Daytona, 9° Ora: il pedale del freno… frena Kanaan

La Riley-Ford numero 02 del formulista brasiliano, costretta ai box da un'avaria, ha smarrito ben 10 giri

Daytona, 9° Ora: il pedale del freno… frena Kanaan

Le speranze di Chip Ganassi di riportare un'altra vittoria nella Rolex 24 at Daytona hanno subìto una grossa batosta durante la nona ora, quando Tony Kanaan ha portato la propria Riley-Ford Ecoboost in corsia box e ha perduto parecchio tempo...

Il Prototipo contraddistinto dal numero 02, probabilmente il più veloce sfidante al dominio finale alla Ligier-Honda della Michael Shank Racing, è stato colpito dalle prime avarie meccaniche al 255esimo giro, subito dopo un restart causato dalla Lamborghini numero 21 della Konrad Motorsport, le cui bandiere gialle si sono rese necessarie per recuperare la macchina ferma in pista.

Il team yankee ha riferito che il pedale del freno del brasiliano si era abbassato sino al pavimento del veicolo e così i tecnici sono stati forzati a cambiare l'intero impianto frenante. Il fatto che ciò sia avvenuto in regime di bandiera verde ha implicato che l'equipaggio abia perso circa 10 giri, “uccidendo” le proprie possibilità di vittoria poco prima che Kyle Larson salisse a bordo.

Una volta esperiti tutti i pit-stop per cambio gomme e rifornimento, Ricky Taylor e la Corvette DP della WTR sono emersi davanti al brasiliano Oswaldo Negri, mentre in seno alla scuderia Action Express c'era Eric Curran a precedere il compagno di squadra Scott Pruett, una vera e propria leggenda nella maratona della Florida. In quel momento Ryan Hunter-Reay, noto asso della IndyCar, “funzionava” perfettamente in quinta posizione sulla Corvette DP dell'équipe Visit Florida. Nelle due precedenti ore di gare, non era comunque mancati i capovolgimenti di fronte anche al vertice assoluto della corsa.

Al settimo rintocco dell'orologio, A.J. Allmendinger aveva perduto il comando delle operazioni durante il pit-stop, consentendo a Brendon Hartley sulla Riley-Ford numero 01 di Chip Ganassi di portarsi in testa davanti a Pipo Derani con la Ligier-Honda, Tony Kanaan nella seconda auto di Ganassi, con Marc Goossens quarto al volante della Corvette DP brandizzata Visit Florida.

In seguito, Hartley ha passato il volante ad Andy Priaulx, Derani ha dato la macchina della ESM a Johannes van Overbeek, Kanaan si è fermato a propria volta ai box e Goossens ha ricevuto un drive through per aver fatto girare le ruote quando la sua auto era ancora sui martinetti pneumatici. Così, Allmendinger ha ripreso il comando della classica statunitense sulla Ligier-Honda della Michael Shank Racing davanti ad Albuquerque con la Corvette DP numero 5 della Action Express e alle due Riley-Ford Ecoboost di patron Chip. Anche la Mazda ha (ri) fatto capolino sul tracciato con due giri di ritardo e con al volante Spencer Pigot, già campione Indy Lights.

E l'ottava ora? Tony Kanaan aveva portato al vertice della 24 Ore USA la Riley-Ford della Chip Ganassi Racing dopo essersi fermato ai box alla vigilia dell'ennesima “caution”, ma a Oswaldo Negri era bastata una sola tornata per riportarsi al comando dopo le bandiere verdi del riavvio. Forse più notevole di tutte è stata però la successiva impresa di Ricky Taylor, capace di elevare la Corvette DP della scuderia WTR dalla quarta posizione alla leadership assoluta, superando Kanaan proprio al restart.

All'inizio del 244esimo giro ha dovuto concedere però il primato assoluto alla Ligier-Honda di Negri. Taylor ha continuato tuttavia a mantenere la virtuale piazza d'onore davanti a Kanaan, mentre la Corvette DP dell'équipe Visit Florida, già punita con una sanzione, ha mantenuto il quarto posto con Marc Goossens alla guida. La quinta e sesta posizione erano invece appannaggio della coppia Filipe Albuquerque-Eric Curran, portacolori Action Express.

La battaglia nella categoria GTLM si è riscaldata notevolmente durante la nona ora, allorché la notte incombeva su Daytona Beach. Dopo una ripartenza, James Calado sulla Ferrari 488 della SMP Racing è infatti emerso da qualche disavventura di troppo in pista davanti alle due Corvette - Gavin precedeva allora Magnussen - seguito da Earl Bamber con la Porsche 911 numero 912 e Toni Vilander sull'altra “Rossa” del team di Giuseppe Risi.

Tuttavia, egli aveva appena effettuato una sosta ai box, quando è scattato l'ennesimo momento di “caution” (causato dall'uscita di strada del PC numero 85 della JDC Miller affidato a Kenton Koch), cosa che ha costretto la Ferrari a precipitare al sesto posto. Oliver Gavin ha mantenuto la posizione sino al termine della fase di bandiere gialle quando ha effettuato il proprio pit-stop, lasciando il compagno di squadra Jan Magnussen in testa al gruppo della Classe GTLM, con Augusto Farfus secondo sulla BMW numero 5 e Michael Christensen virtualmente terzo alla guida della Porsche distinguibile dalla cifra 912.

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