Todt: "Ammirazione e gratitudine per Ayrton e Roland"

Ecco il discorso del presidente FIA sul determinate contributo alla sicurezza delle tragedie di Imola 1994

Todt: "Ammirazione e gratitudine per Ayrton e Roland"
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Non era a Imola, ma Jean Todt, ha voluto essere presente al tributo di Ayrton Senna: in occasione del convegno “L’evoluzione della sicurezza in Formula 1″, il discorso del presidente della FIA è stato portato da Angelo Sticchi Damiani, presidente ACI e esponente del Senato della FIA. Ecco il testo integrale dell'intervento... "Cari Amici, non è affatto facile per me non essere oggi qui con voi a Imola, partecipe nel ricordare i successi di due grandi piloti – Ayrton Senna e Roland Ratzenberger – e sono grato soprattutto all’amico Angelo, di far avere questo messaggio in un’occasione unica e importante come quella che vede voi tutti qui presenti. Importante perchè non solo ci offre la possibilità di celebrare la vita e i successi di grandi uomini di Sport, ma soprattutto perchè il guardare ai tragici eventi di esattamente venti anni fa ci ricorda ancora una volta come non si debba mai abbassare le guardia davanti ai pur alti livelli di sicurezza raggiunti, derubricando simili tragedie al frutto di un passato lontano e come invece tutti insieme si debba sempre continuare a combattere per la salvaguardia della vita, senza soluzione di continuità. L’ultimo decesso in pista prima del tragico fine settimana del 1994 risale infatti a ben dodici anni prima quando con le iniziative guidate dalla Federazione, allora presieduta da Jean-Marie Balestre, la sicurezza aveva fatto registrare miglioramenti importanti rispetto agli anni Settanta quando la Sport motoristico per eccellenza annoverava la terrificante media di quasi un morto ogni anno. Nonostante questi progressi in un solo fine settimana abbiamo perduto non solo uno dei piu’ grandi campioni che la platea dello sport mondiale ci abbia donato, ma anche un pilota che aveva appena coronato l’ambizione di una vita… essere pilota di Formula Uno. Risulta estremamente duro tornare con la memoria a quelle ore del 1994 senza provare un’infinita tristezza. Ma proprio il celebrare oggi con ogni crisma di ufficialità, deve ricordarci come nell’estrema tragicità del momento la scomparsa di Ayrton e Roland ci abbia lasciato la pesante eredità di un impeto per una sicurezza ancora maggiore in ogni forma possibile. Ed è nel ricordo di questi due piloti che negli ultimi venti anni il nostro sport ha ottenuto miglioramenti davvero significativi. Dal fine settimana di Imola, la Federazione Internazionale di Max Mosley, ha ripreso a lavorare senza sosta, introducendo dal 1995 tutta una serie di misure in ambito di sicurezza attiva e passiva, arrivando a imporre severi e innovativi crash test, incrementando l’efficacia delle barriere in pista, introducendo una nuova tipologia di caschi; facendo realizzare pneumatici piu’ rispondenti a gestire le alte velocità, fino alle misure di sicurezza per impedire i tanto pericolosi distacchi delle ruote in caso di urto. Dal 2000 in poi la domanda per la sicurezza è cresciuta in maniera ancora piu’ decisa. Dall’introduzione delle bandiere blu nel 2001 a quella del collare HANS nel 2003, alle luci posteriori, passando per uno sviluppo complessivo della resistenza strutturale della monoposto fino all’implementazione di nuovi standard di sicurezza inglobati ab initio nella progettazione di una nuova generazione di circuiti all’avanguardia per barriere, cordoli e vie di fuga. Un intervento strutturato e organizzato a tutto tondo, completato nella creazione del FIA Institute, costituito con la missione di ricercare, analizzare e sviluppare i bisogni di una sicurezza sempre maggiore. Un processo coronato nel 2009 con la creazione del Fondo per lo Sviluppo della Sicurezza nel Motor Sport. Un duro lavoro che ha pero’ dato i suoi frutti. Dal quel tragico fine settimana di esattamente venti anni fa ad oggi, la Formula Uno non ha piu’ sofferto simili tragedie. Monoposto e circuiti sono adesso molto piu’ sicuri di quanto non lo siano mai stati in precedenza. Non possiamo infatti non pensare che anche in presenza di episodi come quelli di Michael Schumacher (Silverstone 1999), Robert Kubica (Canada 2007), Felipe Massa (Ungheria 2009) e Mark Webber (Valencia 2010), il lavoro svolto, unito al progresso tecnologico, abbia permesso ai succitati piloti e a tanti altri, di sopravvivere a incidenti così violenti. Ma è una sfida continua e non possiamo non notare che mentre la Formula 1 è divenuta piu’ sicura, molte sono ancora le realtà nel motorsport dove si annoverano tante, troppe, inaccettabili tragedie, confermando ancora una volta come non si debba mai smettere di essere vigili e determinati nel cercare continuamente un miglioramento a ogni costo. E’ incoraggiante vedere come lo sviluppo di molte tecnologie in ambito di sicurezza siano poi mutuate dalla Formula 1 alle altre Formule, ma molto ancora la FIA deve fare, in collaborazione con i Team, i Promotori, i Circuiti e tutte le Autorità competenti al fine di replicare a tutti i livelli dello sport, i successi conseguiti negli ultimi 20 anni di F1. Una sinergia reale e virtuosa è infatti cruciale per sviluppare, grazie e soprattutto alla ricerca, un fine piu’ ampio, un valore infinitamente maggiore: le tecnologie sviluppate per le competizioni devono e possono avere una ricaduta positiva per la Sicurezza Stradale! Caschi piu’ sicuri e il sistemi di ritenuta per le cinture, barriere stradali in grado di assorbire l’urto, sistemi di sicurezza attivi e passivi con possibilità di registrazione dei dati grazie alla telemetria, l’introduzione del controllo di stabilità, sono tutti esempi di come il perseguire una sicurezza sempre piu’ stringente sulle piste stia dando un formidabile contributo alla lotta globale per la salvaguardia della vita sulle strade di tutto il mondo. Ed è un impegno quello di migliorare la sicurezza sulle piste cosi come sulle strade di tutto il mondo, una missione a cui non dobbiamo mai mancare. Ecco quindi "l’ultima" eredità dei due uomini di cui celebriamo il ricordo oggi. Un’eredità che abbiamo dovuto raccogliere, non dimenticando gare gloriose, vittorie mozzafiato, l’epica dello sport automobilistico che non verrà mai meno nel ricordo, tranne che per il fatto che non potremo mai piu’ condividerle con i diretti protagonisti che ce li hanno donati. Quella stessa condivisione che è invece ancora possibile con la stragrande maggioranza dei piloti, ancora insieme a noi, vivi proprio grazie al tragico sacrificio di uomini come Ayrton e Roland verso i quali noi tutti dobbiamo sempre avere ammirazione e rispetto oltre a comunque un debito di profonda e sincera gratuitudine".
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