Bagnaia: "Prima devo vincere, poi penseremo in grande"

Il pilota italiano è entusiasta per l'inizio della sua avventura da pilota ufficiale Ducati. Sente la pressione, ma vuole andare per gradi: il primo obiettivo è vincere una gara in MotoGP, poi proverà a pensare più in grande. E non vuole sentire confronti con il "maestro" Valentino Rossi.

Bagnaia: "Prima devo vincere, poi penseremo in grande"

Diventare campioni del mondo con un binomio tutto italiano. La lista di quelli che ci hanno provato con la Ducati è lunga ed ha nomi illustri come quelli di Loris Capirossi, Valentino Rossi ed Andrea Dovizioso. Quest'ultimo è andato molto vicino al bersaglio, ma alla fine si è inchinato a Marc Marquez nel 2017. Ora tocca a Pecco Bagnaia provare a raccogliere questa sfida.

Il pilota piemontese, campione del mondo della Moto2 nel 2018, ha coronato il suo sogno d'infanzia, nato quando vedeva in garage la Ducati dello zio. Diventare pilota ufficiale proprio in sella ad una Rossa ha un sapore speciale, ma sa bene che è anche una grossa responsabilità, sia dal punto di vista dello sviluppo che dei risultati. Ma questa è una cosa che probabilmente non fa altro che motivarlo di più, anche se per il momento preferisce ragionare uno step alla volta e quindi pensare alla prima vittoria nella classe regina, che lo scorso anno a Misano gli è sfuggita solo per un soffio.

I vertici di Ducati dicono che dovete vincere il Mondiale, ma siete due piloti al debutto nel team ufficiale. Vi mettono addosso troppa pressione o è un qualcosa che ti carica?
"Io penso che sia una pressione positiva, perché comunque da un pilota ufficiale è quello che ci si aspetta. Un pilota ufficiale non può pensare di fare quinto o sesto o comunque di fare una buona gara e due o tre male. L'obiettivo è per forza quello di vincere il titolo. Quello che però vorrei fare prima, come mi è successo nel 2018, che arrivavo senza vittorie al mio secondo anno in Moto2, è vincere la mia prima gara e poi cominciare a pensare in grande. La pressione che ci mettono addosso è solo positiva e sicuramente dà una grande spinta. Sia io che Jack sappiamo che essere nel team ufficiale porta grandi responsabilità sia a livello di sviluppo che di risultati".

Negli ultimi anni i piloti ufficiali della Ducati spesso hanno avuto dei problemi all'interno della squadra per diverse ragioni. E' un qualcosa che ti preoccupa?
"Sinceramente, con Ducati mi sono sempre trovato bene e messo davanti a tutte le altre questioni. Finché non capiterà a me, non è un qualcosa che mi preoccupa e non sento troppo questo timore di essere messo in discussione, anche perché le persone che ho conosciuto, che mi stanno vicino nel team, non mi hanno mai dato questa impressione. La relazione è molto buona, mi trovo bene con tutti, quindi sono abbastanza convinto che non succederà, a meno che non facessi sempre 15esimo, ma a quel punto sarei io il primo a mettermi in discussione ovviamente".

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Da un punto di vista umano, quali sono state le emozioni nel vestire per la prima volta il Rosso e nel fare le foto con la moto ufficiale?
"E' un sogno che si è avverato. Quando mi hanno detto di mettere questa divisa, è stato abbastanza emozionante perché per prima cosa sono in un team ufficiale, e poi sono in quello in cui avrei sempre voluto essere. Fin da bambino ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto essere qui. E' una grandissima emozione sia per me che per la mia famiglia. Quando sono andato a togliere il velo dalla moto, mi sono emozionato, perché non me l'avevano fatta vedere fino a quel momento, quindi quando l'ho vista è stato bellissimo".

Questa è una grande sfida, ma tu nel passato quelle più importanti le hai sempre vinte. Cosa pensi di poter portare di diverso alla Ducati rispetto ad un pilota esperto come Andrea Dovizioso?
"Sicuramente è la sfida più importante della mia vita. Ci hanno provato in molti e ci è riuscito uno solo, quindi mi piacerebbe molto riuscire ad essere competitivo e portare la Ducati a quello che si merita. Prendere il testimone di Dovizioso non sarà facile, ma neanche quello di Petrucci, perché entrambi hanno fatto un grande lavoro. E' una grandissima responsabilità, perché Dovi ha fatto secondo nel Mondiale per tre anni di fila e una volta è andato davvero vicino a vincerlo. Sarà molto dura, ma siamo qui per provarci ed abbiamo tutte le carte in regola per dimostrare che la nostra molto è la più veloce, così come i piloti".

