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Grosjean: una seconda vita piena di soddisfazioni in IndyCar

Il pilota francese sta vivendo una seconda vita in America dopo aver concluso la sua esperienza in F1 in modo drammatico. In questa intervista esclusiva, Grosjean racconta gli aspetti positivi della sua avventura in IndyCar.

Grosjean: una seconda vita piena di soddisfazioni in IndyCar
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Il tremendo incidente avvenuto in occasione del Gran Premio del Bahrain ha fornito immagini così strazianti che anche Netflix non ha avuto bisogno di esagerare con il dramma. Nonostante le ustioni rimediate, che hanno prematuramente interrotto la sua carriera in F1, la passione di Romain Grosjean per questo sport è rimasta intatta ed il francese ha un nuovo capitolo della sua vita in IndyCar.

Cinque mesi dopo quell'esperienza quasi mortale, Motorsport.com ha incontrato il francese poco prima delle qualifiche a St Petersburg in Florida.

"Mi sono appena lavato prima di incontrarti", afferma ridendo Grosjean. "È così diverso dalla F1! Ma mi piace molto".

Si può capire dal sorriso sul suo volto come ami essere di nuovo in un paddock, ma lo si potrebbe perdonare se volesse essere il più lontano possibile dopo quello che è successo a Sakhir lo scorso novembre.

"Quell'incidente, alla fine, è stato una cosa positiva nella mia vita", dice. "Sì, la mano mi fa male e non è bella da vedere. Questa mattina ho dimenticato di bendarla prima delle prove ed ho sentito tanto dolore. Questa esperienza mi ha fatto capire che la vita è bella. Mi ha fatto comprendere quanto sono fortunato ad avere i miei tre figli e mia moglie. Ogni giorno è un bonus".

La IndyCar era la boccata d'aria fresca di cui aveva bisogno dopo un decennio trascorso nel paddock della F1?

"Molto", annuisce. "La Formula 1 rimane la Formula 1. Non mi pento di averci passato 10 anni, so che sono stato molto fortunato a fare quello che ho fatto. Ma qui ho trovato una felicità che non avevo da molto tempo”.

"Gli ultimi anni in F1 sono stati una sofferenza perché non trovavamo le performance nonostante provassimo diverse cose. L’IndyCar mi dà la possibilità di giocarmela alla pari. E’ divertente".

Romain Grosjean, Dale Coyne Racing with RWR Honda

Romain Grosjean, Dale Coyne Racing with RWR Honda

Photo by: Barry Cantrell / Motorsport Images

Romain, adesso, si sta godendo la vita. Nei giorni che precedono il weekend di gara nella bella città sulla baia della Florida, Grosjean è stato a contatto con l'acqua. Non c'era abbastanza vento per il suo hobby del kitesurf, ma ha incontrato un nuovo amico che gli ha prestato una tavola così da poter saltare sulla superficie della costa del golfo di Tampa Bay. Poi ha trascorso un paio di giorni sulla sua bici da strada, semplicemente "scoprendo cose".

Prima di allora, aveva esplorato l’America con la moglie e i tre figli prima che il campionato iniziasse.

"Abbiamo fatto un viaggio di famiglia, siamo venuti una settimana e mezza prima di Barber, siamo andati giù a Key West e poi a Miami, dove abbiamo preso un camper, poi abbiamo guidato fino alla costa orientale della Florida, verso Atlanta", racconta. "Tra una gara e l'altra sono di base a Miami, mi piace molto”.

"Ok, non è la Formula 1 dove un pilota viene pagato 50 milioni di dollari all'anno. Con il budget di un team di F1 si potrebbero far correre tutte le squadre del campionato. Ma le corse sono davvero combattute, e c'è una bella atmosfera tra i piloti”.

Romain sta anche godendo il “ritorno alle origini” garantito della IndyCar, monoposto più vicina ai suoi giorni vincenti in GP2. Nonostante la minore potenza e l'aderenza, sta trovando la sua Dallara-Honda più semplice da guidare, anche rispetto alla sua spesso ricalcitrante Haas.

"Sai una cosa? In Formula 1 ti alleni duramente perché è molto impegnativa per il corpo", dice. "Poi arrivi alla IndyCar e, sì, per il collo è più facile da affrontare dato che ci sono meno forze G in gioco, ma la quantità di lavoro che devi fare dietro il volante è completamente diversa!”.

