Fernández: "Non ho vinto il titolo perché il team ha messo delle pietre sulla mia strada"

Il vice-campione del mondo della Moto2 e nuovo pilota della KTM Tech3 in MotoGP, lo spagnolo Raul Fernandez, ha suggerito che la squadra di Aki Ajo abbia aiutato Remy Gardner a diventare campione, mentre lui non è stato aiutato così tanto.

Fernández: "Non ho vinto il titolo perché il team ha messo delle pietre sulla mia strada"

Lo spagnolo ha chiuso secondo nel Mondiale Moto2 con otto vittorie, dodici podi, sette pole position ed un totale di 307 punti. Una cifra che lo avrebbe visto campione in sette delle dodici edizioni del Mondiale della classe di mezzo da quanto è passata ai motori a quattro tempi. Tutto questo nel suo anno da rookie.

Nonostante queste cifre da capogiro, Raul ha mancato il bersaglio grosso per appena 4 punti, venendo battuto dal compagno di squadra Remy Gardner, arrivato a 311 con cinque vittorie e tre pole position.

Il pilota di San Martin della Vega, che farà il suo debutto in MotoGP a 21 anni in sella ad una KTM del team Tech3, ha concesso un'intervista esclusiva a Motorsport.com.

Quando a Raul è stato ricordato che è arrivato ad un soffio dal diventare campione del mondo della Moto2 da esordiente, appena alla sua terza stagione nel Mondiale, non ha potuto nascondere una smorfia.

"Il problema che avevamo è che nessuno sapeva come guidarci ed è per questo che non abbiamo vinto il titolo", ha detto. "Tutta la mia squadra, e quando dico la mia squadra intendo i miei meccanici, erano inesperti e nessuno sapeva come guidarci, anche se sono stato fortunato a trovare un gruppo così speciale".

"E' per questo che non sono campione, anche se moralmente penso di aver dimostrato di essere il pilota più forte, con vittorie, pole e giri veloci. Remy è il campione, ha fatto più punti, ma con la mia velocità ed essendo stato una sorta di pesce che nuota contro corrente, mi sento il campione morale. Quello che abbiamo fatto essendo una squadra nuova, che si è conosciuta quest'anno, è impressionante".

In un'intervista diffusa dal team dopo la conquista del titolo, l'australiano ha detto che le chiavi sono state "perseveranza ed intelligenza". Quando gli è stato domandato se ritiene che Remy sia più intelligente di lui, Raul ha fatto una pausa e poi ha detto: "No".

La domanda successiva quindi è stata inevitabilmente cosa abbia fatto meglio di lui per diventare campione.

"E' molto facile rispondere: a me mancava una mano che ci guidasse, una mano che ci dicesse di fare attenzione ad alcune cose. Una figura che ci aprisse la strada e che ci aiutasse a vincere, invece che una che mettesse degli ostacoli affinché non ci riuscissimo. Questa è la chiave".

"E' molto bello parlare di essere campione quando sei stato in una categoria per sei anni, dicendo che sei stato più intelligente. No, non sei stato più intelligente, sei quello che ha trovato meno sassi sul suo percorso".

E Raul poi ha aggiunto un secco "sì" quando gli è stato domandato di chiarire se quelle pietre fossero state messe dalla sua stessa squadra. Un qualcosa che meritava una spiegazione più approfondita.

"Ognuno può vederla come vuole, ma noi lo sappiamo. Ci è costato lacrime e sudore. A metà stagione abbiamo parlato e tutti i ragazzi stavano passando un momento difficile, quindi eravamo impazienti di arrivare alla fine. Alla fine, ognuno capisce cosa vuole, ma non entrerò nei dettagli di quello che è successo".

"Sono molto contento dell'anno che abbiamo vissuto e di come ci siamo capiti, combattendo tutti sulla stessa barca (nel suo lato del box). Anche perché poi quelle pietre le abbiamo superate ed abbiamo vinto otto gare da rookie, qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima".

I sentimenti di Raul sono forti e quando ha spiegato ciò che ha dovuto passare in alcuni momenti della stagione, vengono in mente le immagini televisive del box Ajo, dove le facce erano differenti a seconda di chi vinceva e di chi faticava.

"Questa riflessione può dare un'idea di quello che è successo. Quando eravamo ad Austin, sul podio a festeggiare la mia vittoria, c'erano persone nel box che non divevano una parola e non applaudivano".

"E' difficile, perché quando sei un pilota e combatti per un sogno hai bisogno di persone al tuo fianco che credano davvero in te e che non ti mettano i bastoni tra le ruote".

Oggi Raul è salito sulla KTM RC16 del team Tech3, anche se non c'è stato ancora alcun annuncio ufficiale della firma del contratto con la Casa austriaca.

"Non lo so se il contratto è stato firmato e non voglio nemmeno saperlo. La verità è che sono molto felice, che KTM ha formato una grande famiglia e vorrei stare qui con loro per molti anni. Crescere con loro nella Rookies Cup e arrivare fino alla MotoGP è stato molto bello".

"Ci sono stati alcuni momenti difficili nel mio anno in Moto2, a causa di persone che non credevano in me, che mi hanno fatto dubitare del marchio, ma alla fine con KTM andiamo nella stessa direzione, remando tutti insieme, quindi sono molto motivato", ha detto Raul a conclusione di questa prima parte dell'intervista.

Raul Fernandez, KTM Tech3
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