Dovizioso: "Sono più 'comodo' perché mi sento più vicino all'obiettivo che vogliamo raggiungere"

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18 gen 2019, 21:00

Il forlivese rifiuta l'etichetta di pilota di punta della Ducati, ma alla presentazione della nuova Desmosedici GP si è detto carico come mai prima in carriera in vista della nuova stagione. E crede che lavorare insieme a Petrucci potrà essere un valore aggiunto.

Andrea Dovizioso, Ducati Team
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L'appetito vien mangiando e Andrea Dovizioso sembra averne davvero tanto in vista della stagione 2019 della MotoGP. Ma non potrebbe essere diversamente, perché il forlivese è stato due volte vice-campione del mondo e con le sue dieci vittorie è stato secondo solamente a Marc Marquez. Il tutto quando a dividere il box della Ducati con lui c'era Jorge Lorenzo.

E' normale quindi che ora che a Borgo Panigale hanno deciso di puntare tutto su di lui, è normale che sia carico a molla. Ma questo è dovuto soprattuto all'ottima seconda parte del 2018 e all'ottimo rapporto che sta instaurando con il nuovo arrivato Danilo Petrucci. Le sensazioni, dunque, non possono essere che positive ed ecco cosa ha raccontato subito dopo essere sceso dal palco allestito a Neuchatel, preso il reparto R&D della Phillip Morris.

Hai detto di essere più carico e convinto: cosa ti da questa certezza?
"Non è una questione di certezza. E' una questione di feeling, di sentirsi più vicino all'obiettivo che vogliamo raggiungere. Dobbiamo comunque lottare con tantissimi aspetti per riuscire ad arrivare a certi risultati. E quando parliamo di un livello così alto, è normale che è difficile essere a posto su tanti aspetti. Pensando alla stagione 2019, mi sento ancora più 'comodo' che negli ultimi due anni, perché come ho già detto più volte, quello che è successo nella stagione 2018 è stato molto importante per molti motivi, non solo per come è andata la seconda parte di stagione, ma per aver vissuto un'annata ben diversa da tutto il resto della mia carriera. Siamo partiti bene, ma non eravamo ancora a posto, quindi siamo andati un po' in confusione, ma siamo rimasti tranquilli, abbiamo lavorato e siamo riusciti a diventare molto più competitivi dell'anno prima. Questa è una cosa molto difficile per il livello che c'è nella MotoGP di oggi e questo ci ha dato molta convinzione nel lavoro che abbiamo fatto. Questo non vuol dire che basti, perché non so se sarà sufficiente per vincere il campionato, però questo mi ha fatto fare un buonissimo inverno, perché mi sto allenando bene e l'impostazione generale mi soddisfa. Poi ogni anno ha la sua storia, anche se poi è chiaro che ogni volta ci si porta dietro qualcosa dell'anno prima. La stagione però è ancora tutta da scrivere. Io non sono uno che esagera. Semplicemente mi sento 'comodo', nel senso che mi sento nel posto giusto dopo aver lavorato sei anni con la Ducati. Con alti e bassi, anche tante litigate, che però sono state produttive. Se si riusce a rimanere così tanto tempo con una squadra, vuol dire che c'è rispetto, ci si conosce meglio ed è solo che positivo".

In passato alla Ducati hai diviso il box con Lorenzo e Iannone, ora è anche perché sei il leader conclamato della squadra che ti senti più 'comodo'?
"Non è questo l'aspetto. E' più riferito al fatto di avere delle buone sensazioni. Mi sento eccitato perché penso che abbiamo una buonissima base e, se continueremo a lavorare bene come nella seconda metà del 2018, possiamo tirare fuori qualcosa di speciale. Ma è un qualcosa che è ancora tutto da creare, perché adesso non si vince niente, si può solo parlare. Diciamo che questa è una preparazione alla vera storia che dobbiamo scrivere".

