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Test: Cooper S Countryman ALL4, una Mini... maxi

Abbiamo provato all'autodromo di Modena la vettura stradale che è base di quella per Raid e Rally

La Mini sarà la protagonista della Dakar 2014: il team Monster X-Raid di Sven Quandt è il grande favorito nell’edizione numero trentasei del rally raid che attraverserà Argentina, Bolivia e Cile, la maratona sudamericana che si disputerà dal 4 al 18 gennaio. Stephane Peterhansel, dopo undici affermazioni (fra auto e moto) cercherà di ripetere il successo 2013 che è stato impreziosito dal posto d’onore di Nani Roma: ha firmato un accordo biennale credendo nel potenziale di sviluppo Mini. Nasser Al Attiyah, Krzysztof Holowczyc e Orlando Terranova sono altri tre nomi di punta che allargheranno la presenza delle Mini All4 Racing alla Dakar. UN STORIA INIZIATA NEI RALLY Il marchio inglese ora monopolizza i raid, ma è nei rally che ha affondato le origini del suo DNA da corsa: Pat Moss, sorella del grande Stirling, nel 1962 aveva regalato il primo successo al Rally dei Tulipani, aprendo un ciclo di vittorie a raffica della piccola Mini Cooper S che si è poi perpretato fino al 1967, con assi come Aaltonen, Timo Makinen e Hopkirk. Un cordone ombelicale che si è riallacciato con la Mini John Cooper Work WRC seconda al Rally di Montecarlo 2012 con Dani Sordo, prima che la Casa decidesse di lasciare il mondiale per le divergenze con la Prodrive che gestiva il programma nel WRC. Il denominatore comune delle corse di oggi è la versione quattro porte, la Countryman, mentre il Challenge Mini, il monomarca tricolore vinto nel 2013 da Nicola Baldan, resta fedele alla “piccola”. E allora abbiamo scelto di provare la Cooper S Countryman ALL4 sulla “nostra” pista di test che è Modena, un tracciato tortuoso che può simulare i repentini cambi di direzione di una prova speciale su asfalto, per valutare qual è la base da cui sono nate le due versioni da corsa. HA LE FORME DA MAGGIORATA Chi è abituato alla Cooper S resta stupito nel vedere la Countryman che è proprio “grande”. Eppure mantiene certe proporzioni come se fosse stata disegnata in scala e allora la calandra, piuttosto che i fari sono maggiorati come altri elementi (anche il logo) che si integrano perfettamente alla muscolosità del cofano e all’altezza delle fiancate. Qualcuno l’ha definita una Mini “vitaminizzata” e ha reso bene l’idea, perché di energia ce n’è da vendere. E, come scopriremo, l’impatto visivo sarà poi confermato anche alla guida. LA REGOLA DEL QUATTRO Per la Countryman si può dire che valga la regola del quattro, il numero magico nel quale si sintetizza il suo DNA: è la Mini di quarta generazione con quattro porte (più portellone), quattro metri di lunghezza (4,01 m, ben 60 cm in più della capostipite), quattro ruote motrici. L’extra size si traduce in ampi spazi negli interni. Si è subito a proprio agio: la posizione di guida è piuttosto eretta e raccolta, ma ergonomica, adatta anche a viaggi lunghi. E dietro? I due comodi posti singoli sono regolabili longitudinalmente (si può avere la configurazione a tre posti): sono divisi dal Center Rail, il “binario” che al posto del tunnel centrale permette di sistemare le piccole cose. Capiente il bagagliaio: la Casa dichiara una capacità di carico da 350 a 1.170 litri se si abbattono gli schienali. UN DESIGN A TUTTO TONDO Il “tutto tondo” must della Casa è rispettato. Dalla strumentazione alle bocchette di aereazione, dai pedali (sono ellittici) al portacenere, per non dire del cruscotto, della maniglia apri-porta e del disegno dei sedili o dello specchietto retrovisore, sono le linee curve a dettare le forme. L’oblò digitale al centro della plancia raccoglie tutti i dati e il navigatore. Il tachigrafo circolare, infatti, fa da corona al display multifunzione, facilmente regolabile con un manettino posto sulla console fra la leva del cambio e il maniglione del freno a mano. Il contagiri, invece, si incastona nella visuale del volante: mentre si è alla guida basta allungare lo sguardo