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Fausto Gresini si è arreso al COVID: è morto a 60 anni

La notizia che nessuno avrebbe voluto dare è stata confermata dal Gresini Racing nella mattinata del 23 febbraio. Il due volte campione del mondo della 125cc si è spento all'Ospedale Maggiore di Bologna, dove era stato ricoverato dopo Natale a causa della positività al COVID-19. Aveva 60 anni.

Fausto Gresini si è arreso al COVID: è morto a 60 anni

Oggi è un giorno terribile per la famiglia Gresini, per il mondo delle 2 ruote, del Motomondiale e, più in generale, per il motorsport. Fausto Gresini, 2 volte campione del mondo della 125 e oggi manager di successo dell'omonimo team e di Aprilia nel Motomondiale, è morto all'età di 60 anni a causa di complicanze legate anche all'aver contratto il COVID-19 lo scorso mese di dicembre. La notizia che si era diffusa erroneamente nella serata di ieri, purtroppo è divenuta realtà nella mattinata odierna, come è stato confermato purtroppo dal comunicato stampa diffuso pochi minuti fa alla squadra.

"La notizia che non avremmo mai voluto darvi e che siamo costretti a scrivere. Dopo praticamente due mesi di lotta al covid, Fausto Gresini ci lascia con 60 anni appena compiuti", annuncia la nota del team. "Tutta la Gresini Racing si stringe intorno alla famiglia, la moglie Nadia e i figli Lorenzo, Luca, Alice e Agnese...e alle innumerevoli persone che hanno avuto l’occasione di conoscerlo e apprezzarlo".

Il manager imolese ha contratto il virus prima di Natale. Poi, però, il suo quadro clinico è peggiorato e dal 27 dicembre è stato ricoverato prima all'ospedale di Imola - dove ha iniziato una terapia mirata per fargli superare la malattia - poi è stato trasferito all'Ospedale Maggiore Carlo Alberto Pizzardi di Bologna, nel reparto di terapia intensiva e messo in coma farmacologico.

Il 1 gennaio le sue condizioni sono apparse migliori, tanto da avviare la procedura di risveglio dal coma indotto. A quel punto Gresini era parso stabilizzarsi, pur rimanendo in condizioni gravi, cosciente ma sedato per la ventilazione. Dopo alcuni giorni di miglioramenti - sebbene sempre aiutato dal respiratore - la polmonite che lo ha colpito ha aggravato la situazione qualche giorno fa, costringendo i medici del Maggiore a sedarlo nuovamente.

Poi, un nuovo peggioramente è arrivato lo scorso 18 febbraio, ma la situazione è precipitata ieri: è stato portato al S.Orsola di Bologna per un trattamento di “depurazione ematica”, il cui acronimo è ecmo (circolazione extracorporea), ma si è complicato con una emorragia cerebrale a destra. E, dopo il ritorno nella terapia intensiva del Maggiore, stamani è arrivata la notizia che non avremmo mai voluto dare.

Fausto Gresini

Fausto Gresini

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

La carriera da pilota

Gresini fa il suo esordio nel Motomondiale nel 1982, partecipando al Gp delle Nazioni, ma è nella stagione successiva che corre per tutto l'anno in 125, nel team MBA. Questo, però, non è convinto delle prestazioni di Fausto e lo cede alla Garelli. Nel 1984 arriva il suo primo successo nel Mondiale, in Svezia, e chiude terzo nel Mondiale con 51 punti.

Per vincere il primo iride della sua carriera deve attendere solo altri 12 mesi. Nel 1985 è iridato grazie a tre vittorie (Austria, Belgio e San Marino) con 109 punti complessivi. L'anno successivo, a fronte di 4 vittorie, perde il titolo per 12 punti. Questo va a Luca Cadalora.

Nel 1987, però, Gresini riesce a rifarsi vincendo il secondo titolo in maniera a dir poco perentoria, vincendo 10 delle 11 gare previste in calendario. L'unica gara in cui non impone la sua legge sotto la bandiera a scacchi è il GP del Portogallo, gara in cui fora mentre è saldamente al comando. 150 i punti alla fine dell'anno, per la stagione più trionfale della sua carriera di pilota.

Nel 1988, invece, si fa male e, al rientro, non è più competitivo come prima. Garelli, nel frattempo, ha già trovato il sostituto e a fine anno avviene il divorzio tra le parti. Gresini, a quel punto, si accasa all'Aprilia, ma nel 1989 è autore di una stagione al di sotto delle aspettative. Alla fine dell'anno è quinto assoluto con 102 punti complessivi.

