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Intervista
Le Mans 24h di Le Mans

Le Mans | Marciello: "Pensavo di andar più forte, ma BMW cresce"

Il pilota svizzero è sereno alla prima 24h di Le Mans della sua carriera con la M Hybrid V8, vettura che gli piace, ma che ancora non dà quelle sensazioni ideali per poter esprimersi al meglio al volante.

Raffaele Marciello con il casco speciale dedicato a Jules Bianchi

Era il suo sogno da diverso tempo e sta per realizzarlo, Raffaele Marciello, pronto a tuffarsi nella mitica 24h di Le Mans con la BMW.

Armato della M Hybrid V8, il portacolori del Team WRT è al debutto sul Circuit de la Sarthe, ma nei test di domenica scorsa la sua LMDh #15 ha perso tempo a causa della sostituzione del motore per un piccolo problema tecnico, per cui fin dalle prove libere di oggi ci sarà parecchio da fare.

Lo svizzero si è mostrato comunque sereno e carico quando nella mattinata di mercoledì si è seduto a parlare coi giornalisti presenti in Francia, tra cui Motorsport.com, raccontando quelle che sono le sue sensazioni di inizio avventura con la Casa bavarese e in una nuovissima categoria.

Lello, finalmente sei alla 24h di Le Mans: come ti senti in questo nuovo ambiente?
"E' un paddock molto grosso rispetto alle altre 24 ore. Diciamo che quella del Nurburgring è un po' più selvaggia, mentre questa mi ricorda un po' Spa o Daytona. Adesso inizia ad arrivare la gente e penso che sarà una bella esperienza".

Come sono andati i test di domenica?
"Ho fatto pochi giri perché hanno dovuto cambiare il motore. Non abbiamo girato tanto, però alla fine c'è ancora tanto tempo per prepararci. Anche perché hanno trovato qual è stato il problema ed era la prima volta che succedeva, quindi non siamo preoccupati".

#15 BMW M Team WRT BMW M Hybrid V8: Dries Vanthoor, Raffaele Marciello, Marco Wittmann

#15 BMW M Team WRT BMW M Hybrid V8: Dries Vanthoor, Raffaele Marciello, Marco Wittmann

Foto di: Alexander Trienitz

Hai ritrovato qualcosa delle tue esperienze passate o qui c'è proprio tutto un altro approccio?
"Sono passati tanti anni da quando correvo in monoposto, quindi dopo un po' perdi un po' anche i ricordi. In confronto al GT è abbastanza diverso, perché hai più carico aerodinamico e in frenata non hai l'ABS. E' proprio una cosa completamente diversa".

C'è un aspetto che ti ha colpito fin da subito della LMDh?
"Alla fine è una macchina da corsa vera e propria. Ci sono tante cose che ti fanno sentire più pilota. Diciamo che è tutto un po' più figo".

Qui non si possono usare gli 'scaldoni', com'è il feeling quando si parte con le gomme fredde?
"Come nelle altre gare del WEC, si scivola molto, ma alla fine è uguale per tutti, quindi bisogna adattarsi. E' pericoloso quanto vuoi, ma è così per tutti".

Quanto ci vuole più o meno a trovare il range di temperatura ideale?
"Dipende. Per esempio, domenica era caldo, quindi nel giro d'uscita si perdevano 8-9 secondi, neanche tanto. Devo dire che tutto sommato era anche abbastanza facile. Durante la notte e se dovesse esserci più freddo sarà complicato, però è uguale per tutti. Come è difficile per noi, lo sarà per Porsche, Ferrari, eccetera. Se qualcuno riesce a farlo meglio, bravi loro".

Il degrado delle gomme invece com'è?
"Non sembra alto. Non essendoci i sistemi per pre-riscaldarle, devi provare a fare più stint possibili, ma sembra che se ne possano fare anche tre di fila con le soft. Ma la pista è molto dritta, quindi è anche normale che non ci sia troppo degrado".

#15 BMW M Team WRT BMW M Hybrid V8 di Dries Vanthoor, Raffaele Marciello, Marco Wittmann

#15 BMW M Team WRT BMW M Hybrid V8 di Dries Vanthoor, Raffaele Marciello, Marco Wittmann

Foto di: Nikolaz Godet

Per voi è il debutto a Le Mans, ma la macchina ha già corso un anno in IMSA: riuscite ad avere uno scambio di informazioni con la squadra americana?
"Diciamo che essendo due team diversi, non come Penske con Porsche, i messaggi magari sono un po' filtrati. Magari tanti dei problemi che hanno avuto loro l'anno scorso sono passati un po' in sordina e ci sono ancora quest'anno. Forse si poteva lavorare un pochettino meglio, però alla fine stiamo progredendo, quindi vediamo".

C'è un aspetto su cui pensi che la macchina abbia un ampio margine di crescita?
"Un po' su tutto, sinceramente. La frenata è un po' il nostro punto debole. Ma in generale dobbiamo avere più indicazioni sul mezzo. Ci sono tanti sistemi che filtrano tutte le sensazioni e se non riesci a sentire tutto, perdi confidenza e vai più piano".