A fine anno saresti contento se...
"Se i vertici Ducati sono felici, ma anche se io sono felice".

Il tuo mentore Valentino Rossi non è riuscito a vincere con la Ducati. Per te può essere una motivazione in più per farcela?
"Penso che la moto che abbiamo adesso non centra assolutamente niente con quella che aveva Vale. A livello strutturale è cambiata praticamente ogni persona. E' un progetto totalmente diverso. Molti piloti non riuscivano ad andare con quella moto e anche Dovi ha iniziato ad ottenere i suoi risultati dopo che è stata sviluppata. Penso che sia questo il motivo per cui Vale non è riuscito ad ottenere i risultati sperati, anche perché quando è tornato sulla Yamaha ha subito vinto. Non mi metto a confronto con lui, anche perché comunque è impossibile. La moto che abbiamo oggi è sicuramente più competitiva rispetto alla sua, quindi è impossibile riuscire a fare un paragone tra le due situazioni".

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I rookie Luca Marini ed Enea Bastianini hanno detto che ti chiederanno dei consigli. Tu sei pronto a darglieli?
"Con Luca ho già parlato davvero tanto. Ogni volta che c'è l'occasione gli spiego un po' come funzionano le gomme e cosa si deve fare in fase di frenata con la Ducati, perché è l'aspetto su cui possiamo guadagnare più tempo, ma è anche una parte molto complicata. Sto cercando di fargli capire queste cose, che forse è un po' quello che è mancato a me all'inizio, perché quando sono arrivato non sono riusciti a dirmi subito cosa dovessi fare. Entrambi hanno il vantaggio però di avere uno stile di guida più simile a quello che serve per la Ducati rispetto al mio. Anche quando ero compagno di squadra di Luca in Moto2, lui era quello che frenava forte e io invece quello che faceva tanta percorrenza. Lui è già in questa direzione, quindi spero per lui che l'adattamento alla nuova moto sia più semplice di quello che ho avuto io. Ma so che è una persona molto intelligente, quindi sono sicuro che si adatterà molto bene. Enea lo vedo molto meno rispetto a Luca, ma gliene parlerò perché non ho nessun problema a dire quello che penso sulla moto e su come va guidata. Anche perché comunque, sia nei test che nei weekend di gara, loro avranno accesso a tutte i miei feedback ed ai miei dati, quindi non ci sarebbe motivo di tenere qualcosa nascosto".

L'anno scorso avevi parlato della tua preoccupazione legata ai viaggi ed al rischio di contrarre il COVID-19. Quest'anno pensi che userai di più i voli privati?
"Non posso ancora permettermi i voli privati. Se ci sarà l'occasione qualche volta, magari la sfrutterò, ma spero sempre che la Ducati faccia i charter, che mi sembra la soluzione migliore".

Nel video della presentazione abbiamo visto un anello al dito, c'è qualcosa che devi dirci?
"Non mi sono sposato (ride)! Mio zio mi ha regalato un anello che ha fatto lui con un dado e l'ho messo. Anche a livello affettivo è un qualcosa di molto importante, quindi continuerò a portarlo. Però era sulla mano destra, quindi non è segno di un matrimonio".

Tuo padre sarà il team manager del Team VR46 nel CIV. Cosa ci puoi dire a riguardo?
"E' una cosa molto bella. Ha sempre avuto un qualcosa in più rispetto agli altri papà dal lato umano per questo tipo di cose. Penso che sia un ruolo che gli si addice molto, soprattutto quello di stare con i giovani, perché è sempre stato molto bravo ad interagire con loro e a fargli capire le cose. Così come ha fatto con me. Quindi sono molto felice e soprattutto orgoglioso che anche lui sia riuscito ad entrare in questo mondo. Penso che farà un grandissimo lavoro, lo vedo carichissimo e ormai quando mi chiama lo fa soprattutto per parlarmi delle sue nuove cose e a me fa piacere".

Francesco Bagnaia, Ducati Team

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