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WEC 24 Ore di Le Mans
Le Mans è della Porsche. Toyota ferma a 4' dalla fine
Rocambolesco finale della 24 Ore: Nakajima perde il boost a 4' dalla fine e si ferma sul traguardo. Vincono Jani-Lieb-Dumas dopo non essere riusciti a combattere con i rivali nelle ultimi fasi. Alla Ford la GTE

Guido Schittone
Modificato: 20 giu 2016, 09:13
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Un dramma sportivo, non una tragedia. Una maledizione perché alla Toyota è accaduto quello che non si poteva pensare: perdere la 24 Ore di Le Mans stradominata a 4 minuti dalla conclusione quando Nakajima è rimasto senza boost dopo una corsa in cui ha disposto degli avversari come ha voluto.
Ci sono stati pianti e disperazione; e l'incredulità della gente della Porsche, di Marc Lieb-Neel Jani e Romain Dumas che fino ad allora erano rimasti battuti sul campo. Ha vinto la Porsche perché Le Mans si vince allo scoccare delle 24 Ore. Ma il verdetto tecnico e il giudizio sulla corsa non cambiano. La Toyota ha dominato, ha fatto tutto in modo perfetto. Ma non è bastato.
La 050 Hybrid: superiore in tutto alle rivali
Così Le Mans si è risolta in una cavalcata triste delle 050. Più risparmiose, visto che in media si fermavano un giro dopo la rivale diretta Porsche, ugualmente veloci, affidabili. Capaci di rispondere agli attacchi dei rivali con immediatezza. Guidate da buoni piloti e da un box che sulla strategia aggressiva ha basato fin da subito il proprio percorso.
Se si pensa a ciò che erano le Toyota dell'anno passato-lontanissime dalla vetta e senza alcun futuro- lo smacco, per Porsche e Audi, è pesante. In pochi mesi, ovvero da Le Mans del 2015, alla primavera 2016, i giapponesi hanno messo in piedi un progetto dal doppio volto: rivoluzionario nel sistema ibrido e semplicissimo nella tradizionalità di un telaio e di una forma aerodinamica che nulla, in apparenza, hanno di particolarmente originale.
La gara delle Toyota è stata impressionante: la vettura di rincalzo, quella di Sarrazin-Conway-Kobayashi, ha preso il comando delle operazioni già dalla prima ora e lo ha mantenuto fino a quando qualche piccola magagna e probabili ordini di scuderia non hanno spianato la strada alle prime guide, gli ex campioni del mondo Davidson e Buemi coadiuvati dall'ormai maturo Nakajima. Non c'è mai stato un momento in cui la supremazia delle 050 sia stata messa in discussione. Solo all'ultimo metro. È ingiusto ma è la legge dello sport, delle corse e della vita.
Porsche troppa prudenza
La Porsche ha perso la corsa fin dalle prime battute e l'ha vinta nelle ultimissime. Ha deciso di sostituire le proprie guide al primo rifornimento e non ha mai dato l'impressione di attaccare, di aggredire un avversario che a poco a poco stava scappando. Nel modo tipico degli orientali. Con un passo simile ma migliore e soprattutto con soste ai box sempre ritardate, perchè la preparazione di Le Mans da parte della Toyota era stata impostata accettando questo rischio.
La Porsche invece ha preferito affidarsi a uno schema che non ha funzionato, non sappiamo se per un problema tecnico di base o per un errore di gestione. Di sicuro le 919 Hybrid sono state penalizzate più delle altre nella lunga, fin troppo, fase della partenza dietro safety car. Le pressioni delle gomme sono andate a ramengo e anche per un pilota velocissimo come Neel Jani è diventato difficile riuscire a rispondere agli avversari.
A Hartley-Webber-Bernhard è andata ancora peggio: di fatto sono usciti dalla corsa già nelle prime ore per un altro problema che ha colpito la vettura campione del mondo, diventata da un anno a questa parte più fragile di quanto si potesse pensare. Che Porsche temesse questo appuntamento lo si era compreso nella decisione di ritornare al vecchio sistema di batterie al litio del 2015 al posto di quello utilizzato a Silverstone e a Le Mans. Fino a 4' dalla conclusione sembrava aver fallito la missione. Le Mans invece le ha dato ragione.
