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Intervista

Perché Grosjean ha scelto l'IndyCar, ma non correrà sugli ovali

Nonostante il suo terrificante incidente in F1 in Bahrain, Romain Grosjean non ha perso l'amore per le monoposto ed approderà in Indycar, anche se non correrà sui superspeedway.

Romain Grosjean, Haas F1 Team VF-20

"Ho sentito che c'è un'atmosfera diversa in Indycar, e sarà fantastico. I fan si avvicinano di più, i piloti fanno i barbecue e socializzano tra di loro... Sono corse di alto livello in pista, ma fuori dalla macchina si torna al motivo per cui abbiamo iniziato tutti a correre quando eravamo giovani: perché ci piaceva".

"Questo è qualcosa che si perde un po' durante la carriera professionale, ma penso che in Indycar posso recuperare. E sono pronto per questo...".

Così ha parlato Romain Grosjean, ora che il suo immediato futuro è stato stabilito. Guiderà la vettura #51 del Dale Coyne Racing in 13 dei 17 round della IndyCar Series 2021.

Eppure, di recente, non era sembrato così entusiasta a questa prospettiva e prima forse lo era ancora meno. Anche se sospettava che il 2020 potesse essere la sua ultima stagione con la Haas, e quindi la sua ultima in Formula 1, aveva considerato la IndyCar solamente in maniera superficiale. E l'incidente nel Gran Premio del Bahrain lo aveva portato a vacillare ulteriormente.

Ora però ha ammesso che questo derivava da un malinteso fondamentale su quella che era stata l'evoluzione della serie negli ultimi anni. Una volta chiarito, il suo interesse è salito immediatamente.

"E' stato guardando il calendario IndyCar che mi sono convinto a farlo", ha detto a Motorsport.com. "Non so perché, ma avevo in mente che la Indycar corresse all'80% sugli ovali e solo il 20% sugli stradali, e quando ho verificato ho capito che era il contrario. Ho pensato: 'Sono un'idiota, perché non ho controllato prima?'".

"Ho guardato le corse, le adoro, e conosco alcuni piloti come Simon Pagenaud, Sebastien Bourdais e Marcus Ericsson. Ma in termini di guida - e forse mi sbaglio completamente - non sono mai stato attratto dagli ovali, anche se ovviamente sono spettacolari da guardare. Comunque, poi ho guardato il calendario, ho visto Road America, Mid-Ohio, St. Pete, Long Beach, Laguna Seca, Barber, e queste piste sono assolutamente fantastiche. Ho pensato: "OK, andiamo!".

Perché niente superspeedway?

 

Photo by: Motorsport Images

Nonostante l'incidente in Bahrain, nel quale la sua vettura è penetrata nella barriere, per il quale quindi può essere considerato un miracolato a prescindere dall'incendio, Grosjean ha sottolineato che le monoposto non lo intimidiscono, anche se c'è un effetto collaterale persistente.

"Ci sono due piste che non farò quest'anno", ha detto. "Una è il Texas Speedway (dove ci sarà un doppio appuntamento nel 2021) e la 500 Miglia di Indianapolis. Per quanto mi piacerebbe vincere la Indy 500, presentano un rischio significativo ed abbiamo assistito ad alcuni incidenti enormi. Non sto dicendo che i piloti si fanno male, ma comunque guidano ad oltre 210 miglia orarie, proprio uno accanto all'altro, quindi è un rischio. Questo è il fattore limitante rispetto a com'ero prima dell'incidente in Bahrain".

"Se avessi 25 anni e non avessi figli, farei tutta la stagione, senza dubbio. Ma sono un padre di tre figli e per due minuti in Bahrain hanno pensato di aver perso il padre. Quindi, se fossi più giovane, sì, farei tutto accettando che il motorsport comporta dei rischi. Ma essendo un padre, non posso far passare un'altra situazione così alla mia famiglia, e ad Indianapolis si possono avere dei grossi incidenti. Principalmente, i piloti non si fanno male, ma quando li vedi in tv, per un attimo ti si ferma il respiro. Penso che i miei figli abbiano già avuto una sensazione che davvero nessuno vorrebbe mai avere. E non posso fargliela passare di nuovo".

