Marquez: "Avere forza mediatica è una cosa, utilizzarla contro gli altri un'altra"

Ecco una lunga intervista che il quattro volte campione del mondo della Honda ha rilasciato in esclusiva a Motorsport.com prima dell'inizio della stagione 2016. Non si poteva non partire dal finale del 2015 però...

Questa chiacchierata con Marc Marquez ha avuto luogo pochi giorni fa nel box della Honda presso il circuito di Losail, durante gli ultimi test pre-campionato della MotoGP. A distanza di una settimana, l'intera carovana del Mondiale è in viaggio verso Doha, dove domenica si terrà il primo Gran Premio di una stagione che si preannuncia esplosiva.

Come hai passato questo inverno?
"Ho riposato un po'. Alla fine della stagione siamo andati a Jerez per un test, poi ho fatto un campus con i bambini a Lleida. Anche quest'anno ho partecipato al Superprestigio Dirt Track a Barcellona e dopo ho disputato anche una gara di motocross. In tutto ho riposato un paio di settimane, dal 20 dicembre fino al 3 o 4 di gennaio, poi ho ricominciato gli allenamenti, specialmente quelli fisici".

Hai avuto dei ripensamenti riguardo a come è finito lo scorso Mondiale?
"Potete non credermi, ma non troppi. Mi può capitare se le cose dipendono da me o se penso di aver fatto degli errori. Ma in questo caso io so di non aver fatto nulla che non avrei dovuto fare, quindi no".

Ad un certo punto, dopo esserti sentito attaccato da Rossi nella conferenza stampa in Malesia, ti sei mai chiesto: sei sicuro di avere voglia di salire su questo treno piuttosto che metterti da parte?
"A Valencia, per esempio, sapevo che se mi fossi classificato secondo, o tra Valentino e Jorge, sarebbe stato sottolineato a prescindere da come avessi corso la gara. Uno può essere qui da più tempo o aver vinto di più, ma in pista nessuno è al di sopra degli altri. Cosa sarebbe successo se a Valencia avessimo corso tutti vestiti di nero, senza sapere contro chi stavi battagliando? Chiaramente ci sono piloti che hanno più forza rispetto ad altri con i media, ma se lo sono guadagnato. Ma usarla contro chiunque è un'altra cosa. Ogni volta che sono salito sulla mia moto sono sempre andato al massimo, facendo quello che ritenevo più appropriato e dando il 100%. In pista non mi faccio influenzare da nessuno".

Qual è stata la tua reazione quando sei tornato in moto a Sepang per le prime prove dell'anno?
"A dispetto del fatto che è il mio quarto anno in MotoGP, ero abbastanza nervoso. In aggiunta, venivamo dal test di Jerez nel quale non avevo avuto buone sensazioni, perché avevamo perso parecchio tempo ed avuto molti problemi".

In Malesia hai già detto che la moto non era quella che ti aspettavi. Pensi che vedremo ripetersi la storia di un anno fa?
"A Sepang questa volta è andata molto peggio rispetto allo scorso inverno. Quest'anno comunque abbiamo capito subito che i test sarebbero stati troppo brevi, perché avevamo tante cose da provare e soprattutto dei problemi di elettronica da risolvere. Questi hanno rallentato anche il nostro adattamento alle nuove gomme, perché non potevo spingere al limite".

Cosa siete riusciti a migliorare sulla moto da allora?
"Soprattutto l'elettronica, nell'ultimo giorno in Qatar abbiamo fatto un importantissimo passo avanti. Siamo riusciti a salvare l'inverno grazie al lavoro di tutti quanti, della Honda e della mia squadra. Ce la siamo giocata ed è andato tutto bene".

E cosa avete fatto?
"Cambiamenti radicali, fondamentalmente di fine tuning. Sono caduto e poi sono rimasto più di un'ora ai box. Volevo qualcosa di completamente diverso".

Come vanno le cose con l'elettronica unica?
"Siamo migliorati molto, perché avevamo una base da cui iniziare a lavorare dopo Sepang. Queste moto consentono di configurare i parametri della centralina da curva a curva. Cioè, freno motore, uscita di curva ed altri parametri. Dovevamo ancora calibrare tutto, quindi era un po' imprevedibile. A Phillip Island siamo migliorati parecchio ed abbiamo analizzato tutto".

Hai avvertito la Honda delle cose che non andavano bene?
"Con il mio lato del box abbiamo pianificato degli incontri alla fine di ogni sessione di test per fare una valutazione generale. Dopo il primo ho trasmesso alla Honda tutti i problemi che aveva. Comunque so che la Honda vuole vincere e che farà tutto quello che è nelle sue possibilità, altrimenti non sarebbe qui. Bisogna chiedergli le cose giuste, ma lo stesso vale per loro nei miei confronti e nei confronti della mia squadra".

