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Acosta non ritiene fattibile un'associazione dei piloti di MotoGP: "Siamo troppo egocentrici"

A 24 ore dal GP di Catalogna di MotoGP, caratterizzato da numerosi incidenti, in cui Pedro Acosta era partito dalla pole position ma non è riuscito a portarlo a termine, il pilota della KTM continua a ritenere che "non si sarebbe mai dovuto prendere il via per la terza volta".

Pedro Acosta, Red Bull KTM Factory Racing

La pioggia che è caduta intorno alle 13:00 su Barcellona ha interrotto anticipatamente l'ultimo test ufficiale della MotoGP con le moto da 1000 cc, cosa che la maggior parte dei piloti ha apprezzato dopo un weekend intenso come quello vissuto al GP di Catalogna.

Dopo il test, Pedro Acosta ha parlato con noi giornalisti presenti a Montmeló e gli è stato chiesto se, con il senno di poi, i suoi sentimenti su quanto accaduto domenica nella movimentata gara di Barcellona fossero cambiati.

"Ho lo stesso punto di vista di ieri, non c'era bisogno di una terza gara. Il giro della seconda sarebbe stato sufficiente, e avrebbero potuto assegnare la metà dei punti. Fare una terza gara era un po' sfidare il destino: se c'erano già stati due incidenti così gravi, non c'era bisogno di cercarne un terzo. Continuo a pensarla così", ha ribadito.

Alcuni piloti, come Joan Mir o Enea Bastianini, ritengono che una soluzione per evitare il problema cronico alla prima curva del Circuit de Barcelona sarebbe quella di spostare in avanti la griglia, in modo da non arrivare in fondo al rettilineo a 300 km/h. "Che soluzione", ha commentato il pilota della KTM. "Se la partenza è più vicina alla prima curva e freni troppo tardi, ti succede la stessa cosa, qui come in Ungheria. Non credo che quella sia la soluzione", ha sottolineato.

Un problema técnico en la moto de Pedro Acosta, causó el accidente de Alex Márquez que provocó la primera bandera roja del domingo

Un problema tecnico alla moto di Pedro Acosta ha causato l'incidente di Alex Márquez che ha provocato la prima bandiera rossa di domenica

Foto di: Jose Jordan / AFP via Getty Images

"Quella di Zarco è stata un vera sfortuna, è molto difficile che ti capiti quello che è successo a lui, che gli si è incastrata la gamba nella moto di Pecco (Bagnaia), è davvero sfortuna. Lo stesso vale per Alex (Marquez). È vero che alla curva 2 le moto finiscono contro il muro; lo stesso vale per la 12, dove è caduto Jorge Martin venerdì. Ma tutto sommato credo che qui a Barcellona sia tutto abbastanza sicuro. Ci sono circuiti in condizioni molto peggiori, qui almeno si possono spostare le tribune più indietro e creare vie di fuga. A Jerez, per esempio, se cadi alla curva 7, come è successo a me nel mio primo anno in MotoGP, non è possibile spostare la tribuna più indietro, perché dall’altra parte c’è l’ultima curva", ha riflettuto.

Pedro non crede nell'associazione dei piloti

Un tema ricorrente da alcuni anni e che non riesce a concretizzarsi è quello dell'associazione dei piloti di MotoGP. Giovedì Luca Marini ha denunciato che i piloti non si recano più alla Safety Commission e che si dovrebbe eleggere un rappresentante, proponendo l'italiano Pecco Bagnaia.

"Pfff, no, non la penso così. Si riuniscono sempre molti piloti quando succede qualcosa di questa portata o quando in Malesia l'anno scorso c'è stato l'incidente in Moto3. Non credo che si debba andare ogni settimana (alla Safety Commission) a dire che è spuntata una nuova buca sul circuito. Non credo che quanto accaduto ieri si sarebbe potuto evitare con una riunione della Safety Commission. Immagino che ora tocchi a noi capire quanto siamo disposti a rischiare la pelle dopo che sono successe queste cose".

In F1 esiste un'associazione dei piloti, con voce e potere per cercare di difendere gli interessi dei corridori, la "Grand Prix Drivers Association" (GPDA). Motorsport.com ha chiesto ad Acosta se ritiene che in MotoGP si possa arrivare ad un tipo di organizzazione simile per difendere gli interessi dei corridori.

"Non so bene come funzioni quella della F1, non lo so. Alla fine è quello che ho detto ieri, siamo noi a fare lo spettacolo e non basta solo stare al centro della scena, bisogna guardare cosa succede intorno. È difficile cercare una soluzione dopo che è passato così poco tempo".

Tuttavia, Acosta è già diventato uno dei piloti di punta di questo gruppo, uno di quelli che deve trainare la squadra in questo tipo di situazioni.

"È come in tutte le cose, uno si tira indietro se si tirano indietro gli altri venti. Se uno si sta giocando il Mondiale, che non è il mio caso, ma è quello di Bezzecchi, per esempio, se lui non avesse voluto correre ieri, ma solo un altro pilota rivale per il titolo fosse andato in griglia, lui lo avrebbe seguito. Stai inseguendo il sogno della tua vita, se gli altri partono, parti anche tu. Dovremmo restare fermi tutti e venti e dire che non si corre".

Pedro Acosta, Red Bull KTM Factory Racing

Pedro Acosta, Red Bull KTM Factory Racing

Foto di: Gold and Goose Photography / Getty Images

Da qui, sicuramente, l’importanza di avere un’associazione forte. "È molto complicato, c’è sempre qualche pilota che vede un’opportunità in un fine settimana. È come se mi dicessi due ore prima della gara che se succede qualcosa non si corre. Per un fine settimana in cui sei in forma, avrei voluto correre. Bisogna capire che noi piloti, anche se non sembra, siamo piuttosto egocentrici. Cerchi sempre le tue opportunità per dare un colpo di martello sul tavolo".

Riguardo al test ufficiale di Barcellona, in cui Pedro ha chiuso in testa alla classifica dei tempi (1'38"767) dopo 28 giri, e che si è concluso prima del previsto a causa della pioggia, il pilota KTM si è mostrato molto parco di parole. "Abbiamo provato le mappature del motore. Sapevamo che non ci sarebbero state grandi novità, dato che era l’ultimo test con le moto 1.000cc. Nessuna sorpresa, né abbiamo trovato alcun miracolo. Ma sembra che ci sia comunque qualche piccolo margine di miglioramento", è stato il suo riassunto della giornata.

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