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Dovizioso: "Titolo Suzuki? Dice che non serve creare chissà cosa"

Il forlivese non risparmia una stoccata alla Ducati in una frase che voleva essere - ed è - un elogio alla Suzuki per il titolo vinto. Poi sottolinea: "I miei 8 anni in Ducati sono stati straordinari. Peccato si ricordi meglio l'ultimo periodo...".

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Dovizioso: "Titolo Suzuki? Dice che non serve creare chissà cosa"

Andrea Dovizioso ha terminato il GP della Comunitat Valenciana di MotoGP - sua penultima gara con Ducati - all'ottavo posto dopo una buona rimonta. Partito 17esimo dopo una qualifica da dimenticare, il forlivese è tornato su con un buon passo, ma si è dovuto fermare alle spalle di Joan Mir, diventato oggi campione del mondo.

Alla fine delle ostilità Andrea ha raccontato la sua gara, ritenendola buona, ma condizionata dalla terribile posizione di partenza. Inoltre, dall'ottavo giro in poi, ha dovuto far fronte a un problema verificatosi sulla forcella che lo ha costretto a stringere i denti fino al traguardo.

"La gara, tutto sommato, non è andata così male. Nella MotoGP di oggi, e vale per quasi tutti i piloti, quando parti così indietro, puoi fare poco purtroppo. Il mio passo non era così male pur partendo indietro anche considerando il fatto che ho avuto un problemino dall'ottavo giro in poi che si è girata la parte sinistra della forcella. Non è la descrizione giusta cosa sia accaduto, ma è come se stessi girando con il manubrio più aperto a sinistra. Non è stata certo colpa dei meccanici. E' stato un limite tecnico che di certo Ducati migliorerà per il futuro. Succede quando impenni e nel ricadere impatti in maniera aggressiva. A quel punto la forcella può 'girarsi', anche se non so bene come spiegare questa cosa".

"Mi ero preoccupato, perché pensavo che peggiorasse nel corso della gara, invece fortunatamente è rimasto uguale e sono riuscito ad adattarmi. Certo però che il freno posteriore a pollice aveva una risposta differente e ho dovuto adeguarmi. Quando però sei al sesto giro e sei a 4" o 5" dal primo, fai fatica ad arrivare davanti in gara".

"Peccato perché il passo era buono e lo era anche il feeling. Lo ha dimostrato Miller, che ha fatto una gran bella gara. C'era un buon grip in questo fine settimana, eravamo abbastanza competitivi e sebbene vi fosse vento non è andata male. Sono dispiaciuto perché ho perso un po' di terreno in campionato. Pensavo di poter recuperare un po'. Ora andremo a Portimao e non sappiamo se potremo essere competitivi. Però siamo in 7 piloti a giocarci dalla seconda all'ottava posizione, dunque dovremo essere veloci. Speriamo che le gomme a Portimao si comportino bene con la nostra moto. Vorrei chiudere tra i primi 3 anche quest'anno".

"Undaunted", così come riporta la parte bassa della sua tuta a partire da questa stagione, ha anche tirato le somme dei suoi 8 anni assieme a Ducati, sottolineando con piacere gli ottimi risultati colti nel corso di questa storia che, però, sembra avere un finale molto più amaro di quanto ci si potesse attendere.

"Riguardo al bilancio con Ducati in questi 8 anni, è normale che influenza tanto come sta finendo tra noi e tutti si ricordano meglio gli ultimi risultati. Ma penso che i nostri risultati assieme siano stati strepitosi. Quello che abbiamo raccolto assieme è stato bellissimo, pazzesco, soprattutto certe vittorie in certi modi trasmettendo certe emozioni rimarranno e mi fa un gran piacere. Poi che certe situazioni avrebbero dovuto essere affrontate in maniera differente, questo è un altro discorso. Non farò uscire altri libri per parlare di ciò che è accaduto in questi ultimi mesi. Si vedrà cosa diremo".

Inevitabile anche parlare del nuovo campione del mondo, Joan Mir, del suo talento, di quanto abbia peritato l'iride, ma anche del grande lavoro svolto da Suzuki in questi anni. La Casa di Hamamatsu non è mai stata sotto la lente d'ingrandimento di tecnici per novità inedite per la categoria - un chiaro riferimento a Ducati, nemmeno troppo velato, lo si può evincere dalle parole di Andrea che leggerete tra poco - ma è riuscita a massimizzare le caratteristiche della propria moto arrivando a conquistare il titolo a 20 anni dall'ultimo targato Kenny Roberts Jr.

"Su Joan non posso essere troppo sorpreso della sua vittoria. Ok, è stata un'annata particolare, è vero, ma non collego la sua vittoria a questa annata particolare. Può aver infuenzato ma non do questa spiegazione a questo risultato. Mir ha mostrato di avere talento già in Moto3 vincendo il Mondiale. Anche in Moto2, pur non avendo vinto il campionato, è salito velocemente in MotoGP, quindi è uno di quelli che si vedeva che aveva qualcosa di differente. Poi ci vogliono tante cose messe assieme per fare questi risultati".

"Voglio dire 2 cose. 1: Mir si è confermato il talento che in tanti pensavano che fosse e ha vinto il Mondiale. 2: Suzuki ha mostrato che si può vincere il Mondiale lavorando su certe basi che, tra virgolette, possono sembrare banali o basilari, ma lavorando bene su certe cose, senza avere il bisogno di inventarsi chissà cosa, puoi essere molto competitivo come sono stati tutto l'anno i suoi piloti. Non voglio entrare troppo nei dettagli della cosa, ma basta guardare le moto per capirlo. La Suzuki è la più semplice in tutti gli aspetti, però il risultato è quello che hanno colto oggi".

Alla domanda su quale moto gli piacerebbe correre a Portimao, escludendo la Ducati, Andrea ha dato una risposta scontata, ma una spiegazione come al solito affatto banale.

"Sono il primo ad ammettere che le moto che vincono non sono necessariamente le migliori. Fino a quando non le provi, non puoi sapere con certezza pregi e difetti. E' chiaro che ogni pilota vorrebbe salire sulla moto campione del mondo. Avrà anche quella punti positivi e negativi. Ma direi quella solo perché ha vinto. E anche per capire quanto siano forti i piloti Suzuki. Solo così si può capire il loro valore. E' impossibile dare voti a loro da fuori".

Andrea Dovizioso, Ducati Team

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