I paradossi Yamaha: quando vincere tanto non basta

La Casa di Iwata è quella che ha vinto più gare quest'anno, sette, ma non coglierà il Mondiale a fine anno. Morbidelli è il suo miglior pilota in classifica, ma non avrà una M1 factory neanche nel 2021. E il caso valvole è costato un titolo Costruttori alla portata. Riuscirà a cambiare le cose il prossimo anno?

I paradossi Yamaha: quando vincere tanto non basta

Si possono vincere sette gare su 13 e ritrovarsi con un pugno di mosche in mano a fine stagione? La logica porterebbe a dire di no, ma è esattamente quello che sta accadendo alla Yamaha in MotoGP. La Casa di Iwata è quella che vinto di più in questa stagione, addirittura più del triplo dei marchi concorrenti, ma il paradosso è che a fine stagione non si porterà a casa neanche uno dei titoli iridati in palio.

Valentino Rossi e Maverick Vinales continuano a ripetere quasi come dischi rotti che la M1 continua a portarsi dietro i suoi problemi atavici: la mancanza di velocità di punta e di grip al posteriore, ma soprattutto che il prototipo 2020 non ha regalato i progressi promessi dai tecnici giapponesi, quindi ha proseguito nei suoi alti e bassi a seconda dei tracciati.

"Il problema è che l'anno scorso abbiamo avuto una stagione difficile ed avevamo bisogno di migliorare tante cose, come il motore e il grip posteriore, ma dalla prima volta che ho guidato la moto nuova, le sensazioni sono state molto simili" aveva detto Rossi sabato, dopo il 16esimo tempo in qualifica.

"Cerco sempre di spiegare le mie sensazioni sulla moto e i problemi che abbiamo. Devo dire però che negli ultimi anni sono rimasti sempre quelli, quindi non ho capito neanche adesso quanto mi stiano ad ascoltare" aveva aggiunto.

E il tono delle dichiarazioni di Vinales non è stato troppo differente nel weekend di Valencia: "Non abbiamo avuto armi per lottare per il titolo. Incrocio le dita per l’anno prossimo. Per il bene di Yamaha, spero che cambino la moto, siamo nel mezzo del caos. Bisogna trovare qualcosa per far funzionare le gomme, non so se lavorare con le sospensioni o con qualcos'altro. Ma quando non c'è aderenza andiamo molto lenti".

Senza Marquez, il 2019 sarebbe stato simile

 

In effetti, se si toglie alla scorsa stagione la variabile che è mancata in questa, il risultato non cambia. Senza il mattatore Marc Marquez, la Yamaha sarebbe stata la moto che avrebbe raccolto il maggior numero di vittorie anche nel 2019, addirittura 9.

Tuttavia, anche in questo caso, il titolo iridato non sarebbe andato ad uno dei suoi portacolori, ma ad Andrea Dovizioso, con il forlivese che avrebbe conquistato comunque cinque vittorie come Fabio Quartararo, mostrando però una maggiore regolarità.

Che di fatto è quella che è mancata anche quest'anno alle M1 e proprio il pilota francese ne è l'esempio più eclatante: con le sue vittorie ha raccolto 75 dei suoi 125 punti in appena tre gare. Questo vuol dire che nelle restanti 10 ne ha messi insieme la miseria di 50. E il ruolino di marcia di Vinales è molto simile: tre podi gli hanno fruttato 65 punti, ma nelle altre dieci gare ne sono arrivati appena 62.

Per non parlare di Rossi, che ha vissuto la stagione peggiore della sua carriera in MotoGP, con ben sette zero in classifica, anche se due dovuti a problemi tecnici e due all'assenza forzata per la positività al COVID-19. Ad una gara dal termine quindi si trova solo 15esimo nel Mondiale e non chiuderà nel migliore dei modi la sua avventura nel team ufficiale.

Morbidelli miglior pilota Yamaha, ma senza moto factory

 

L'unico che può essere soddisfatto di questa stagione, nella quale probabilmente è andato anche oltre le proprie aspettative, è Franco Morbidelli. Il pilota italiano ha vinto tre gare, fatto due pole position ed al momento è secondo nel Mondiale. Ma anche qui ecco un altro paradosso: guida una M1 del 2019 e la Yamaha ha ribadito più volte di non avere intenzione di dargli una moto factory neanche nel 2021.

"A inizio anno ero un po' arrabbiato per la scelta fatta da Yamaha, avendo la moto dell'anno prima. Ma grazie a chi lavora con me ho, incanalato la rabbia nel lavoro. Sia a casa che ai test. Così abbiamo reso competitiva questa moto, che non è affatto male, l'abbiamo fatta rendere al massimo su tante piste" ha detto Morbidelli dopo la vittoria di domenica a Valencia, che per il prossimo anno ha chiesto almeno di poter avere ancora la stessa M1.

E qui rientra in gioco Quartararo, che quella moto la rimpiange addirittura. Con la 2020 non ha mai trovato il feeling che aveva con la precedente e pare che per il 2021 abbia già chiesto delle modifiche che possano andare in quella direzione. Senza contare che rimediare ai mali della M1 non sarà facile, visto che i motori e l'aerodinamica sono congelati proprio per le riduzioni di costi imposte dal COVID-19.

"Anche se quest'anno ho vinto tre gare, non sono molto contento perché penso che con una moto più consistente avremmo potuto lottare per molte più vittorie. Non sono molto contento, ma questa è la moto che volevamo all'inizio dell'anno. È questo che mi ha aiutato anche a firmare per la squadra ufficiale, volevamo questa moto. Ma purtroppo per quest’anno non è stata la scelta giusta" ha detto "El Diablo" dopo la vittoria di Morbidelli di domenica scorsa.

Il caso Valvole costa un titolo Costruttori

 

Come se non bastasse, a complicare ulteriormente la situazione c'è stato anche il caso valvole, che è costato alla Yamaha un titolo Costruttori che era praticamente in cassoforte. In occasione della prima gara di Jerez, i motori delle M1 erano dotati con delle valvole differenti da quelle presenti nel motore che era stato omologato.

I giapponesi si sono difesi, dicendo che si è trattato di una svista, nel senso che le valvole incriminate erano state realizzate da un produttore diverso, ma con lo stesso progetto. Tuttavia, ha ammesso di non aver comunicato la cosa alla MSMA (l'Associazione dei Costruttori) e quindi ha accettato la penalità di 50 punti nella classifica Costruttori e dei punti conquistati dai team in quell'occasione.

Alla luce dei congelamenti già citati, cambiare le cose non sarà facile il prossimo anno, ma iniziare ad ascoltare un po' di più i piloti potrebbe essere un primo passo nella direzione giusta...

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