MotoGP: in Austria stress di 80 gradi alla gomma posteriore

Nella simulazione della gara di Spielberg i tecnici di Megaride segnalano il particolare stress a cui viene sottoposta la gomma posteriore delle MotoGP dall'uscita di Curva 3 fino al traguardo. Si registra un aumento della temperatura che arriva fino a 80 gradi dopo la curva 3, specie nei rib della parte centrale. Non a caso la Michelin porta in Austria pneumatici con una carcassa più rigida dello scorso anno.

MotoGP: in Austria stress di 80 gradi alla gomma posteriore

La MotoGP torna in Austria per un doppio weekend al Red Bull Ring. Il circuito, ritornato in calendario dal 2016, dopo 19 anni di assenza, è caratterizzato da lunghi rettilinei e diversi saliscendi, con tratti caratterizzati da pendenze importanti.

Il tracciato austriaco è fra i più corti del mondiale dopo il Sachsenring e la presenza di appena 10 curve, 7 a destra e solo 3 a sinistra ne fa un impianto molto impegnativo in termini di stress longitudinale sulle gomme.

I lunghi rettilinei rendono questo circuito molto spettacolare e adatto ai sorpassi, ma tra i più stressanti per l’impianto frenante.

Parliamo di uno dei tracciati tra i più veloci dell’intero campionato, con medie sul giro attorno di 185 km/h, superiori perfino a quelle che si ottengono al Mugello o a Philip Island.

Le frenate più impegnative sono quelle di curva 1, 3 e 4. La curva 1 è quella più dura, sebbene in salita, prima della quale si raggiunge la velocità massima. La curva 3 rappresenta invece il punto più lento del tracciato, con una decelerazione di circa 240 km/h.

I tecnici di MegaRide hanno utilizzato il loro modello termico thermoRIDE, per simulare l’andamento delle temperature e degli scambi termici durante un giro di pista.

Il Red Bull Ring presenta un layout tale da risultare particolarmente critico per gli pneumatici, che raggiungono, in determinate fasi, temperature locali elevate.

Vista la natura del tracciato, costituito da frenate importanti e da lunghi rettilinei, la gomma posteriore è più stressata termicamente per le forze longitudinali che agiscono in staccata rispetto a quanto avviene, per esempio a Jerez, la pista che ha aperto la stagione e che abbiamo utilizzato come confronto in questa simulazione.

Simulazione MegaRide MotoGP Red Bull Ring

Simulazione MegaRide MotoGP Red Bull Ring

Photo by: MegaRide

L’analisi condotta dai tecnici di MegaRide nelle fasi successive alle curve 1 e 3, vale a dire le staccate che anche dai tecnici di Brembo sono state classificate tra le più impegnative, ha mostrano un incremento termico di 60°C nella zona centrale del pneumatico.

La copertura è soggetta allo stress longitudinale sia in fase di frenata che poi di trazione nell’accelerazione che segue il rettilineo in salita successivo alla curva 1.

In uscita dalla curva 3, la più lenta del circuito, lo sbalzo termico è ancora maggiore, superiore agli 80°C, e si registra negli strati sovrastanti la carcassa, nei rib centrali.

I software di MegaRide forniscono, a tal proposito, un grafico in cui viene mostrata la variazione termica in fase di accelerazione in uscita da curva 1 e curva 3.

Dal confronto è interessante osservare che l’incremento termico sul rettilineo in uscita da curva 3 mostri un transitorio più rapido rispetto a quello calcolato per il rettilineo seguente a curva 1, con importanti conseguenze sul bilanciamento dinamico della moto.

Simulazione MegaRide MotoGP Red Bull Ring

Simulazione MegaRide MotoGP Red Bull Ring

Photo by: MegaRide

Il grafico che mostra l’andamento delle temperature della gomma posteriore lungo l’intero tracciato ne evidenzia chiaramente il grande stress termico a cui sono soggetti, specie in corrispondenza dei rettilinei e delle frenate più critiche.

La gestione delle alte temperature rende necessario, come in passato, l’utilizzo di pneumatici specifici per questo tracciato onde tenere conto di questo importante delta termico, come affermato dallo stesso responsabile Michelin, Piero Taramasso, nell’anticipazione su MotorSport.com.

Il responsabile Michelin per la MotoGP conferma l’eccezionalità del circuito austriaco riportando che è l’unico, insieme al tracciato di Buriram, in Thailandia, a obbligare al ritorno di pneumatici posteriori con la carcassa dello scorso.

Non ci dovremmo sorprendere, quindi, se dovessimo vedere tornare competitive anche le Ducati che a Spielberg hanno vinto sempre negli ultimi quattro anni, gli ultimi due con Andrea Dovizioso.

La simulazione condotta con l’ausilio del thermoRIDE conferma dunque l’elevato stress termico legato al particolare layout del tracciato austriaco, dove le frenate impegnative e i lunghi rettilinei richiedono un’attenta gestione del pneumatico posteriore per massimizzare il grip e per limitare i fenomeni di usura irregolare durante la gara, avvantaggiando i team che saranno in grado di distribuire uniformemente le energie lungo la direzione laterale del battistrada.

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