"Lo sterzo è super-pesante, molto più alto di quello che avevo in GP2. Quando guidavo in GP2 ero 12 chili più leggero di adesso. Non ho avuto problemi con il volante, ma questo è molto duro! Le gomme sono molto buone. Firestone è Bridgestone e sono super-felice con loro”.

"Il modo in cui si corre è diverso. Si corre a tavoletta fino alla bandiera a scacchi. In Formula 1, invece, si spinge al massimo per un paio di giri e poi ci si prende cura delle gomme e ci si stacca da chi precede  perché di solito si hanno problemi con la temperatura dei freni e così via. Qui ti butti a capofitto e basta".

Romain Grosjean, Dale Coyne Racing con RWR Honda

Romain Grosjean, Dale Coyne Racing con RWR Honda

Photo by: Phillip Abbott / Motorsport Images

Tutto questo è certificato dall’ enorme sorriso sul suo volto, e si ha anche la sensazione che si stia godendo l'atmosfera familiare del suo team Dale Coyne Racing.

"Puoi giocare con il bilanciamento dell'auto ed altri parametri. La vettura è 20 anni indietro rispetto alla F1 tecnologicamente, ma alla fine chi se ne frega? Tutti hanno la monoposto e le corse sono divertenti. Non hai davvero bisogno di più cavalli o tecnologia. Gli ammortizzatori e le gomme ti danno il grip necessario mentre l’aerodinamica è limitata".

La sua stagione è iniziata bene, qualificandosi settimo per la gara inaugurale della stagione a Barber Motorsports Park per poi concludere decimo, mentre al GP di Indinapolis ha ottenuto la prima pole in carriera. "A Barber non avevo mai provato a risparmiare carburante con questa macchina, quindi quando la squadra mi ha detto, 'Faremo due soste', ho detto 'OK, risparmiamo carburante'.

"Venendo dalla F1 è stato abbastanza facile. Lì era un qualcosa di più estremo, quindi per me è stato abbastanza naturale. In realtà stavo risparmiando troppo rispetto a quello che avremmo dovuto fare. Da questo punto di vista sono a posto, mentre devo capire meglio la frenata e l'entrata in curva. Sono abbastanza diverse rispetto alla F1".

Il suo problema principale finora è stata la poca esperienza in pista “aggravata” dall’impossibilità per le squadre di testare gli pneumatici “rossi”. Per questa ragione può prendere confidenza con queste gomme solo nei weekend di gara.

"Non rendono le cose facili ai rookie!", ride. "La prima volta che ho usato le rosse è stata Barber in FP2. Ho fatto un outlap, il primo giro cronometrato, poi c'era una bandiera rossa - subito dopo era la qualifica! OK, andiamo!”.

"Anche a St Pete, ho fatto solo quattro giri sulle rosse prima delle qualifiche. Ma mi piace. La grande sfida è data dallo stile di guida che è molto diverso dalla F1. Da questo punto di vista devo ancora migliorare”.

Romain Grosjean, Dale Coyne Racing con Rick Ware Racing Honda

Romain Grosjean, Dale Coyne Racing con Rick Ware Racing Honda

Photo by: Art Fleischmann

Anche se la sua squadra non è al livello del Team Penske, del Chip Ganassi Racing e dell’Andretti Autosport, Grosjean è certo che tutti abbiano la possibilità di lottare per la vittoria a differenza che in F1. Ho già sentito via radio 'P1, P1!' e non lo sentivo da molto tempo!'" esclama. "Forse dal 2013, e anche allora la Red Bull era troppo veloce in qualifica. In gara, speravi che gli succedesse qualcosa, ma non è successo molto spesso...”.

"Alcune squadre qui sono più grandi di altre, ma noi siamo come i piccoli che giocano con loro. Il bello della IndyCar è che tutti sono così vicini".

Fuori dalla pista, Grosjean ha già fatto amicizia nel paddock, aiutato dal fatto di conoscere i francesi Simon Pagenaud e Sebastien Bourdais. E mentre rimane un professionista pagato, si sta godendo lo stile di vita americano più rilassato che offre la IndyCar.

"Ovviamente prendo la cosa molto seriamente", dice. "Ma se voglio una birra la sera prima del giorno della gara, ne prendo una. Mi godo la vita. Faccio un buon barbecue, mi rilasso la sera, vado a dormire, poi mi sveglio il giorno della gara e mi concentro totalmente”.

"La vita è fantastica e me la sto godendo il più possibile. Sono fortunato a fare ciò che amo di più. Sono ancora in forma, penso di bruciare più calorie guidando una IndyCar che in F1! Teoricamente quando finisco una gara potrei andare a mangiare un buon hamburger!”.

