La MotoGP spiega il controllo di stabilità: come funziona e qual è il suo scopo
Corrado Cecchinelli, responsabile della tecnologia della MotoGP, ha spiegato il controllo di stabilità introdotto nelle MotoGP in questo fine settimana in cui si corre il GP d'Austria. E' un dispositivo di sicurezza, voluto dopo l'incidente di Bagnaia a Barcellona nel 2023.
Francesco Bagnaia, Ducati Team
Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images
La MotoGP torna a correre in questo fine settimana e lo fa in Austria, al Red Bull Ring. Nel paddock di Spielberg c'è un tema che sta tenendo banco sin dalla giornata di ieri, ovvero l'introduzione di un controllo elettronico chiamato "controllo di stabilità".
Questo sistema ha il compito di tagliare la potenza della moto quando la gomma posteriore di una MotoGP esce di traiettoria, generando un movimento che - potenzialmente - può portare a un highside. A spiegare il nuovo sistema introdotto sui massimi prototipi del Motomondiale è stato Corrado Cecchinelli, responsabile della tecnologia della MotoGP, il quale ha parlato ai microfoni di Sky Sport MotoGP.
"Abbiamo introdotto questo controllo che abbiamo chiamato di stabilità perché proprio va a stabilizzare la moto nel caso in cui la ruota posteriore tenda a uscire dalla traiettoria molto rapidamente. E' un sistema che funziona come risultato finale come il traction control, dunque toglie coppia al motore. Questi sono sistemi che non sono attivi in frenata, sono attivi in accelerazione in caso di perdita di aderenza della gomma posteriore e reagisce alla velocità con cui questo avviene".
"Abbiamo notato che questo può avvenire e portare a un highside, può succedere anche con poco pattinamento della ruota posteriore. Quindi questo controllo dovrebbe permettere di salvare questo tipo di situazioni. Questo sistema limita ulteriormente il rischio di highside? Fosse anche solo un pilota salvato, allora avremmo fatto bene il nostro mestiere".
Cecchinelli ha spiegato perché questo sistema è stato introdotto in questo fine settimana, ma anche quando la MotoGP ha deciso che sarebbe stato necessario pensarlo e realizzarlo. Negli occhi abbiamo ancora il terribile incidente di Francesco Bagnaia a Barcellona, nel 2023. Quello è stato il caso scatenante.
"Abbiamo deciso di introdurlo questo fine settimana. Riteniamo che sia nostro obbligo morare fare qualunque cosa per la sicurezza. Un evento che ci ha ispirato a creare questo controllo e a inserirlo è stato l'incidente al via del Gran Premio di Catalogna del 2023, che ha avuto come protagonista Pecco Bagnaia. Quello ci ha fatto riflettere e accelerare nel percorso. Ci siamo resi conto che avremmo dovuto fare qualcosa".
"Da allora, siamo arrivati oggi a introdurlo perché è un sistema complesso, fatto con il contributo di tutti. Abbiamo dato tanto tempo per provarlo e siamo arrivati a oggi".
"Riguardo alla domanda se questo controllo andrà a influire sulle prestazioni, secondo me è un tema non ben posto. Sicurezza e prestazioni vanno sempre di pari passo nelle competizioni. Ogni volta che si fa qualcosa per la sicurezza si fa qualcosa anche per le prestazioni. Anche salvare una caduta consente a un pilota di portare a casa un risultato. E questo, in qualche modo, è una prestazione. Inoltre consentirà potenzialmente a un pilota che sarebbe dovuto andare in ospedale dopo una caduta, di non andarci. E questa è sicurezza. Io lo considero un dispositivo di sicurezza, perché quando interviene rallenta la moto. Lo fa in maniera molto rapida, più rapidamente di quanto non farebbe un uomo. In questo senso allora possiamo anche parlare di prestazioni. Noi però lo abbiamo introdotto come sistema di sicurezza".
Alcuni appassionati hanno visto l'introduzione di questo sistema come un aumento dell'elettronica. Cecchinelli non nega questo aspetto, che può essere definito quasi un assunto: "Lo è. E' un dibattito che fa parte del nostro mestiere. Di fronte a questa eterna affermazione rispondo con un'eterna risposta: troppo, troppo poco in base a cosa? Sulle MotoGP abbiamo meno elettronica di una moto stradale, ne abbiamo più di ieri, meno di 12 anni fa, ne abbiamo più delle 500... La mia opinione però è: no. Non ne abbiamo troppa".
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