Eppure, abbandonare completamente le corse è stata solamente un'opzione fugace nella sua testa.

"Mi sono chiesto durante l'inverno se volessi smettere di correre, e molto rapidamente ho detto a mia moglie: 'Mi dispiace, questo probabilmente non è quello che vuoi sentire, ma voglio tornare a correre'. E lei mi ha sostenuto molto. Invece di dirmi che non dovrei farlo, lei ed i miei figli sono stati dalla mia parte. Sanno che se voglio essere felice ed essere me stesso, ho bisogno di correre, perché è sempre stato parte della mia vita. La cosa che abbiamo concordato è che non correrò sui superspeedway, perché il rischio è troppo alto. Dale l'ha capito e questo è fantastico".

Eppure gli ovali intrigano un pochino Grosjean, che ha ammesso di essere potenzialmente interessato a correre sulle 1,25 miglia del World Wide Technology Raceway a Gateway.

"Sì, avete notato che ho appena detto superspeedway", ha sorriso. "A seconda di come va il campionato, sto pensando a quella pista. Se stiamo lottando per una buona posizione, e sono sicuro di aver trovato i miei riferimenti, mi piacerebbe provarci".

Le opzioni con i prototipi

Grosjean has already won sportscar races, thanks to racing a Ford GT with Thomas Mutsch for Matech Competition back in 2010.

Grosjean has already won sportscar races, thanks to racing a Ford GT with Thomas Mutsch for Matech Competition back in 2010.

Photo by: DPPI

Molti piloti europei, ed in particolare quelli francesi, metterebbero la 24 Ore di Le Mans in cima alla lista dei loro desideri una volta terminate le loro avventure in Formula 1. L'ex compagno di Grosjean alla Haas, Kevin Magnussen, ha scelto infatti le corse endurance, ed in particolare l'IMSA. Anche Romain ha avuto delle opzioni, ma nessuna di queste era attraente come l'Indycar.

"Sì, c'erano altre categorie, altre opportunità, in particolare con i prototipi", ha detto. "LMDh, la nuova generazione, arriverà nel 2023 ed è interessante. Ma ci sono due anni d'attesa e prima volevo correre in qualcosa che mi sarebbe piaciuto".

"Ovviamente non ho mai guidato una IndyCar, ma sono abbastanza sicuro che mi divertirò. Tutti quelli che conosco con cui ho parlato - il mio ingegnere alla Haas, Simon Pagenaud e Marcus Ericsson - mi hanno tutti detto che mi piacerà. Una cosa che ho capito dopo il mio incidente in Bahrain, vedendo la morte così da vicino, è che volevo correre con qualcosa con cui mi sarei divertito".

Le frustrazioni della Formula 1

Una parte intrinseca del divertimento di Grosjean sarà la capacità di lottare per podi e vittorie. L'anno scorso, ha causato una leggera polemica quando ha ironicamente messo in discussione se la Formula 1 debba essere classificata come uno sport, vista la disparità tra le auto più veloci e quelle più lente. Facendo un paragone con il tennis, disse che era come costringere Roger Federer a fare gli Open di Francia con una racchetta da ping-pong.

Non è una sorpresa quindi che Grosjean sia un fan della parità di condizioni, perché ha un curriculum eccellente nelle formule propedeutiche. Tra il 2005 ed il 2011, ha conquistato titoli in Formula Renault, Formula 3 Euroseries, GP2, GP2 Asia ed Auto GP.

Una quantità di successi talmente elevata da aver sedato i dubbi che lo circondavano dopo essere stato scaricato dalla Renault in F1, quando era stato chiamato come sostituto di Nelson Piquet Jr. Non molti piloti ottengono una seconda chance dopo aver fallito alla prima esperienza in Formula 1. Eppure, alla fine del 2011, dopo delle ottime prestazioni in GP2, è stato messo sotto contratto dalla Lotus.

Happier times at Bahrain – scoring his first podium for Lotus in 2012.

Happier times at Bahrain – scoring his first podium for Lotus in 2012.

Photo by: Motorsport Images

Nei quattro anni successivi ha ottenuto 10 podi, "flirtando" con la vittoria un paio di volte e chiudendo due volte il campionato nella top 10. Ma nei cinque anni successivi, alla Haas, ha via via prodotto sempre meno lampi, con la squadra che si è gradualmente allontanata dai migliori.

