Suppo esclusivo: "Rossi non è ridicolo, va ancora forte"

Livio Suppo, in un'intervista esclusiva rilasciata a Motorsport.com, ha provato a fare una fotografia dell'attuale campionato di MotoGP.

Suppo esclusivo: "Rossi non è ridicolo, va ancora forte"

Ci sono uomini, che lasciano il loro segno nella storia del motociclismo pur non scendendo in pista. Uno di questi è sicuramente Livio Suppo, una delle persone che più di tutte ha creduto nel progetto di portare la Ducati in MotoGP nel 2003. Un'idea che lentamente si è trasformata in realtà grazie anche all'apporto di personaggi come l'ingegnere Filippo Preziosi, che ha realizzato una moto incredibile, capace di arrivare alla conquista del titolo alla quinta apparizione nella classe regina, guidata dal talento cristallino di Casey Stoner.

Suppo però non si è fermato a scrivere la storia con il team di Borgo Panigale. Nel 2009, infatti, è passato in Honda, diventando il primo team principal europeo nella storia della squadra nipponica. Ha prima vinto un altro Mondiale con Stoner nel 2011 e poi ha deciso di scommettere su un giovane spagnolo proveniente dalla Moto2: Marc Marquez, che sotto la sua gestione ha conquistato ben 4 titoli iridati.

Come è nata la tua passione per i motori?
"Per me è difficile dirlo perché ce l'ho avuta sin da quando ero bambino, quindi sinceramente non mi ricordo. Probabilmente visto che mio papà era appassionato anche lui mi ha trasmesso questa passione".

Oggi per i nuovi costruttori anche solo arrivare sul podio è un sogno, mentre tu con Ducati hai vinto subito al primo anno. Cosa è cambiato in questi anni?
"Difficile dirlo. In realtà ci sono stati casi come Suzuki, che ritornata in MotoGP è stata quasi subito competitiva. Sicuramente, ad oggi, il livello tecnico è più appiattito viste le norme tecniche. Questo vuol dire che è più facile raggiungere un buon livello, ma è più difficile ritrovarsi con un outsider che si inventa qualcosa di particolare e che grazie a questo poi riesce ad avere un vantaggio per essere competitivo".

"La Ducati nei primi anni esordì con una moto che aveva molta più potenza delle altre. Non c'erano ad esempio limiti per quanto riguarda l'alesaggio. Ci sono una serie di vincoli tecnici che da un lato rendono la griglia di partenza più livellata e questo va a vantaggio dello spettacolo, ma dall'altro limitano le possibilità di fare delle scelte azzardate, come quella della Bridgestone che ci diede un vantaggio".

Ci racconti come è nata la trattativa per portare Stoner in Ducati?
"La trattativa per portare Casey in Ducati avvenne praticamente ad Estoril 2006. Ci piaceva già dall'anno precedente e parlai con suo papà a Brno 2005, ma a quel tempo sembrava che i piloti migliori per le MotoGP fossero quelli un po' più esperti, di una certa età, c'erano: Gibernau, Barros, Capirossi. A parte Valentino che era più giovane avevano già tutti quanti intorno ai 30 anni. Ci spaventava un po' l'idea di mettere un ragazzino su una MotoGP e quindi abbiamo messo sotto contratto Sete. Poi con lui le cose sono andate male per una serie di motivi: infortuni e sfortune varie. Casey intanto aveva esordito in MotoGP con Cecchinello mostrando un grandissimo talento e questo ci ha convinti a provare con lui. In fondo in quel momento eravamo un team ufficiale che era stato anche tanto tempo in testa al Mondiale con Capirossi e offrivamo una moto competitiva, che sicuramente allettava un ragazzino come lui". 

Se Casey avesse continuato credi che Marquez avrebbe vinto lo stesso così tanto?
"Questo non lo si può dire, non lo sa nessuno. Sicuramente Casey era un talento pazzesco. Se si fossero ritrovati insieme in MotoGP sicuramente gli appassionati avrebbero visto delle bellissime gare. Poi dire che questo avrebbe ridotto il numero di titoli vinti da parte di Marc è difficile dirlo. Marquez è un altro fenomeno pazzesco e ha vinto battendo piloti davvero molto forti come Dani (Pedrosa), Jorge (Lorenzo) e Valentino".