Audi: fine del diesel?
A uscire con le ossa rotte da Le Mans è l'Audi. La Casa che ha costruito le proprie fortune sportive negli ultimi decenni proprio sui trionfi alla 24 Ore ha disputato una corsa a livello di quella del Nurburgring dell'anno passato: ovvero la peggiore delle ultime stagioni. Mai veloci, sempre alle prese con problemi di affidabilità, ridotti ad avere una sola vettura in gara dopo pochissimo, i ragazzi di Ingolstadt hanno forse compreso che con le regole attuali del WEC continuare a insistere sulla propulsione diesel non paga. Ci si ferma prima per le ridotte capacità del serbatoio, si hanno maggiori ingombri a causa del propulsore, si è costretti a inventare vetture complesse e difficili come la R18 che ha un'aerodinamica interessante, un avantreno da Formula 1, ma si porta appresso ancora tanti problemi di cui non si vede una soluzione immediata. E ora l'interrogarsi sul futuro, su cosa si vuole davvero fare in prospettiva diventa obbligatorio e non può più essere rimandato.
Ford quanta fatica! E ora basta polemiche
Per vincere a Le Mans hanno schierato quattro vetture. Le tradizionali due che gareggiano nel WEC gestite direttamente dalla Multimatic e le altre che provengono dal campionato Imsa. Quelle di Chip Ganassi. Sembrava impossibile che le Ford GT potessero perdere la corsa e invece per lunghi tratti hanno dovuto subire il ritmo indiavolato della Ferrari 488 che non ti aspetti, quella del Risi Competizioni che Giancarlo Fisichella, Toni Vilander e Matteo Malucelli hanno pilotato in modo perfetto per tutto l'arco delle 24 Ore. Alla fine l'affermazione della Ford di Dirk Muller-Sebastien Bourdais e Joey Hand non fa una grinza.
La vettura statunitense, che ricordiamo corre nel WEC con una speciale deroga di omogolazione perché ancora non sono stati venduti i 150 esemplari richiesti dal regolamento, ha goduto tra la prima corsa di Silverstone e Le Mans di innumerevoli vantaggi sul fronte del BoP, causando feroci polemiche da parte degli avversari, Corvette in testa ma anche Porsche e indirettamente la stessa Ferrari.
Come avevamo scritto in occasione delle qualifiche ad avere dato fastidio è stato soprattutto l'atteggiamento delle prime corse, il nascondere le prestazioni a tutti i costi. In Ford controbattono dicendo che il programma prevedeva una marcia di avvicinamento a Le Mans fatto in questo modo, studiato per correggere gli errori.
Di sicuro una Ford vincente in terra francese a 50 anni dalla sua prima affermazione fa comodo a molti, al marketing della Casa, alla corsa stessa e a tutto l'ambiente del WEC. Però ciò che è accaduto dopo le qualifiche, con l'improvviso cambiamento del BoP prima della gara, dovrebbe far riflettere. Siamo nella manifestazione di durata più importante al mondo e in un campionato mondiale. Sedersi a un tavolo e mettersi d'accordo una volta per tutte per regolamentare la categoria è obbligatorio, altrimenti si proseguirà con le ripicche, i sospetti, le gelosie. E questo non fa il bene del motorsport.
Gli italiani possono solo consolarsi con la prestazione della Ferrari 488 del team Risi, seconda sul campo ma probabilmente penalizzata per uno stop and go non rispettato. Giancarlo Fisichella è arrivato a Le Mans carico come una molla, in corsa ha attaccato e gestito, è stato il faro di un equipaggio che in Vilander ha trovato una valida spalla-persino più grintosa di quella che gareggiava fino all'anno scorso a fianco di Bruni- e in Malucelli un ragazzo velocissimo che appare ormai maturo per costruirsi una carriera professionale finalmente pari alle sue potenzialità, che sono tante. Dispiace invece ciò che è accaduto alle due 488 ufficiali dell'AF Corse. Quella di Bruni-Calado-Pierguidi è stata tradita dal motore, dopo un problema all'alternatore.
