Valentino: "Stoner sulla Ducati? Arriverebbe sesto!"

In un'intervista concessa a Rolling Stone ha rivelato che aveva pensato di rescindere il contratto con la Rossa

Valentino: "Stoner sulla Ducati? Arriverebbe sesto!"
Valentino:
"Arriverà un momento in cui dirò: ok, ne ho abbastanza. Ciao". Finirà che il suo sarà anche il nome di una nuova generazione di piloti cresciuti sul circuito che ha fatto costruire in mezzo alle colline di Tavullia, la città in cui il suo numero 46 campeggia su tutti i lampioni. E proprio lì, nel suo ranch dei sogni, Valentino Rossi ha voluto mostrare il domani al mensile Rolling Stone, che gli dedica un lungo servizio sul numero in edicola dal 29 novembre. Rossi parla volentieri della sua scuola: "L’abbiamo aperta quest’anno e abbiamo già sette piloti, vogliamo lavorare solo con gli italiani. Li aiutiamo a diventare piloti: lavorano in palestra con un preparatore atletico, Carlo, e si allenano sul circuito del Ranch. Li assistiamo anche con i contratti e con il management, per cercare di fargli avere la moto migliore. Ma non andiamo a proporli direttamente. Non sappiamo quale sia il loro potenziale, finché non iniziano a lavorare con noi, ma finora i ragazzi sono migliorati tantissimo". Con Rolling Stone ricorda la sua vittoria ad Assen: "È stata una delle vittorie più importanti della mia carriera, ma non la più importante. Quelle che contano davvero sono quelle che ti fanno vincere il titolo. Però posso dire che è una di quelle che ho desiderato più a lungo. Quanto è passato dall’ultima, due anni e mezzo? E' troppo tempo! Sono state delle domeniche molto brutte. Frustranti. Specialmente quando ero in Ducati". E aggiunge: "La prima volta che ho guidato la Ducati è stato uno shock. Dopo tre giri ho pensato: siamo nei guai. Mi sono bastati per capire che avevo fatto un errore. Non avevo potuto mai provare la moto prima di firmare, ma ho firmato lo stesso. I problemi erano chiarissimi fin dall’inizio. Ho detto: ok, proviamo a migliorare questa moto. Abbiamo lavorato per tutta la prima parte della stagione, ma dopo 10 gare ho cominciato a capire che non avrei mai vinto con quella moto. Le voci secondo cui volevo rescindere il contratto erano vere, ma non potevo farlo, non c’era modo. Ed è stato un bene. Sarebbe stata una scelta sbagliata, troppo facile dire me ne sto a casa quando le cose vanno male. Non bisogna arrendersi. Si dice che quando attraversi un periodo difficile diventi più forte, secondo me non è vero. Sicuramente diventi più vecchio". Valentino non si tira indietro, e ripsonde alle domande su Stoner e Pedrosa: "Casey ha fatto un lavoro incredibile con la Ducati e se riguardo la sua telemetria non capisco come abbia fatto. La gente pensa che Stoner fosse molto veloce, ma non molto intelligente, e per questo alla fine ha fatto il botto. Ma la realtà è che con la Ducati ha dovuto guidare sempre oltre il limite, andare più forte possibile. E se guidi così, alla fine ti schianti. Abbiamo due storie diverse. Lui aveva guidato una sola moto, la Honda di Luca Cecchinello e per un solo anno, quando è passato in Ducati. Credo abbia pensato: questa moto è buona, devo vincere. Io invece venivo da anni con la Honda e la Yamaha e ho capito subito che la moto non era buona. Sono sicuro che se Stoner domani salisse sulla Ducati di Dovizioso arriverebbe sesto. Comunque guidava in un modo incredibile. È unico. Se mi manca? In pista sì. Era un grande talento, difficile da battere. Fuori dalla pista no. Senza di lui, tra noi piloti va molto meglio. Ci sono i rivali e i nemici, ma la situazione è normale: quando finisce la gara non siamo amici, ma l’atmosfera è ok". E su Pedrosa aggiunge: "È un peccato che Pedrosa non sia mai stato campione del mondo. Se lo merita, mi piace molto. Adesso mi sembra che gli sia entrata un po’ di paura, ha il talento per vincere il titolo, ma si è rotto le ossa 18 volte. Sono tante. Forse potrei fare quattro chiacchiere con Lorenzo e Marquez e dirgli: ragazzi per favore, lasciatene uno a Dani". E conclude sul suo ritiro, ribadendo i concetti già espressi anche ieri: "Ho un contratto fino al 2014, se sarò abbastanza forte, in grado di fare un passo avanti e stare al livello dei primi tre, allora voglio continuare per altre due stagioni con la Yamaha, nel 2015 e nel 2016. Non ho ancora deciso. Quello che mi interessa è essere competitivo".
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