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MotoGP | Bagnaia: "Il titolo di Verstappen mi ha ricordato la mia sconfitta"

E' stato un "Campioni in Festa" diverso per Pecco Bagnaia, che negli ultimi due anni c'era arrivato da campione del mondo e questa volta invece da sconfitto. Le celebrazioni della Ducati a Bologna però sono state l'occasione per fare un bilancio di un 2024 che però ha regalato anche grandi soddisfazioni come le 11 vittorie.

Jorge Martin, Gigi Dall'Igna, Claudio Domenicali, Francesco Bagnaia, Marc Marquez, Alvaro Bautista, Alessandro Lupino

Jorge Martin, Gigi Dall'Igna, Claudio Domenicali, Francesco Bagnaia, Marc Marquez, Alvaro Bautista, Alessandro Lupino

Foto di: Giacomo Rauli

Questa volta deve essere strano per Pecco Bagnaia presenziare a "Campioni in Festa", la grande celebrazione di fine anno della Ducati. Per due anni di fila è stato l'ospite d'onore, ma questa volta c'è arrivato come grande sconfitto, da vice-campione del ducatista uscente Jorge Martin e con in dote un nuovo compagno di squadre "ingombrante" come Marc Marquez. Ecco cosa ha raccontato il piemontese a margine dei festeggiamenti.

Prima abbiamo visto una grafica delle 19 vittorie Ducati e il tuo nome faceva da padrone. A freddo, che effetto fa sapere che alla fine hai perso però?
"Alla fine abbiamo visto chiaramente che si può sempre imparare da tante cose. Vincere non è la cosa più importante alla fine. Abbiamo ottenuto tantissimo e tutte le volte che abbiamo finito la gara siamo sempre stati nei primi tre, esclusa Austin, e questo è un grandissimo risultato. Cadere o comunque aver avuto delle sfortune varie come ci sono state non hanno sicuramente aiutato. Ma in certe situazioni perdere serve da lezione e sappiamo perfettamente cosa fare per non sbagliare più. In queste settimane il momento più difficile è stato quando ho visto Verstappen vincere il titolo, perché era il quarto. Lì è stato un momento un po' difficile, ma non c'è niente da recriminare, perché è stata una giornata fantastica, della quale dobbiamo essere orgogliosi. Lo sono molto della mia squadra e di Ducati in generale. Perdere in certe situazioni aiuta anche per altre cose: per esempio, se avessi vinto il titolo, non si sarebbe vista la sportività che ha sempre avuto Ducati, che ci è stata recriminata negli ultimi anni. Nel bene e nel male bisogna sempre vedere il bene".

Hai detto che quando hai visto Verstappen che vinceva il suo quarto Mondiale di Formula 1 ti ha colpito particolarmente…
"Semplicemente ho pensato al fatto che anche io sarei potuto essere un quattro volte campione del mondo e mi ha riportato un po' alla sconfitta. Ma la sto vivendo un po' come un'opportunità: so che abbiamo perso, ma so che l'abbiamo perso noi e questo fa già la differenza.

Dopo la fine del Mondiale si è discusso tanto anche sul sistema di punteggio, perché c'è chi sostiene che sia anomalo che chi ha vinto 11 gare abbia perso il Mondiale e che bisognerebbe premiare di più i successi...
"Bisogna adattarsi a quelle che sono le regole, anche perché il sistema che abbiamo oggi mi ha permesso di lottare per il titolo fino alla fine anche facendo otto zero, quindi è equilibrato alla fine. Sono quello che ha vinto di più, ma con otto zero era comunque difficile pensare di poter vincere e siamo arrivati solo a 10 punti, quindi va bene così. Però il discorso delle Sprint influisce su più fronti, quindi è da considerare un qualcosa in più".

Marc ha vi ha paragonati a Mbappe e Vinicius, ti è piaciuta questa cosa? Ma soprattutto ti è piaciuto il fatto che lui abbia detto che sei tu il riferimento nel box?
"Io credo che alla fine i numeri uno nel box non ci siano e non ci debbano essere. La stagione parte sempre alla parti, con i piloti che hanno la stessa voce in capitolo e credo che le cose cambino durante la stagione, perché ogni volta si riparte da zero. Credo che questa sia la stessa cosa, che se durante la stagione un pilota e più avanti e l'altro più indietro si debba lavorare per cercare di aiutare quello che è davanti. Penso che Marc, essendo una persona estremamente intelligente, abbia capito subito quale sia l'ambiente e quale sia il modo di lavorare che abbiamo. Nei test abbiamo fatto un ottimo lavoro, quindi se continuiamo così, siamo già su una buona strada".

Claudio Domenicali, amministratore delegato Ducati Corse

Claudio Domenicali, amministratore delegato Ducati Corse

Foto di: Giacomo Rauli

La cosa positiva dei test di Barcellona è che tu e Marc avete dato dei feedback simili sulla GP25: quanto è importante?
"Credo che la fase dei test sia estremamente importante sotto più punti di vista, perché alla fine si detta lo sviluppo e si cerca di fare in modo di essere a posto per la prima gara. Alla fine l'anno scorso a Valencia testammo la 2024, andò abbastanza bene, ma il pacchetto non era al 100% positivo. Abbiamo lavorato in Malesia e siamo riusciti a trovare una quadra che ci ha permesso di vincere la prima gara. Quest'anno a Barcellona la pista era diversa, migliore da tanti punti di vista: si raggiunge una delle top speed più alte del Mondiale e il livello di grip è basso, quindi si possono testare più cose. Io e Marc abbiamo avuto feeling simili ed è stato molto positivo, perché siamo riusciti ad individuare abbastanza in fretta le cose su cui lavorare. Quelle che vanno meglio e quelle che ndivvanno peggio. A fine giornata è stata più facile anche per gli ingegneri e per Gigi indivuare la strada da seguire per arrivare un po' più pronti in Malesia".

Valentino Rossi è il tuo maestro, se ti confronti con lui cosa gli ruberesti?
"E' una domanda impossibile, perché credo che la cosa che lo ha sempre contraddistinto è la sua consapevolezza. Anche io sono consapevole del mio potenziale, ma penso sia giusto lasciarlo lì dov'è, perché è intoccabile come pochi altri in questo sport. E provare solo ad ambire ad essere simile".

Quali sono i tre highlights del tuo 2024?
"E' difficile da dire. Secondo me Jerez, dove siamo riusciti a capire questa moto e a tracciare un inizio, perché fino a lì eravamo stati in difficoltà. Poi credo Assen, che è stata una gara fondamentale a livello di spinta, una dimostrazione. Poi la Malesia, ma in negativo, perché è stata quella che ci ha tagliato le gambe".

In cosa pensi di dover migliorare per il prossimo anno?
"Che in certe situazioni ho sempre cercato di vincere, vedi la Malesia, Misano, Silverstone, che sono caduto non accontentandomi di finire dietro. Non è nella mia indole in ogni caso accontentarmi e cerco sempre di arrivare il più avanti possibile, come credo tutto. Però certe volte tirarsi un po' indietro cambia la situazione e quest'anno ne sarebbe bastato uno in meno per cambiare il risultato finale. Però bisogna sempre sbatterci un po' la faccia".

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