Hai detto che quest'anno ci saranno gare in cui probabilmente attaccherai ed altre in cui lo farai meno. In cosa vedremo un Marquez diverso rispetto al solito?
"L'anno scorso mi hanno penalizzato molto gli zero che ho fatto all'inizio. In alcuni casi non sono stato capace di essere conservativo ed accumulare punti. Ma alla fine, si rischia. In passato forse sono stato più costante, ma ho anche commesso degli errori. In questo pre-campionato lo scenario è cambiato abbastanza. Per esempio, a Sepang avrei preso 15 secondi da Lorenzo, perché era irraggiungibile. A Phillip Island sono stato più veloce, ma sono anche caduto due volte. Per ora le cose sono state molto variabili, dobbiamo aspettare che si stabilizzino un po'".

Dove pensi di aver sbagliato di più?
"Soprattutto nella prima parte del calendario, ad esempio al Mugello o a Barcellona. Non ero ancora pronto per attaccare, ma non è facile adattarsi dopo aver vinto due Mondiali consecutivi. Nel 2014 ho fatto un campionato incredibile e nel 2015 quindi pensavo: perché non vinco? Perché è tutto così difficile? Queste cose mi sono entrate in testa e mi hanno fatto prendere più rischi del dovuto. Non è andata bene, ma al tempo stesso sapevo che avrei dovuto rischiare se volevo avere la possibilità di lottare per il titolo. A Silverstone, per esempio, ero consapevole di non poter finire la gara quarto o quinto ed era abbastanza logica la posizione che avrei dovuto cercare".

Pensi che si rivelerà utile la stagione 2015?
"Probabilmente ho imparato di più nel 2015 rispetto al mio debutto in MotoGP. E' chiaro che nel 2013 ho imparato molte cose, ma non avevo alcuna pressione. L'anno scorso invece ho dovuto confrontarmi con questa, invece quando vinco non la sento. Se si commette un errore non succede nulla, ma se inizi a farno uno e poi un altro, la gente inizia a farsi delle domande. Sono convinto quindi che questo mi aiuterà molto in futuro".

Ci sono stati momenti in cui ti sei sentito invincibile?
"Quando vivi un ottimo anno, la tua autostima cresce e ti porta a provare cose che non faresti con altre dinamiche. Quando sei in questo stato vincere è l'unica cosa che ti passa per la testa. Ma se guardo ad altri campioni, come Valentino tra le moto o Messi nel calcio, tutti hanno avuto delle difficoltà, ma sono ancora le stesse persone. Sapevo che prima o poi le cose sarebbero andate in maniera diversa, forse lo scorso anno anche di più di quanto mi aspettassi, ma è stato così".

Ascoltando i discorsi tuoi e di Pedrosa, uno potrebbe pensare che la Honda li ascolta, ma poi fa di testa propria. E' una percezione corretta?
"La verità è che la Honda ha fatto un grande sforzo quest'anno per preparare un motore diverso e tutti gli ingegneri si aspettavano che avrebbe avuto un maggior impatto in pista. Ci sono molte cose da migliorare, ma in questo sport è così: non puoi dipendere solo da te stesso. Qui se non hai la moto e la squadra giusta, non puoi vincere. Nel 2013 ci sono state gare in cui la Honda aveva una base migliore della Yamaha. Poi loro hanno fatto un passo avanti e, anche se nel 2014 mi sentivo molto a mio agio, credo che la Yamaha fosse già meglio nella seconda parte del campionato".

Molti piloti che hanno corso per la Honda dicono che è una Casa che dà più valore al suo prototipo che al pilota che lo guida. E' davvero così?
"Penso che negli ultimi anni questo sia cambiato. Anche io lo avevo sentito dire, ma poi può capitare ovunque di prendere la direzione sbagliata. Dal 2014 al 2015, per esempio, venivamo da una striscia molto positiva e quindi abbiamo continuato a lavorare sulla stessa linea. Forse con questa inerzia, anche se il pilota ti avverte, è difficile cambiare all'improvviso il tuo punto di vista. L'anno scorso avevamo una moto molto complicata per il pilota, ma che in alcuni circuiti era comunque la migliore di tutti. Abbiamo cercato di correggere questa situazione con il nuovo motore, ma l'effetto non è stato importante quanto avremmo sperato".

Come vi muoverete quindi su questo fronte?
"E' difficile, perché il motore è "congelato", quindi dovremo lavorare in altri modi. Sullo scarico, sull'elettronica o su altri aspetti. Ovviamente modificare il motore avrebbe un maggiore impatto, ma in questa fase della stagione non è più possibile. Comunque, se ci mettiamo a posto per bene, questa è una moto che può vincere, anche se non sempre. Ci saranno circuiti più adatti ed altri meno, quindi sarà importare capire dove soffrire e dove invece provare ad attaccare".

Il tuo contratto, come quelli di Pedrosa, Rossi e Lorenzo, scade alla fine dell'anno. Cosa deve offrirti un costruttore per provare a tentare Marc Marquez?
"Ambizioni ed un percorso da fare insieme verso un obiettivo. Sono qui per vincere titoli, non per i soldi".

Scrivi un commento
Mostra commenti
A proposito di questo articolo
Campionati MotoGP
Piloti Marc Márquez Alenta
Team Repsol Honda Team
Articolo di tipo Intervista