Questo risultato convince le parti a separarsi e Gresini passa alla Honda. Proprio in sella alla 125 giapponese Fausto cade e si fa male seriamente. Al rientro si limita a fare da scudiero a Loris Capirossi, che a fine anno si laurea campione del mondo della categoria. Nel 1991 si ripresenta la stessa coppia piloti e Gresini non ha vincoli, ma è ancora Capirossi a spuntarla vincendo il secondo iride con 19 lunghezze di vantaggio proprio sul compagno di squadra.

Il 1992 è un altro anno di piazza d'onore per Gresini, che chiude la stagione con 118 punti e una vittoria, in Gran Bretagna. E' questo il suo ultimo anno davero competitivo, perché nel 1993 e nel 1994 - stagioni sempre disputate con Honda - Fausto non arriva più a podio. Poco prima dell'avvio della stagione 1995 annuncia il ritiro dalle corse.

La carriera da team manager

Sete Gibernau, Colin Edwards e Fausto Gresini

Sete Gibernau, Colin Edwards e Fausto Gresini

2 anni dopo il ritiro da pilota, diventa team manager aprendo la Gresini Racing. Il suo team fa l'esordio in 500 nel 1997. Il pilota prescelto è il brasiliano Alex Barros, che prende il via del Mondiale della classe regina in sella a una Honda NSR 500 V2. Nella prima stagione arriva subito un podio e altri ottimi risultati, tanto da spingere Honda a consegnare al team la NSR 500 V4 per la stagione successiva. Barros non delude e firma 2 podi, ma soprattutto il quinto posto finale nel Mondiale.

1999, un anno importante per Gresini, perché si sposta a correre in 250 e schiera Loris Capirossi come unico pilota rimanendo nella categoria di mezzo del Motomondiale sino al 2001, ovvero l'anno in cui vince con Daijiro Kato il titolo iridato battendo le Aprilia di Tetsuya Harada e Marco Melandri.

Nel 2002 Gresini Racing torna in MotoGP e lo fa schierando proprio Daijiro Kato in sella a una Honda NSR500. Dopo la prima stagione e il settimo posto, Kato parte per il 2003 con alte aspettative, ma il giapponese, a Suzuka, è vittima di un incidente mortale. Kato viene sostituito da Ryuichi Kiyonari che chiude l'anno 20esimo, mentre il compagno di squadra Sete Gibernau è secondo assoluto.

Al di là della tragica morte di Kato, il team cavalca l'onda positiva a livello prestazionale e nel 2004 dà filo da torcere a Valentino Rossi, chiudendo secondo sempre con Gibernau. Nel 2005, però, lo spagnolo viene surclassato da Marco Melandri, nuovo compagno di squadra, in sella a una Honda con specifiche meno evolute. Il ravennate è vice iridato di quell'anno.

Negli anni seguenti, sempre con Marco Melandri e con il nuovo arrivato Toni Elias, il team rimane al vertice e si toglie diverse soddisfazioni, tra cui il raggiungimento dei 200 GP nel 2008, anno in cui il team schiera Alex De Angelis e Shinya Nakano. Dopo qualche stagione al di sotto delle aspettative, tutto cambia nel 2010, quando il team ingaggia Marco Simoncelli.

Il romagnolo è veloce, ma incostante. Eppure nel 2011 si guadagna la fornitura di moto uguale a quella garantita al team ufficiale HRC. Marco continua a mostrarsi veloce, ma ancora troppo avvezzo a errori che vanificano le cose pregevoli che costruisce. Poi, il 23 ottobre di quell'anno, si consuma il dramma. Simoncelli muore al GP della Malesia a causa di un terribile incidente.

Nel 2012 Gresini Racing corre con una livrea nera, in ricordo di Simoncelli, ed estende la propria partecipazione a tutte e tre le classi del Motomondiale. Importante il legame che il team costruisce nel 2015 con Aprilia Racing. La squadra di MotoGP prende il nome di Aprilia Racing Team Gresini, correndo nella massima serie con le RS-GP sino al termine della stagione 2021, quando questo sodalizio si interrompe.

Il team tornerà a chiamarsi Gresini Racing a partire dalla prossima stagione, nel 2022, ma non è ancora chiaro con quale moto correrà in MotoGP. E' certo che il pilota titolare sarà Fabio Di Giannantonio, che salirà dalla Moto2 dopo la stagione 2021.

Marco Simoncelli, San Carlo Honda Gresini

Marco Simoncelli, San Carlo Honda Gresini

Photo by: Team Gresini

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