Quindi serve una macchina un po' più sincera?
"No, bisogna tornare un po' alle basi, fare una macchina un po' più da corsa e pensare meno ai calcoli".

La Qualifica la farai tu?
"No, Dries (Vanthoor), mentre la partenza spetterà a Marco (Wittmann)".

Per la prima volta, forse la Qualifica diventa importante, perché ci sono tante Hypercar e forse pioverà nella prima parte di gara...
"E' sempre bello entrare in Hyperpole ed essere davanti, soprattutto per chi fa la Qualifica. Però alla fine leggevo che nella categoria principale non hanno mai finito più di due macchine nel giro di testa. Alla fine quindi, anche se parti ultimo, ma riesci a rimanere nel giro del primo, sei nei primi cinque. E' così in tutte le 24 ore, tolte magari quelle americane che hanno un regolamento molto particolare. La posizione di partenza conta, ma il giusto. Quello che conta è fare una gara con meno errori possibili, cercando di non prendere penalità".

#15 BMW M Team WRT BMW M Hybrid V8: Dries Vanthoor, Raffaele Marciello, Marco Wittmann

#15 BMW M Team WRT BMW M Hybrid V8: Dries Vanthoor, Raffaele Marciello, Marco Wittmann

Foto di: Marc Fleury

Per te che hai corso anche nell'IMSA, il discorso della Safety Car su una pista di 13 km non fa perdere troppo tempo?
"Con le Slow Zone potrebbe andare bene anche senza Safety Car. Magari in passato poteva avere anche un po' più valore, perché c'erano pochi prototipi e ti aiutava a tenere tutti vicini fino alla fine. Quest'anno magari si poteva fare anche senza, un po' come al Nurburgring".

Per quanto riguarda la gestione del traffico, come ti stai trovando nel WEC?
"E' più facile qua che al Nurburgring. Là per esempio c'erano le GT4 che sul rettilineo vanno più forte di noi, ma anche passare le Cup non è così facile, devi sempre forzare un po' in ingresso. Qui, tolte Indianapolis e le Curve Porsche, arrivi sempre molto più forte sul dritto, quindi è più semplice".

Com'è andata la prima esperienza al Nurburgring con BMW?
"E' durata poco. Secondo me avevamo buone chance, perché andavamo forte. Il team ha fatto ricorso, ma non so come andrà, vedremo".

Sei passato da Mercedes a BMW: sono due case tedesche, ma l'atmosfera com'è? E' diversa?
"E' diverso perché in Mercedes comunque era un programma clienti, non ho mai lavorato direttamente con la Casa. Qui c'è molto lavoro diretto con BMW e quella è la più grande differenza. Ma in generale non credo che ci sia un meglio o un peggio, è solo diverso. Sono due Costruttori che hanno vinto tanto, quindi sono due metodi di lavoro che funzionano".

Raffaele Marciello con una casco speciale per Jules Bianchi

Raffaele Marciello con una casco speciale per Jules Bianchi

Foto di: Rainier Ehrhardt

Però sei andato subito forte: ti aspettavi di metterci un po' di più per l'adattamento alla macchina?
"Con la GT stiamo già andando bene ma, se devo dire io, in Hypercar vorrei fare già qualcosa in più. Pensavo che sarebbe stato un pochettino più facile subito, però questa cosa che la vettura è un po' 'ovattata' a livello di feedback mi toglie un po' di feeling. Però sta andando meglio ogni volta ed anche la macchina sta migliorando, quindi va bene".

Quando parli di feeling intendi la gestione dell'ibrido?
"Di quello in realtà noi non facciamo niente. Proprio il guidare in sé, frenare tardi, trovare il limite, tutte queste cose. Poi non sono neanche tante le volte che giri: prima del Qatar avevo fatto solo due giorni di test, di cui uno era bagnato. Nel WEC non giri tanto neanche nelle prove, quindi arrivi in gara anche senza troppa esperienza con la macchina. E' anche per questo che ci vuole tempo, ma alla fine sta andando meglio".

Prima dicevi che sulla GT avete l'ABS e qui no, ma poi c'è anche il discorso della gestione dei consumi: sono cose che rendono più difficile la frenata?
"Avendo tanti sensori, che devono sempre stare nei valori giusti, secondo me bisogna tornare un po' di più alle basi, come magari una LMP2. Nel senso che quando freno la macchina segue quello che io faccio, non quello che il computer vuole. Questo ti porta a perdere feeling. Probabilmente se il sistema funziona al meglio, il problema non si pone. Comunque lo stiamo implementando, abbiamo delle nuove modalità, che in teoria dovrebbero aiutarci ad avere più feeling".

Visti i pochi test, sei già riuscito a provare la macchina in notturna?
"Col bagnato, ma alla fine con i fari che abbiamo, che funzionano molto bene, non è fondamentale. Poi comunque qui si faranno anche le prove in notturna".

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