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Ma essere il numero uno in squadra che sensazioni ti fa provare?
"Se devo essere sincero, è una cosa che non mi ha mai fatto troppo effetto e la dimostrazione sono stati gli ultimi due anni. Era palese che Lorenzo fosse stato preso per vincere il Mondiale, ma sapete tutti com'è andata. Prima della stagione, sulla carta si pensa sempre che un pilota possa fare meglio di un altro, ma poi non è sempre così. Una cosa che la gente prende sempre poco in considerazione sono anche i fattori esterni, che possono condizionare il rendimento di un pilota. Se prendiamo gli ultimi due anni, io ho continuato a lavorare per cercare di migliorare certi aspetti, cose che non sapeva neanche la Ducati. Quindi descrivere un pilota solo per il suo passato può dire spesso la verità, ma non sempre. Gli ultimi due anni dimostrano che essere numero uno o numero due a questo punto della stagione conta sempre poco. Fortunatamente ho alle spalle un'azienda che lavora per vincere il Mondiale, quindi non ho mai avuto dubbi che, anche prendendo Jorge, la Ducati avrebbe fatto il massimo anche per me, e i risultati li sapete".

Durante la presentazione è stato posto molto l'accento sulla parola squadra, che vantaggio c'è a lavorare con un compagno come Petrucci rispetto a Lorenzo?
"Questo lo scopriremo, nel senso che non lo possiamo sapere. E' palese che il nostro rapporto è migliore rispetto a quello che c'era con Jorge, però ci può stare. Questo ci permette di poter parlare a casa, di organizzarci per allenarci insieme e migliorarci reciprocamente. Ma anche di poter lavorare insieme anche nei test. Questo non vuol dire che ci farà fare la differenza, anche se credo che potrà essere un valore aggiunto, che ci può dare dei vantaggi se lo sapremo sfruttare nel modo giusto. Con questo non voglio dire che fosse sbagliata la situazione che c'era prima con Lorenzo, perché è normale che un team ufficiale voglia avere i migliori piloti che si possono avere. Di conseguenze, è normale che ci possano essere due piloti che vogliono vincere il Mondiale. Questo non vuol dire che Danilo non lo voglia vincere, perché sinceramente vedendolo da vicino ha molto più potenziale di quello che ha fatto vedere fino ad ora. Arrivato a questo punto della carriera, ha a disposizione certi strumenti e tocca a lui trovare il modo per sfruttarli".

Domenicali ha detto che senza Lorenzo si respira più armonia in squadra. Tu cosa ne pensi?
"Quello è inevitabile, ma per il discorso che facevo prima. Quando ci sono due piloti così competitivi, è normale che si crei una rivalità, non è anomalo. Alla fine negli ultimi due anni non è successo niente di strano. Anzi, sarebbe potuto succedere molto di più e non è successo, come magari è accaduto in passato con altri compagni di squadra. Non è che prima ci fosse solo un'armonia sbagliata, era solo diversa. Secondo me, delle due, è più anomalo il modo in cui stiamo lavorando io e Danilo. Secondo me possiamo trarre dei benefici, anche se a questo livello è sempre molto complicato. Ci stiamo impostando bene su tante cose, ma se questo potrà essere un vero valore aggiunto lo scopriremo solo più avanti".

La rinuncia della Ducati a Lorenzo ti ha reso la punta di diamante della squadra, ma tu la senti questa pressione?
"Se sei un pilota ufficiale e vuoi vincere il Mondiale, non puoi soffrire queste situazione. E' normale che le devi saper gestire, perché non sono per niente facili, però sarei un po' immaturo se adesso soffrissi questa cosa. Se vuoi puntare a certi risultati, è normale dover fare i conti con una certa pressione, ma non si può avere tutto. Come ho detto, mi sento più 'comodo', ma perché guardo più alla mia crescita degli ultimi due anni che al contesto generale. Con Jorge, era normale che ci fosse tanta attenzione su di lui, ma io ho badato a lavorare su me stesso e si è visto".

Qual è quindi la differenza che senti tra questa vigilia e le ultimi due vigilie?
"Nel 2017 non eravamo ancora così forti, quindi c'era tante speranze, ma ancora anche tanti dubbi. L'anno scorso invece c'era tanta convinzione e determinazione, perché ci eravamo giocati il Mondiale fino all'ultima gara. Però poi abbiamo scoperto che il nostro pacchetto non era ancora completo, quindi c'era un buon feeling, ma non come quest'anno. Sono convinto di essere in una condizione migliore dell'anno scorso, anche se credo che sia ancora tutto da scrivere. Quello che è successo nella seconda parte del 2018 e quello che succederà nei test è solo una piccola parte di quello che dobbiamo andare a costruire".

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