Grosjean vede l'IndyCar come l'antitesi di questa situazione e l'antidoto per la sua precedente frustrazione.

"Mentre sono sulla cyclette davanti alla TV, guardo il canale IndyCar su YouTube. E' davvero bello, con 30 minuti di highlights o il replay di gare complete del 2020, 2019 o 2018. Devo dire che il genere di corse 'puro' che ho amato per tanti anni e che mi è mancato tanto recentemente. In Formula 1, non hai la sensazione di lottare nello stesso campionato della Mercedes".

"Sapere che fondamentalmente tutti hanno la stessa macchina, le stesse possibilità, è qualcosa che mi è mancato. E poi sapere che se hai una qualifica difficile o qualche problema ad inizio gara, tu come pilota puoi fare la differenza, perché le vetture sono molto simili, è mega".

"Così, anche se Dale Coyne ha una squadra più piccola di Roger Penske e Chip Ganassi, le macchine sono effettivamente le stesse. Quindi se lavoriamo bene insieme e io uso la mia esperienza, possiamo essere competitivi. Ho molto da imparare, lo so: non ho mai fatto una partenza lanciata in monoposto prima, devo imparare il comportamento delle gomme e tutti i dettagli dei circuiti. Ma se lavoriamo bene insieme, penso che potremo ottenere grandi risultati".

E' pronto fisicamente?

Grosjean returns to the paddock the week after his crash with his hand in a bandage.

Grosjean returns to the paddock the week after his crash with his hand in a bandage.

Photo by: Andy Hone / Motorsport Images

Dal punto di vista pratico, è giusto chiedere a Grosjean della sua mano sinistra che, sei settimane dopo l'incidente, è ancora piuttosto viola e con la nocca dell'indice sinistro crudelmente esposta. Essendo senza servosterzo, le vetture IndyCar non sono semplici da guidare, soprattutto su tracciati accidentati come i cittadini, quindi la presa sul volante potrebbe creargli qualche problema...

"La mano destra è al 100% e la sinistra direi che è al 50%", ha ammesso. "Ma sta migliorando ogni giorno. Per il nostro primo test al Barber, il 22 febbraio, potrei avere qualche limitazione per quanto riguarda l'utilizzo dei cordoli. Alla chicane in discesa, i piloti usano molto il cordolo di sinistra e questo potrebbe essere ancora un po' difficile. Ma per quando torneremo lì per la prima gara della stagione, a metà aprile, dovrebbe essere completamente a posto. Non vedo l'ora".

Grosjean, Kevin Magnussen, George Russell, Alex Albon, Sergio Perez, Daniil Kvyat - tutti i piloti che avevano i contratti in scadenza alla fine del 2020 - erano sulla lista sorprendentemente lunga di Dale Coyne. Così come Nico Hulkenberg, alcuni piloti di GP2 e probabilmente uno o due talenti della Super Formula, in Giappone.

Molti di questi piloti, pur essendo molto talentuosi, avrebbero potuto trascorrere la stagione in Indycar alla DCR senza impegnarsi troppo nella "causa", distratti magari dai tentativi di tornare sulla scena europea. Nel caso dei piloti Haas, Magnussen e Grosjean, sembra che il loro passo verso gli States sia stato fatto senza rivolgere lo sguardo indietro.

"Mi mancheranno sicuramente alcune cose, come le persone con cui ho lavorato", ha detto Grosjean. "Il mio ingegnere alla Haas, Ayao Komatsu, con cui ho lavorato dal 2009. Era con me alla Lotus ed è venuto con me quando sono andato alla Haas. E ci sono molte altre persone con cui ho lavorato molti anni che mi mancheranno".

"Ma quando ho lasciato il paddock del Bahrain, mi sono detto: 'Ho odiato quel paddock tanto quanto l'ho amato'. Ed è perché quello che mi è mancato di più in questi ultimi anni è stata l'opportunità di vincere delle gare".

"Questo è qualcosa che voglio trovare con Dale Coyne. Mi sta dando una grande opportunità qui".

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