Well Done Wheldon!

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L'incredibile succede a Indianapolis, il più rocambolesco dei finali

Incredibile, appassionante, forse addirittura sconvolgente. E' veramente difficile trovare le parole per descrivere la centesima 500 Miglia di Indianapolis, la gara delle gare del motorsport statunitense. Non si può parlare d'altro che del finale probabilmente più rocambolesco della lunghissima storia dell'ovale dell'Indiana, ancora di più del mitico finale tra Scott Goodyear e Al Unser Jr del 1992, con i due piloti staccati da 4 soli millesimi di secondo. Tutto succede negli ultimi 50 giri, quando si riparte dopo una caution e Dario Franchitti pare avere la gara in mano. Esperto, sicuro di se, con una macchina veloce e affidabile, l'italo-scozzese pare giocare al gatto col topo. Poi dopo un'altra ventina di giri ricomincia la rumba delle soste, probabilmente l'ultima della gara. Quasi tutti si fermano, tranne Danica Patrick che resta fuori. Ce la potrà fare la pilotessa a vendicare la Indy 500 del 2009, quando è stata passata da Helio Castroneves e Dan Wheldon negli ultimi giri perché costretta ad alzare il passo per arrivare al traguardo? Sembra di si, ma a 8 giri dalla fine l'inganno viene svelato e Danica è costretta alla sosta. Così in testa ci potrebbe tornare Dario Franchitti, ma nonostante la sosta il campione in carica della Indycar è lo stesso corto di benzina e quindi costretto ad moderare i consumi, così in testa compare il protagonista più inatteso, un ragazzo alla sua prima 500 Miglia, salito nella categoria dopo aver vinto l'Indy Lights 2009: J. R. Hildebrand. Mentre tutti rallentano perché la bandiera gialla sperata e sognata non appare lo statunitense vola e passa in testa, alzando il ritmo mentre invece i giri calano. Quattro, tre, due, e poi la bandiera bianca... i 500.000 spettatori sono tutti in piedi, il boato della folla sale e addirittura copre il rumore del motore della Dallara-Honda in pista a oltre 200 miglia all'ora di media. L'orgoglio americano è al massimo: un ragazzo a stelle e strisce, sponsorizzato dalla National Guard, al debutto nella gara più americana che c'è, sta per trionfare alla grande. Ultimo giro, passata curva uno e subito dopo curva due, il rettifilo opposto scivola via che neanche ce se ne rende conto e ormai pare fatta; si piega per la terza e manca solo l'ultima curva prima della bandiera a scacchi... ma come in tutte le favole c'è un ma. In questa favola il ma si chiama Charlie Kimball, la cui unica colpa è trovarsi nella curva quattro mentre l'eroe sta facendo la sua parata verso la gloria. Hildebrand ha troppa paura di perdere, non vuole alzare per timore che lo raggiungano e così decide di passare Kimball all'esterno, dove però ad attenderlo ci sono le temutissime "marbles", cioè le palline di gomma staccate dagli pneumatici, che rendono l'esterno della traiettoria scivolosa, scivolosissima... e in un attimo il paradiso muta in inferno! Ahi, quanto è duro il muro che attende Hildebrand! La Dallara subisce la botta ma la velocità è così alta che la vettura non si ferma... e schizza velocissima verso il traguardo... ma non basta. Dan Wheldon è un marpione, sfrutta la scia di Kimball e passa tutti sul traguardo, andando a conquistare la sua seconda 500 Miglia, quella del centenario, mentre tutti scioccati guardano Hildebrand che termina la sua corsa (in tutti i sensi) alla curva 1, dopo aver raggiunto un secondo posto che prima del via avrebbe desiderato con forza e che invece ora pare un incubo, un demone che tutti già si chiedono se nel prosieguo della sua carriera sarà capace di battere. Guarda il video!

Indycar - Indianapolis 500 - Gara

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Campionati IndyCar
Piloti Dan Wheldon
Articolo di tipo Ultime notizie