto era molto più stabile. Più difficile da guidare, perché era più pesante, ma almeno mi ha permesso di guidare con un passo più veloce rispetto ai piloti che avevo davanti. Purtroppo ci ho messo un po' a capire la moto nei primi 2-3 giri, nei quali ho faticato un po', ma poi stavo recuperando", ha detto Bagnaia ai giornalisti presenti a Phillip Island.

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images

Sulla dinamica della caduta poi ha aggiunto: "Quando sei veramente al limite, è facile cadere. Ho accettato il rischio, perché ho detto a me stesso che non avrei accettato di finire ancora ultimo. Ho quasi finito la gara, perché mi pare che mancassero sei giri quando sono caduto. Stavo recuperando e credo che la top 10 fosse possibile, ma sfortunatamente poi sono caduto. Oggi è andata assolutamente meglio rispetto a ieri ed alle due gare in Indonesia. Preferisco 1000 volte cadere lottando per la top 10 che cadere quando sono ultimo".

All'orizzonte c'è Sepang, dove in passato ha sempre fatto buone cose e dove avrà anche i riferimenti dei test invernali, ma il piemontese preferisce non sbilanciarsi in pronostici: "Dipenderà dal mio feeling. E' vero che dobbiamo cercare di prendere gli aspetti positivi e che oggi siamo stati in grado di lottare per la top 10, ma non sarò mai soddisfatto per una top 10. Però è un punto di ripartenza, quindi dobbiamo cercare di lavorarci per vedere se riusciamo a trovare qualcosa che mi permetta di essere più a mio agio su questa moto, come è stato in Giappone. Perché a Motegi ho spinto, ma non ero così al limite, e ho vinto. Quella è la mia Ducati, quella che ho guidato quest'anno e qui non lo è. Dobbiamo solo capire perché", ha concluso.

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