L'altra di Rigon-Bird-Bertolini dalla rottura di un cerchione posteriore ma già al momento del ritiro i tre erano costretti a viaggiare con un 30 per cento di potenza in meno a causa di un problema al turbocompressore. Un peccato, perché senza queste magagne la Casa del cavallino avrebbe potuto battersi ad armi pari con le eredi delle GT40 di Detroit. Anche a bilanci (economici) pendenti e di molto dalla parte degli avversari. Gli altri, dalla Corvette all'Aston Martin fino alla Porsche non sono di fatto mai entrati in lizza per la vittoria, se non nelle prime battute ma per le cause contingenti della pista bagnata e umida. Il Cavallino si consola con la vittoria della Ferrari 458 della scuderia Corsa tra le GTE AM.
Che bravi i ragazzi dell'Alpine
Come sempre spettacolare, grande calderone tra professionisti importanti e gentleman, la LMP2 ha offerto il consueto affresco di imprese e errori macroscopici. Han trionfato i migliori nella costanza, nella professionalità e nella capacità di gestire tutte le fasi della corsa. Nicolas Lapierre, Stephane Richelmi e Gustavo Menezes non hanno bisogno di presentazioni: sono un magnifico equipaggio formato da un pilota velocissimo ed esperto, Lapierre, da una stella della GP2 convertitosi alle ruote coperte, Richelmi, e da uno dei protagonisti dell'europeo di F3 dell'anno passato. Hanno dominato, guadagnandosi la vittoria per meriti e non per regali altrui. Da sottolineare la prestazione delle BR01: sono vetture italiane e per la prima volta sono riuscite a salire sul terzo gradino del podio con un pilota del calibro di Petrov, affiancato da uno che a Le Mans sembra abbonato alle vittorie, Shaytar, e dall'altro russo Ladygin. Per il team, che nasce da una costola della AF Corse, è un motivo d'orgoglio aver saputo emergere in condizioni difficili e contro lo strapotere delle Oreca e , in misura minore, delle deludenti Ligier.
La classifica finale della 24 Ore di Le Mans
Cla #PilotiAutoClassGiriTempoGapDistaccokm/hPitsRitiratoPunti 1 2
Romain Dumas
Neel Jani
Marc Lieb Porsche 919 Hybrid LMP1 384 30 2 5
Anthony Davidson
Kazuki Nakajima
Sébastien Buemi Toyota TS050 Hybrid LMP1 383 1 lap 28 3 6
Stéphane Sarrazin
Kamui Kobayashi
Mike Conway Toyota TS050 Hybrid LMP1 381 3 laps 28 4 8
Lucas Di Grassi
Loïc Duval
Oliver Jarvis Audi R18 LMP1 372 12 laps 29 5 7
Andre Lotterer
Marcel Fassler
Benoit Tréluyer Audi R18 LMP1 367 17 laps 31 6 36
Nicolas Lapierre
Gustavo Menezes
Stéphane Richelmi Alpine A460 LMP2 357 27 laps 33 7 26
Will Stevens
Roman Rusinov
René Rast Oreca 05 LMP2 357 2'40.640 35 8 37
Vitaly Petrov
Viktor Shaytar
Kirill Ladygin BR01 LMP2 353 31 laps 32 9 42
Nick Leventis
Danny Watts
Jonny Kane Gibson 015S LMP2 351 33 laps 33 10 33
Tristan Gommendy
Pu Junjin
Nick de Bruijn Oreca 05 LMP2 348 36 laps 33 11 41
Julien Canal
Nathanaël Berthon
Memo Rojas Ligier JS P2 LMP2 348 52.618 33 12 27
Maurizio Mediani
Nicolas Minassian
Mikhail Aleshin BR01 LMP2 347 37 laps 36 13 23
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