La Yamaha piazza il poker alla 8 Ore di Suzuka, il Mondiale però è della FCC TSR Honda

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La Yamaha piazza il poker alla 8 Ore di Suzuka, il Mondiale però è della FCC TSR Honda
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Van der Mark e Lowes regalano il quarto successo di fila alla Casa di Iwata, approfittando degli errori di Rea, che relegano la Kawasaki al terzo posto. La Honda ci prova, ma due pit stop in meno non bastano.

Dopo il dominio mostrato nelle prove, la Kawasaki sembrava la grande favorita per la vittoria finale della 8 Ore di Suzuka, ma alla fine la Casa di Akashi non è riuscita ad interrompere la striscia trionfale della Yamaha, che ha sfoderato uno storico poker nella grande classica giapponese.

Michael Van der Mark ed Alex Lowes non hanno commesso la minima sbavatura ed hanno regalato alla Yamaha il quarto trionfo consecutivo, che tra l'altro è anche il quarto in carriera per l'olandese, che nel 2013 e nel 2014 aveva trionfato con la Honda, prima di piazzare un'altra doppietta con la R1 tra l'anno scorso e quest'anno.

Pur non essendo sceso in pista per i postumi di un incidente avvenuto nel corso delle prove, per le statistiche da oggi può contare quattro successi anche il collaudatore MotoGP Katsuyuki Nakasuga, che completava l'equipaggio con i due piloti ufficiali provenienti dal Mondiale Superbike.

In un certo senso, Van der Mark e Nakasuga hanno quindi scritto una pagina di storia della 8 Ore, raggiungendo a quota otto successi una leggenda come Wayne Gardner, ma anche Shinichi Ito e Ryuichi Kiyonari. L'anno prossimo, se saranno al via, potranno dunque provare a dare la caccia al primato assoluto di Tohru Ukawa, che a Suzuka si è imposto per ben cinque volte.

Come detto, il duo della Yamaha ha avuto il merito di rimanere lontano dai guai, cosa che invece non si può dire per il Re della Superbike Jonathan Rea, che questa volta ne ha davvero combinate di tutti i colori: prima ha calcolato male i tempi per il rientro ed è rimasto a secco, facendo perdere oltre mezzo minuto alla Kawasaki del Team Green.

Poi è scivolato sul bagnato con le gomme slick, ma in regime di safety car. Una caduta avvenuta davvero a bassissima velocità, dalla quale però la sua ZX-10RR è uscita piuttosto malconcia. Questo è stato il colpo del KO, anche se poi "Johnny" ed i suoi compagni Leon Haslam e Kazuma Watanabe sono stati bravi a reagire e a portarsi a casa almeno il gradino più basso del podio.

Tra Yamaha e Kawasaki si è quindi inserita la Honda, che quest'anno tornava in veste ufficiale con la squadra HRC Red Bull. Pur non avendo un vero e proprio big all'interno del suo equipaggio formato da Takaaki Nakagami, Takumi Takahashi e PJ Jacobsen (Leon Camier si è infortunato nei test collettivi di qualche settimana fa), la Casa dell'Ala dorata è arrivata vicina all'impresa.

La CBR Fireblade si è confermata una moto capace di consumare molto meno carburante rispetto alla R1, ma due pit stop in meno non sono bastati per impedire alla Yamaha di piazzare il suo strepitoso poker. Va detto però che il ritorno in veste ufficiale sembra effettivamente aver ridato linfa alle speranze di vittoria in una gara a cui i giapponesi tengono davvero tanto.

In palio però oggi c'era anche il titolo iridato Endurance e per la prima volta nella sua storia a conquistarlo è stata la FCC TSR Honda, con Josh Hook, Freddy Foray ed Alain Techer che hanno concluso in quinta posizione assoluta pur avendo dieci punti da amministrare sui diretti rivali della Yamaha GMT94, alla fine sesti con il terzetto composto da Mike Di Meglio, David Checa e Niccolò Canepa.

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