Ecco perché Honda e Alex Marquez sono stati costretti ad unirsi

In attesa dell'inizio della MotoGP 2020, analizziamo la decisione della Honda di riunire i fratelli Marquez nella stessa squadra.

Ecco perché Honda e Alex Marquez sono stati costretti ad unirsi

L'ultimo gran premio del 2019 ha finito per diventare un festival di notizie bomba che si sono susseguite da giovedì fino a lunedì pomeriggio, dopo che Marc Marquez aveva attraversato da vincitore il traguardo di Valencia.

L'annuncio del ritiro di Jorge Lorenzo, teoricamente, lasciava la porta aperta a Johann Zarco per diventare l'erede del maiorchino in casa Honda.

Tuttavia, tutto è stato accelerato dalle dichiarazioni di Marquez e dei responsabili della Casa giapponese, che hanno sorprendentemente messo sul tavolo il nome di Alex Marquez, fratello minore di Marc e campione del mondo Moto2, che aveva già annunciato il suo rinnovo con la Marc VDS per proseguire nella classe di mezzo anche nel 2020. A quel punto, nel paddock, è iniziata una frenetica partita a scacchi.

Da un lato, Marc ha sottolineato che non avrebbe fatto pressioni alla Honda per facilitare l'arrivo di Alex in MotoGP, ma ha chiarito che logicamente sarebbe stato contento di questo. "Se non dicessi che non vedo l'ora di correre in MotoGP contro mio fratello, mentirei" ripeteva, ogni volta che gli veniva posta la domanda.

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Il #93 non aveva bisogno di dire altro. Gli bastava anche solo insinuare certe cose, data la rilevanza che ha acquisito in Honda, che come priorità aveva proprio quella di rinnovare il suo contratto, visto che parliamo del dominatore dell'ultimo decennio della MotoGP, con sei titoli nello spazio di appena sette anni.

Se Marc cercava di evitare le domande su suo fratello in MotoGP, a maggior ragione non ha voluto dire se avrebbe preferito vederlo nel suo box o in un altro. E a questo punto le condizioni si sono allineate in modo di permettere alla Repsol Honda di dare vita ad una coppia senza precedenti.

C'è chi sostiene che la miglior destinazione per Alex, data la sua inesperienza, sarebbe stata la Honda LCR, ma questo avrebbe potuto anche generare qualche problema.

Cal Crutchlow e Takaaki Nakagami dividono il box della struttura monegasca, e Lucio Cecchinello è riuscito a trovare una sorta di "collage" di sponsor che sarebbe stato messo a rischio se l'inglese o il giapponese si fosse mosso alla volta della Repsol Honda. Stanti così le cose, riunire nello stesso box il campione della MotoGP e quello della Moto2 è stata vista come la soluzione migliore per tutti, ad eccezione di Zarco, che alla fine ha trovato posto alla Ducati Avintia.

L'arrivo di Alex in MotoGP nel team più potente della griglia, ci invita a riflettere sulle sue implicazioni. Indipendentemente dalla pressione che suo fratello è riuscito a fare, direttamente o indirettamente, nessuno dubita sul fatto che questo fosse il momento migliore per il #73 per fare il salto verso la classe regina. Farlo da campione del mondo della Moto2 legittima il suo ingresso in HRC, come ha riconosciuto anche Valentino Rossi: "E' il campione del mondo della Moto2, non ha rubato la moto a nessuno".

La stagione difficile di Lorenzo alla Honda non dovrebbe contaminare il giudizio sul suo sostituto, anche se ovviamente la sua giovane età (23 anni) e la sua mancanza di esperienza gli rendono necessario un periodo di adattamento. Nessuno può chiedere ad Alex di lottare per vincere da subito. Ma allo stesso tempo, i colori che indosserà, richiedono di essere nobilitati. E saranno proprio i suoi risultati che convalideranno o meno il suo trasferimento alla Repsol Honda.

In effetti, non sarebbe positivo per lui se non fosse chiesto di ottenere risultati all'altezza della sua squadra. "Alex ha già chiuso il suo ciclo in Moto2 e sembra pronto per la MotoGP. Un paio d'anni fa non lo era ancora" ha detto Marc, che ovviamente è in linea con la Honda.

"Quando c'è stato l'addio di Jorge, l'alternativa di Alex era alla nostra portata. La possibilità è nata perché questo ragazzi, che ha lo svantaggio del cognome Marquez, è un campione del mondo della Moto2. Se un costruttore come noi non avesse preso in considerazione l'opportunità di prenderlo, avrebbe sbagliato. Inoltre, è giovane e la Honda vuole guardare al futuro. L'unica coincidenza è che è il fratello di Marc. Alex non è lì perché qualcuno gli ha regalato qualcosa" insiste Alberto Puig, team manager della HRC, parlando con Motorsport.com.

A questo punto, la domanda che bisogna porsi è: cosa dovrebbe essere chiesto al due volte campione del mondo (Moto2 e Moto3) nel 2020? "Penso che sia un'opportunità importante per lui e che dovrebbe approfittarne. Bisogna valutarlo per il livello della categoria. I risultati e la sua curva di apprendimento determineranno se la sua stagione sia stata buona o no", aggiunge Puig, che in un modo o nell'altro è ormai legato alla Honda dal 1993.

E la seconda è: che effetto su Marc l'arrivo nel box di suo fratello? In questo caso, coloro che circondano l'otto volte campione del mondo affermano che l'arrivo di Alex non lo toccherà per niente. Tuttavia, la maggior parte del paddock, e anche chi scrive queste righe, ritiene che anche per lui sarà difficile sottrarsi alle difficoltà che sicuramente Alex affronterà nella sua stagione nella classe regina e in sella ad una moto impegnativa come la RC213V.

In questo senso, dovremmo considerare due scenari. O che il fatto di essere fratelli potrebbe aver fatto perdere a Marc un po' di lucidità su cosa fosse la cosa migliore per entrambi. Oppure che, vivendo ed allenandosi con Alex, vede cose che per il momento sfuggono agli altri. Data l'enorme dimensione del personaggio, la sua bravura e la sua intelligenza, quest'ultimo scenario non può essere escluso.

Alex Marquez, Repsol Honda Team
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Alex Marrquez, Marc Marquez, Repsol Honda Team, presentación
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