IndyCar | Alla scoperta della PREMA americana: siamo stati nella sede di Indy
La squadra italiana, che ha in bacheca 87 titoli nelle corse automobilistiche, ha varcato l'Oceano per entrare nella più importante serie americana per monoposto. Con René Rosin e Giacomo Piccini andiamo alla scoperta di una nuovissima struttura che è ancora in allestimento, per dare uno sbocco professionale ai piloti della filiera.
La sede della Prema Racing ad Indianapolis
Foto di: Roberto Chinchero
Percorrendo le ‘Interstate’ 69 e 465 che circoscrivono la città di Indianapolis spiccano le grandi strutture che sorgono adiacenti l’autostrada, sedi su cui campeggiano nomi che evocano la storia delle corse statunitensi. Chip Ganassi Racing, AJ Foyt, Rahal Letterman, Ed Carpenter, Arrow McLaren, fino alla nuova sede dell’Andretti Global, nella cittadina di Fisher.
A meno di un chilometro dall’enorme complesso, in un nuovo edificio di 7.000mq che fino allo scorso mese di luglio era totalmente vuoto, sta prendendo forma un sogno covato da tempo. Da pochi giorni sopra l’accesso principale è apparsa l’insegna PREMA, la stessa che da decenni campeggia sulla sede di Grisignano di Zocco.
Prema si prepara alla IndyCar 2025
Foto di: Prema Powerteam
L’attività è frenetica, un timelapse che scorre velocemente scandendo il varo di una squadra che nel primo weekend di marzo esordirà nel campionato Indycar. René Rosin, Giacomo Piccini e Angelina Ertsou percorrono chilometri all’interno degli enormi spazi ancora parzialmente arredati, grandi scatole di materiale giunte dall’Italia (per lo più marchiate Dallara) insieme ad attrezzature tecniche e arredamenti per uffici.
“Abbiamo appena finito di costruire un muretto identico a quello che delimita la pit-lane delle piste americane, definisce l’area dove faremo le prove di pit-stop”, spiega René Rosin. Due enormi ‘truck’, spinti dalle tradizionali motrici che dominano le autostrade statunitensi, occupano solo una parte dello spazio dedicato ai mezzi di trasporto, nel quale alberga anche un enorme camper di Romain Grosjean, terzo pilota della squadra.
I mezzi di trasporto della Prema Indycar nel garage della sede di Indianapolis
Foto di: Roberto Chinchero
Nella zona dedicata all’assemblaggio delle monoposto stanno prendendo forma quattro vetture, due con specifiche per circuiti stradali ed altrettante destinate agli ovali.
“Qui è regola – spiega Piccini – anche se la scocca è la stessa non c’è tempo per adattare le monoposto, in calendario ci sono weekend su cittadini seguiti pochi giorni dopo da un fine settimana su un ovale, poi ci sarà una quinta vettura di scorta”.
La sede della Prema in preparazione nella factory di Indianapolis
Foto di: Roberto Chinchero
Coperto sotto un telo c’è anche il primo motore arrivato dal reparto sportivo della Chevrolet a Charlotte, sede che la scorsa settimana ha ospitato la presentazione ufficiale del programma. L’agenda è fittissima, ma non c’è aria di tensione, l’atmosfera è resa frizzante da una visibile dose di entusiasmo, d’altronde la scelta di uscire dalla ‘confort zone’ europea nella quale il team PREMA è diventato un riferimento assoluto è nata come una nuova sfida, voluta e non certo imposta.
“Molte persone ce lo chiedevano da tempo – ha confidato René Rosin – ci sono stati diversi piloti che dopo aver concluso il programma F2 avrebbero voluto proseguire il rapporto con la nostra squadra, ma non avevamo programmi da offrire. Anche diversi addetti ai lavori nel paddock F1 ce lo hanno più volte consigliato: ‘dovreste andare in Indycar’. Quindi, eccoci qui, stiamo prendendo forma”.
René Rosin con Callum Ilott e Robert Shwartzman piloti Prema in IndyCar
Foto di: Prema Powerteam
La sfida è enorme, andare a competere con i top team della serie statunitense sul loro terreno di caccia è un’impresa mai riuscita a nessuna squadra europea, e in PREMA lo sanno molto bene. “In questa serie c’è tanta conoscenza specifica che ovviamente non abbiamo – ha confermato Rosin – per questo abbiamo deciso di strutturare la squadra con professionisti che hanno una grande esperienza Indycar, ad iniziare dal team principal Piers Phillips (ex Rahal Letterman Lanigan Racing) e dall’operation manager Graham Quinn, che vanta un lungo trascorso nel team Andretti”.
Nella sede della Prema Racing ad Indianapolis lo staff si prepara
Foto di: Roberto Chinchero
Uno dei punti fermi di questo progetto è la volontà di non lasciare da parte l’esperienza che PREMA ha maturato in Europa, il dna di una squadra che in quarant’anni d’attività ha messo in bacheca 87 titoli. “L’obiettivo è miscelare le due filosofie – ha ribadito Rosin – alla guida del dipartimento tecnico ci sarà Guillaume Capietto (ingegnere francese da anni figura di riferimento per i programmi F2 e F3) e altro personale che arriverà dall’Europa”.
Lo spirito PREMA è stato da subito un elemento alla base del progetto. Al di là dello staff tecnico, anche i due piloti sono degli ‘ex’, ovvero Callum Ilott e Robert Shwartzman. Non solo, anche in un ruolo cruciale come la gestione dei due piloti c’è una figura ex Prema, Ryan Briscoe. “Ho corso tanti anni qui negli Stati Uniti – ha spiegato l’ex campione F.Renault e F.3 – allo stesso tempo il mio percorso di formazione è avvenuto in Europa e soprattutto in PREMA. Il mio ruolo sarà quello di ponte di collegamento tra i due mondi”.
La Prema ad Indianapolis
Foto di: Roberto Chinchero
“Siamo coscienti di avere moltissimo da imparare – ha chiarito Rosin – ma non mettiamo certo da parte le nostre ambizioni. L’obiettivo in questa prima stagione sarà quello di fare bene soprattutto sui circuiti cittadini e stradali, per quanto riguarda gli ovali avremo bisogno di più tempo”.
Il programma Indycar è già stato pianificato per un periodo molto lungo, l’obiettivo è quello di accelerare i tempi ma al momento non c’è traccia di stress. Alla presentazione della squadra era presente anche Max Papis, oggi direttore di gara del campionato Indycar.
“Ho il rammarico di non aver mai corso in PREMA – ha commentato sorridendo – quando ho iniziato la mia carriera in Italia avrei voluto correre in F3 con loro, ma le nostre strade non si sono incrociate. Ai tempi c’era Angelo Rosin al timone, oggi suo figlio René, ma lo spirito vedo che è sempre lo stesso, sono certo che arriveranno dove vogliono essere”.
Presto sulla sede di Fishers ci saranno due bandiere, una statunitense ed una italiana. “Non dimentichiamo di certo chi siamo - ha commentato Rosin – ma è giusto anche rendere omaggio al nostro personale americano, ci tengono molto”.
Uscendo da una delle porte poste sul retro della struttura spicca in lontananza l’enorme struttura in via di completamento del team Andretti, uno dei casi più cristallini del sogno americano.
“Non siamo venuti qui per far numero – ha concluso Rosin – questo programma ci sta impegnando parecchio e rappresenta un passaggio molto, molto importante nella storia di PREMA. Alla fine c’è solo un modo per dare un senso a tutto, ed è far bene in pista, come è giusto che sia”.
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