La MotoGP non vuole limitare il numero di moto per costruttore
Anche se Ducati oggi ha ben sei moto in più rispetto a Yamaha sulla griglia di partenza, la MotoGP non sfrutterà il regolamento del 2027 per ridurre il numero di moto per costruttore.
La griglia della MotoGP è composta attualmente da 11 squadre, cinque ufficiali e sei indipendenti, con una ripartizione di moto disparata tra di loro. Tre marchi hano un totale di quattro moto, con un team factory e uno satellite, ma Ducati vanta ben tre team indipendenti, mentre Yamaha nemmeno uno.
Il marchio italiano trae un benefiico evidente dalle sue otto motoin pista, cosa che ha spinto prima Aprilia, poi Yamaha a chiedere di imporre un limite. Tuttavia, da Borgo Panigale si sono difesi assicurando che la propria presenza importante sulla griglia di partenza fosse dovuta al rifiuto di altri marchi di compiere gli sforzi necessari.
La situazione potrebbe equilibrarsi un po’ l’anno prossimo, dato che Yamaha sta cercando di togliere a Ducati uno dei suoi team attuali, ad oggi senza la garanzia di ottenerlo, tuttavia. Il regolamento che entrerà in vigore nel 2027 potrà rappresentare l’occasione per armonizzare ancora di più le cose, se un nuovo costruttore decidesse di impegnarsi in MotoGP (BMW ha già manifestato il proprio interesse). A quel punto, sarebbe possibile avere sei team ufficiali che dispongono ognuno di una squadra satellite, ma la MotoGP non ha l’intenzione di imporre questo equilibrio, vedendo del buono nel lasciare una certa libertà ai protagonisti del campionato.
Dorna CEO Carmelo Ezpeleta, CEO Dorna Sports
Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images
“Ci sono molte discussioni legate ai numeri di moto per costruttore”, ha ricordato Carmelo Ezpeleta, CEO di Dorna. “La verità è che abbiamo un regolamento e, se un costruttore ha più satelliti, è perché ha offerto opportunità commerciali migliori ai team. Per me, per la vitalità economica del campionato, il sistema che abbiamo con sei team indipendenti che hanno diritto di parola è molto buono”.
“Oggi, con cinque costruttori e sei team indipendenti, siamo in un periodo molto buono dal punto di vista commerciale. Siamo qui da molti anni, ci ricordiamo quando i tempi erano diversi. Per noi, questo sistema è molto buono”, ha proseguito.
Attualmente, ci sono 22 moto sulla griglia della MotoGP, e il massimo previsto è 24. Suzuki ha liberato un posto lasciando il mondiale alla fine del 2022, ma i dirigenti del campionato non hanno voluto riempire questo vuoto con un team satellite per consentire l’ingresso di un eventuale nuovo costruttore. KTM ha così ricevuto un rifiuto quando l’anno scorso ha provato ad aggiungere un secondo team indipendente.
Francesco Bagnaia, Ducati Team
Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images
In questo senso, Ezpeleta resta fermo in vista della stagione 2027, con la volontà di lasciare a un potenziale nuovo costruttore la possibilità di discutere con un team già presente se vuole fornire delle moto, ma non ridurre la fetta della torta che ogni formazione riceve attualmente: “Non abbiamo intenzione di argomentare il numero delle moto per il 2027, perché pensiamo che sia importante mantenere la vitalità del campionato”.
“Se entra un altro costruttore, ci sarà la possibilità che sia legato a uno dei team indipendenti o meno, ma l’idea è di mantenere una situazione di libertà commerciale. Penso che non sarà necessario vietare ai team di avere più o meno di quattro moto. È una cosa su cui bisogna ancora riflettere, ma l’obiettivo è di mantenere la vitalità economica del campionato”, ha concluso Ezpeleta.
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