In questo momento sta facendo tutto questo senza la sua famiglia, tornata in Europa. Mentre discutiamo di questo, il suo sorriso raggiante scompare per la prima volta durante la nostra chiacchierata.

"A livello familiare, penso che sarà difficile", si rammarica. "Sarà molto duro stare lontano da loro per un mese. Ma loro sanno quanto sono felice qui, e se ci pensi, dopo l'incidente, la mia vita è migliorata".

Anche se la F1 è una serie globale, mentre la IndyCar una serie nazionale, i suoi regolari spostamenti transatlantici hanno aggiunto una nuova prospettiva: "Sembra quasi di viaggiare di più ora, perché per andare a casa devo tornare in Europa, quindi ogni volta affronto otto ore di viaggio”.

Romain Grosjean, Dale Coyne Racing with Rick Ware Racing Honda

Romain Grosjean, Dale Coyne Racing with Rick Ware Racing Honda

Photo by: Phillip Abbott / Motorsport Images

L’accordo firmato da Grosjean esclude la possibilità di correre sugli ovali. E’ un qualcosa che lo fa sentire diverso dai suoi rivali?

"Non fare i superspeedway ti permette di vivere in Europa", dice. "Se facessi anche i superspeedway, non potrei mai tornare in Europa, starei lontano per troppo tempo. Sarà strano quando tornare a casa quando ci sarà la Indy 500!".

Aiuta il fatto che ci sono così pochi ovali in calendario e così Grosjean salterà solo quattro gare, di cui due già disputate. Ma è intrigato da questi tracciati?

"Mi piacerebbe correre a Gateway, l'ovale corto, per vedere com'è", dice, ricordando a se stesso che deve parlarne con il capo della squadra... "Se avessi 25 anni e non avessi figli, non sarebbe un problema. La cosa difficile per ora è che la mia famiglia è lontana. Se dovesse succedere qualcosa sarebbe difficile…”.

"Se dovessero affrontare 10 ore di volo non potrei permettermi di fargli rivivere quello che è successo in Bahrain quando per due minuti e quarantatre secondi non sapevano se avevano ancora un padre o un marito. Non posso metterli in quella situazione daccapo. Quindi questa scelta non è per me, è per loro”.

"E’ stata una decisione di squadra presa con Marion. Non ho mai pensato di smettere di correre. Anche nel mio letto d'ospedale, il mio unico obiettivo era cercare di tornare a correre ad Abu Dhabi. Ma capisco che per la mia famiglia e i miei amici tornare a correre dopo quell’incidente è difficile. Quindi abbiamo trovato un punto di incontro per far sentire tutti a proprio agio”.

"La maggior parte dei piloti con cui parlo amano assolutamente guidare sugli ovali, dicono che sia molto divertente. È strano, perché dall'esterno mi viene da pensare: 'Davvero?'. Si gira in tondo, a tutto gas! Ma sembra che a loro piaccia davvero".

La sua famiglia lo raggiungerebbe negli USA per vivere negli Stati Uniti a tempo pieno?

"Se tutto va secondo i piani, ci sono grandi opportunità qui", dice. "Sono fortunato ad avere un ottimo rapporto con la Honda e loro disputano alcune gare endurance con Acura in DPi. Ho sempre detto che Daytona, Sebring e Petit Le Mans sono gare in cui voglio competere. Correre in IndyCar ed anche quelle gare potrebbe essere abbastanza bello. Se inizia ad avere una bella vita, con le opportunità che ci sono, non vedo perché non dovremmo venire per qualche anno e poi tornare in Europa, o no, chi lo sa. Scott Dixon è venuto qui per una stagione, no? Lui è qui da sempre!".

Quante probabilità ci sono che si trasferisca a tempo pieno negli Stati Uniti?

"L'80%. Quando si sente parlare delle sparatorie e così via... è abbastanza scioccante per una persona che arriva dall'Europa. Quindi questo è il lato negativo. Ma, finora, Marion si è divertita a venire qui, e io mi sto divertendo. Quindi, vedremo".

Motorsport.com ha poi ricordato a Grosjean come anche Jean Alesi fosse contrario agli ovali fino a quando ha preso parte alla Indy 500 del 2012.

“Non sai quanto l’ho preso in giro per quella gara. Gli ho detto che era troppo vecchio!”.

Grosjean ora ha 35 anni, non 25, ma Alesi ne aveva 47 quando ha cambiato idea sugli ovali, quindi mai dire mai…

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