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Intervista

Ravaglia: "Zanardi vulcano di idee, tutti i ricordi sono belli"

Il rientro di Alex nel mondo delle corse ha avuto in Roberto Ravaglia una figura chiave che lo ha legato a BMW e tantissime nuove esperienze costruite con un entusiasmo che solamente il bolognese riusciva a trasmettere a chi lavorava con lui. Dettando il passo sempre con il sorriso e belle parole, anche nelle difficoltà.

Roberto Ravaglia e Alex Zanardi

Foto di: ACI Sport

"Il ricordo più bello di Alex... sono in realtà tutti; con lui ogni volta c'era qualcosa di nuovo, era un uomo dalle mille idee".

Inizia così, con la voce rotta dalla commozione, Roberto Ravaglia, quando questa mattina Motorsport.com l'ha raggiunto per ricordare Alex Zanardi, tristemente scomparso nella giornata di venerdì 1 maggio 2026.

Una data che, purtroppo, segna non solo il saluto ad uno dei più grandi sportivi di sempre, ma anche ad un uomo che ha dettato la strada sotto vari punti di vista, in primis il sapersi rialzare dalle cadute più pesanti.

Da quel tremendo incidente al Lausitzring nel 2001 durante la gara di IndyCar, quando perse le gambe ma non la voglia di combattere e vivere di successi nel mondo dello sport, ricominciando proprio con le 4 ruote e trovando in Ravaglia un compagno di viaggio ideale per affrontare la nuova sfida.

Aprendo l'album dei ricordi, l'ex-pilota di BMW M Motorsport e Campione DTM, oggi manager del team Ceccato Racing nel CIGT, apre l'album dei ricordi tornando agli anni 2000, quando ci fu lo storico rientro di Zanardi nel mondo delle corse con le auto Turismo.

"Cominciammo a parlare di come si poteva adattare la vettura alle sue esigenze. Alex era un vulcano di idee e le dettava agli ingegneri, si faceva anche fatica a stargli dietro! Nella maggior parte delle situazioni dettava gli input a raffica, dicendo di cosa aveva bisogno e come fare per metterlo in pratica", racconta il veneto ai nostri microfoni.

Grazie alla collaborazione con BMW Motorsport, venne messa a punto una 320i per il campionato europeo 2004 e passando poi al Mondiale nel 2005; ma il percorso di adattamento non fu affatto semplice.

Ma, come detto sopra, era proprio Zanardi a sapere esattamente cosa bisognasse fare, sia da parte sua che del team.

"Durante i primi test in pista ricordo che le difficoltà maggiori erano le cambiate. Lo ricordo come fosse ieri: nei primi giri, nell'inserimento delle marce, passava un sacco di tempo tra una e l'altra, e il motore non era ai regimi giusti per le scalate".

"Ero piuttosto perplesso... Rientrò ai box e la prima cosa che disse fu: 'Beh, sicuramente possiamo fare meglio!' Questo era Alex, consapevole e lucido di quanto stava facendo".

"Ci fu un grande lavoro provando ad adattare il cambio tradizionale di una vettura stradale per una da corsa. Non era semplice, considerando che dovevamo andare a determinati ritmi di velocità in pista. Dopo entrò anche BMW a darci una mano e negli anni sono stati compiuti lavori incredibili per lui".

E incredibile fu appunto il suo rientro nel mondo delle corse, seppur differenti rispetto a quello che aveva sempre fatto, ma con una carica impareggiabile da parte sua e del pubblico che ormai gli si era affezionato.

"Quando fece il debutto a Monza nel Mondiale fu una scommessa. Gli altri team non pensavano che potesse essere realmente competitivo, invece facevamo sul serio sin dalle prime prove. Quell'esordio rimarrà un ricordo da portare con me per sempre".

Alessandro Zanardi

Alessandro Zanardi

Foto di: Dave Dyer

Da lì ricominciò un percorso lungo che lo vide passare al mondo delle gare GT3, con successi in Italia (ultimo nel 2016 al Mugello) e partecipazioni ad eventi di spicco internazionali come le 24h di Spa-Francorchamps e Daytona, e le gare del DTM a Misano.

"Correre nelle sue condizioni non era affatto facile, figuriamoci ottenere risultati. C'è tanta gente che riesce a guidare dopo incidenti, ma per lui le difficoltà erano maggiori a causa di una grande sofferenza fisica".

"Negli stint più lunghi di guida le protesi gli procuravano dolori, essendo senza gambe il sangue non poteva circolare nella maniera più adatta per raffreddarsi e la temperatura corporea rimaneva molto alta. Per questo faceva davvero molta fatica".

"Il rimpianto riguardo la 24h di Spa è piuttosto alto: potevamo tagliare il traguardo in quarta posizione, un risultato eccezionale e ricordo che BMW aveva il desiderio che concludesse lui la gara".

"Andai da lui per comunicarglielo e fu contento della proposta: si mise il casco per salire in macchina, ma proprio quando il suo compagno Timo Glock era in procinto di rientrare, si ruppe il motore e quindi dovemmo ritirarci".

"In quel momento vidi la gente stringersi attorno ad Alex, tutta la squadra piangeva e questo sottolinea quanto significasse avere una persona come lui nel team".

Alex Zanardi e Roberto Ravaglia, Mugello 2016

Alex Zanardi e Roberto Ravaglia, Mugello 2016

Foto di: ACI Sport

Una presenza per niente ingombrante, ma un punto di riferimento e una motivazione per quello che Zanardi riusciva a trasmettere con il suo contagioso sorriso e le belle parole per tutti.

"Il più bel ricordo di lui è legato ad ogni corsa: c'era sempre qualcosa di nuovo, portava una ventata di entusiasmo e allegria, anche nei momenti più difficili come un incidente o un problema. Con due parole riusciva a risollevare il morale a tutti".

"C'era sicuramente un senso di responsabilità verso di lui, ma diciamo che vivevo quei momenti come una cosa 'usuale'. Si era creata una bella amicizia e quindi, personalmente, non sentivo responsabilità nei confronti degli altri", conclude Ravaglia.

 

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