Casey Stoner, Ducati Team
Marc Marquez, Repsol Honda Team

Cosa non ha funzionato secondo te nel matrimonio tra Rossi e Ducati?
"Questa è una domanda difficile. Io ero nel settore, ma non lavoravo più con Ducati. Sicuramente fu un matrimonio che creò delle aspettative pazzesche. Cercarono di far bene subito. Ducati era una moto un po' particolare, che non si sposava assolutamente alle caratteristiche di Valentino, così come è accaduto anche a Jorge per un po' di tempo e lo stesso Lorenzo ha fatto fatica con la Honda l'anno scorso".

"Certe volte i piloti, soprattutto quelli che hanno già tanta esperienza, fanno più fatica ad adattarsi, rispetto a quelli giovani, su una moto che ha caratteristiche diverse rispetto a quelle che loro sono abituati a guidare". 

"Probabilmente poi è nata la voglia di provare a fare più del necessario e a quel punto cominciarono a cambiare di tutto e le cose invece di migliorare sono peggiorate. Sarebbe stata una bellissima storia in caso di successo, invece, è stata una storia che non ha funzionato. Abbiamo l'esempio di Jorge l'anno scorso con la Honda che andata anche peggio".

Col senno di poi è stato un errore per Honda lasciar andare Dovizioso?
"Dovi è sicuramente un ottimo pilota, che ha fatto bene in Honda, ma che oggettivamente è esploso dopo. La crescita che ha avuto con la Ducati è stata eccezionale. Si è trasformato da un buon pilota a un campione. Col senno di poi è facile dirlo che sarebbe stato meglio tenerlo, ma alla fine la Honda ha avuto anche la fortuna di prendere un pilota come Marquez, che ha vinto da solo il titolo costruttori. Quindi quando prendi uno come Marc penso che va bene così alla fine".

Avresti preso Lorenzo l’anno scorso? Come pensi sia stato gestito il suo divorzio con Honda? Non credi sia stato un errore lasciargli la possibilità di passare subito in Yamaha?
"Questa è una domanda imbarazzante, francamente io non ero lì e non conosco la situazione in cui si sono trovati. Personalmente io, avendo un pilota come Marquez in squadra e avendo in Dani un secondo tra virgolette ideale, una volta capito che quest'ultimo voleva ritirarsi avrei puntato magari su un giovane avendo nel team già uno come Marc".

"Per quanto riguarda la risoluzione del contratto è un po' lo stesso discorso. Bisogna trovarsi in quella situazione e capire che clausole ci fossero in quel contratto. A me non piace parlare quando non sono io direttamente coinvolto nei fatti. Sicuramente da fuori è stata una situazione un po' strana. Un pilota che fa una conferenza stampa in cui dichiara di voler smettere perché ha paura di farsi male e dopo pochi mesi firma per fare il collaudatore e annuncia anche di voler correre a Barcellona è sicuramente, quantomeno anomalo, ma ripeto, bisogna trovarsi nelle situazioni per capire meglio il tutto".

Marc Marquez, Repsol Honda Team, Livio Suppo, HRC
Marc Marquez, Repsol Honda Team, Livio Suppo, HRC
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Livio Suppo, Team Principal of the Repsol Honda Team, Carlo Fiorani
Livio Suppo, Team Principal of the Repsol Honda Team, Carlo Fiorani
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Mike Doohan e Livio Suppo, Team Principal Repsol Honda Team
Mike Doohan e Livio Suppo, Team Principal Repsol Honda Team
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Mike Doohan e Livio Suppo, Team Principal Repsol Honda Team
Mike Doohan e Livio Suppo, Team Principal Repsol Honda Team
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Livio Suppo, HRC
Livio Suppo, HRC
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Foto di: Repsol Media

Livio Suppo, Team Principal Repsol Honda Team, Carlo Fiorani
Livio Suppo, Team Principal Repsol Honda Team, Carlo Fiorani
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Emilio Alzamora, Livio Suppo, Mike Webb discutono delle condizioni della pista
Emilio Alzamora, Livio Suppo, Mike Webb discutono delle condizioni della pista
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Una volta hai dichiarato che un pilota ha tre strade: smettere al top, farsi male o continuare sino a diventare ridicolo. Come inquadreresti Valentino Rossi?
"Valentino continua a divertirsi, continua ad essere competitivo. Se dovesse ritirarsi in base alle sue prestazioni allora dovrebbe farlo più di metà schieramento. Valentino va ancora forte e non è assolutamente ridicolo. Il fatto che continua a divertirsi e che continua ad avere prestazioni superiori alla maggior parte degli altri piloti secondo me giustifica il fatto che corra ancora".