per trovare le informazioni più importanti (marcia inserita, velocità e tutte le spie di allarme), senza perdere di vista la strada. CAMBIO AUTOMATICO O PADDLE AL VOLANTE La linea di cintura è piuttosto alta, per cui si ha l’effetto di essere come seduti in una “vasca da bagno”, con poco visibilità sugli spigoli della macchina, ma basta muoversi per rendersi conto che è immediata la sensazione di percepire la Countryman come un vestito ben tagliato addosso. Disponiamo della versione a cambio automatico: fantastico in città e in autostrada, patisce un po’ l’esasperazione dei giri in pista a Modena: dietro al volante ci sono anche i mini-paddle per la selezione manuale del sei marce sequenziale, ma l’elettronica di gestione è piuttosto lenta rispetto alla reazioni della vettura, per cui è meglio restare nella modalità automatica se non si vuole stare ad… aspettare innervosendosi. QUATTRO CILINDRI TURBO DA 1,6 LITRI Il motore è un quattro cilindri in linea di 1,6 litri dotato di turbocompressore: i 135 kW/184 cavalli a 5.500 giri si possono usare tutti perché il propulsore è esuberante e molto elastico che riprende molto bene anche ai bassi regimi con una coppia di 240 Nm già a 1.600 giri/minuto, che grazie all’overboost arriva a 260 Nm (passa da 0 a 100 km/h in meno di 8 secondi). E il sound da corsa eccita l’udito: la musicalità del doppio scarico si esalta in scalata, mentre in accelerazione l’intonazione è data anche dalla… fame di aria dell’aspirazione. Proprio come un organo a canne. Ma in autostrada in sesta si può viaggiare con un buon confort, visto che ad emergere semmai è il rumore del rotolamento delle gomme sul fondo stradale. STABILE NEI CURVONI VELOCI Il peso per essere una 4x4 (1480 kg) condiziona le partenze brucianti, ma lo scatto non è affatto male. Nei curvoni veloci la Mini Countryman ALL4 resta ben appoggiata in terra, confidando nella trazione integrale permanente capace di ripartire la coppia sui due assi in funzione delle specifiche esigenze. La percorrenza dell’ultimo curvone dell’Autodromo di Modena, che deve essere ben raccordato per avere una buona velocità sul dritto, non richiede correzioni di traiettoria per cui si ha una sensazione di piena padronanza del mezzo e molta sicurezza. SERBE UNA GUIDA ROTONDA Diverso è il comportamento nel misto stretto: non dobbiamo dimenticarci che si tratta di uno Sport Activity Vehicle. L’assetto è piuttosto morbido per l’impiego in circuito e lo schiacciamento delle molle determina il rollio. Non azzardatevi a fare traiettorie tirate per cercare di percorrere meno strada: vi trovereste a lavorare sul volante più del dovuto, con angoli di sterzo da far fischiare le gomme. Il sottosterzo innato lo si combatte cercando la massima scorrevolezza, con una guida pulita e “rotonda”. Così il divertimento è assicurato perché si può sfruttare l’esuberanza del turbo Twinscroll che aiuta a tirarsi fuori da qualsiasi impaccio. OTTIMI I FRENI E TANTA ELETRONICA Molto buoni i freni a disco che non soffrono anche se sollecitati, ma conviene staccare a ruote dritte per evitare di scomporre la vettura in inserimento, mentre l’uscita dalle curve può essere “disegnata” perché ci si affida alla trazione delle quattro ruote e ai controlli elettronici che si fanno… sentire: DSC (controllo di stabilità), DTC (Dynamic Traction Control) unitamente all’EDLC (Electronic Differential Lock Control) fanno buona guardia. Si possono aggredire i cordoli senza avere reazioni strane allo sterzo e sullo sterrato la Countryman ALL4 si adegua alle sconnessioni mostrando l’efficacia della sospensione anteriore McPherson e posteriore multilink. IL BELLO NELLE ESASPERAZIONI La Mini Cooper S Countryman ALL4 mantiene le aspettative, facendo di alcune esasperazioni il suo credo. Un fatto è certo: non si passa inosservati e il divertimento è assicurato, ma non fatevi condizionare dall’indicatore del carburante, perché il bello si paga. Il prezzo chiavi in mano è di 29.693 euro. Servizio fotografico: Gianni Mazzotta
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