"Inoltre, andare forte come va lui a 41 anni è qualcosa di veramente non scontato. Vale è ancora competitivo. Poi, sul proseguire o meno, dipenderà sempre, come dice anche lui, dalle performance. Se quest'anno dovesse calare il suo grado di competitività e dovesse ritrovarsi fuori dai 5, per un pilota come lui, con il suo passato, a quel punto forse sarebbe un po' troppo. Fermo restando che se lui dicesse: non mi interessano più i risultati, voglio solo divertirmi a correre, allora potrebbe anche continuare".

"Troverei brutto se lui dicesse: voglio provare a vincere questo 10° Mondiale e vado in Petronas per provarci. Allora lì lo troverei un po' esagerato. Se lui però dicesse: ho 42 anni, mi diverto ancora un mondo a correre e sono ancora abbastanza competitivo per poter far bella figura, perché no".

Ci lasci un tuo ricordo del Sic?
"Marco era un ragazzo speciale, sincero e genuino, con delle sue convinzioni molto forti. Ad esempio quando arrivò in MotoGP volle a tutti i costi il suo tecnico nonostante HRC pensasse che, soprattutto al primo anno, sarebbe stato meglio affiancargli un capo-tecnico con maggiore esperienza. Marco era un testone, volle per forza Deganello accanto a lui e stava crescendo molto bene, stava andando molto forte. Il secondo anno di MotoGP stava diventando veramente un top rider ed è stato un vero peccato se ne sia andato così presto".

 

"Non penso ad un rientro nelle moto. Siamo già abbastanza indaffarati così".

 

Recentemente stai seguendo il progetto Thok, ti va di parlarcene?
"Da quando ho smesso, cioè dal 2017, ho deciso di dedicarmi a questa avventura, che sono le biciclette a motore elettrico. Questa è una passione che ho da un po' di anni. È una sfida difficile, perché se con Ducati ho fatto Davide contro Golia qui è peggio ancora. Ducati era un'azienda storica, con una tradizione, anche se era comunque piccola rispetto ai competitor. Questa invece è una start up, mentre nel settore ci sono colossi presenti da anni. Nonostante ciò, nel nostro piccolo siamo riusciti comunque a ritagliarci la nostra fetta di mercato partendo come biciclette da alte prestazioni. Abbiamo avuto un testimonial d'eccezione come Toni Bou e ci stiamo divertendo. Abbiamo un accordo con Ducati che ci ha permesso di crescere in Europa molto più velocemente di quanto avremmo potuto fare da soli. L'accordo prosegue e quest'anno abbiamo ampliato la gamma. Sperando che questa situazione passi il più in fretta possibile, speriamo che anche quest'anno ci saranno delle soddisfazioni".

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
"Non ho altri progetti che possano arrivare a breve. Non penso ad un rientro nelle moto. Siamo già abbastanza indaffarati così. Sento ogni tanto ex colleghi e piloti con i quali sono rimasto in buoni rapporti e mi fa piacere sentire quello che è stato il mio mondo per 22 anni, ma adesso non c'è nulla che mi possa far pensare di tornare nel settore".

Per il 2020 che Mondiale dobbiamo aspettarci?
"Purtroppo questo è un Mondiale che sarà molto influenzato dal Coronavirus. È stato strano vedere la prima gara solo con Moto3 e Moto2. Se questa epidemia non si sblocca in fretta questo campionato sarà a rischio per diverso tempo. Anche se è prematuro parlarne, da quel poco che si è visto sinora pare che la Yamaha sia ritornata nuovamente competitiva. La Suzuki è cresciuta molto, mentre la Honda e Marquez pare abbiano risolto i problemi incontrati all'inizio. La Ducati, mi pare di aver visto che hanno ritrovato quel vantaggio sulla velocità massima che avevano avuto in passato. Io penso che se Dio vuole e si riesce a partire sarà un campionato molto appassionante".

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