Ferrari Driver Academy: la forza mentale conta quanto il talento alla guida

Motorsport.com ha seguito a Pontresina, in Svizzera, la preparazione dei piloti della Ferrari Driver Academy. Il responsabile Massimo Rivola ci ha spiegato quali sono i criteri di crescita con i quali vengono valutati i talenti del Cavallino.

Chissà cosa si saranno dette le due responsabili della reception dell’Hotel che ha accolto il gruppo della Ferrari Driver Academy ha lasciato la località svizzera di Pontresina per rientrare a Maranello.

Per una settimana la hall dello storico albergo è stata monopolizzata da un simulatore, portato al seguito dai ragazzi della FDA come articolo di ‘prima necessità’ al pari dell’abbigliamento invernale necessario per svolgere le attività sportive a temperature che hanno toccato i dodici gradi sotto zero.

Il simulatore (con il corposo rumore della Ferrari F2004) è stato la colonna sonora della settimana di allenamento ad alta quota con cui i piloti dell’Academy di Maranello hanno iniziato l’attività 2018.

Da mattina a sera, sempre a disposizione nelle poche pause concesse dall’intenso programma delle varie attività. Quando un pilota transitava nella hall provava l’ennesimo giro, e in caso di nuovo record si affrettava ad informare il resto del gruppo tramite il gruppo WhatsApp.

Al termine del lungo turn-over (la sfida era sempre sulla pista di Monza) le nuove leve dell’Academy si sono dovute arrendere davanti al 1’24”815 realizzato da Giancarlo Fisichella, con ampio margine su tutti.

Giusto per ribadire la superiorità del “senior”, protagonista a Pontresina proprio come riferimento per tutti i giovani piloti presenti insieme ad Andrea Bertolini, costretto ad anticipare il suo rientro a Maranello per i collaudi delle Formula 1 storiche.

Una presenza importante, quella di Fisichella e Bertolini, sempre disponibili nei confronti dei giovani colleghi ma anche pronti a mettersi in discussione.

Il plotone degli jr. era composto da nomi noti e qualche new-entry: Antonio Fuoco, Giuliano Alesi, Callum Ilott, Enzo Fittipaldi e Gianluca Petecof. Assenti (giustificati) Robert Shwartzman e Marcus Armstrong, impegnati nella Toyota Racing Series in corso in Nuova Zelanda, e Guan Yu Zhou, bloccato da altri impegni.

Il training-camp strutturato dal responsabile della FDA Massimo Rivola, è andato ben oltre la preparazione fisica, e rispecchiava la visione della Academy di Maranello sul tema ‘giovani piloti’.

Alla base c’è un concetto molto chiaro: supportare e finanziare un giovane nel percorso di crescita verso la Formula 1 ha un costo notevole. Quindi tutte le valutazioni che si possono ottenere prima di indossare casco e tuta sono le benvenute.

Spirito di sacrificio, margini di apprendimento, aspetti caratteriali, reazioni alla convivenza in gruppo o alla sconfitta, e tanti altri aspetti che posso essere osservati anche al di fuori di un circuito.

“Essere in montagna in un contesto nuovo e lontano dalle proprie abitudini crea per i nostri ragazzi situazioni inedite – spiega Rivola – è tipico degli atleti cimentarsi solo in attività in cui riescono bene, mentre qui tutti devono completare lo stesso programma. L’obiettivo è stimolare la competizione, valutando le reazioni al successo ed alla sconfitta”.

Nel Motorsport il confronto con il “compagno di squadra” o “di colori” è la rivalità più sentita, e non fa certo eccezione il vivaio FDA. Convivere con il proprio avversario è un passaggio fondamentale per un futuro professionista, e nel caso di Fittipaldi e Petecof il confronto è iniziato nella condivisione della… camera d’albergo, primo passaggio in vista della convivenza nel team Prema durante tutta la lunga stagione di Formula 4 2018.

“La competizione crea stress – chiarisce Rivola – e il confronto che inizia in queste settimane di attività serve a imparare a gestire questa situazione. Il modo di approcciare gli allenamenti e le competizioni che si possono fare in palestra, o con gli sci ai piedi, dice molto di un pilota”.

“Quando arrivò da noi Leclerc, partiva a razzo in ogni confronto, e spesso poi pagava lo sforzo iniziale, raccogliendo meno di quanto previsto. Abbiamo fatto un buon lavoro con lui, essere allenatore o mental-trainer ti pone in un ruolo molto simile a quello di un ingegnere di pista, che sulla carta sarebbe esclusivamente tecnico ma che rivela poi importanti aspetti psicologici”.

Negli ultimi anni non sono cambiate solo le monoposto e le power unit. In Formula 1 si sono evoluti anche i criteri di valutazione dei piloti, con l’aggiunta di tanti parametri inediti. Dando per scontata un’attitudine naturale senza la quale sarebbe impossibile arrivare alle porte della Formula 1, una spiccata forza mentale è ritenuta prioritaria anche rispetto al puro talento.

Un pilota molto veloce, ma con una tenuta psicologica ‘normale’, nel Circus avrebbe vita breve il giorno che dovesse trovarsi in lotta per un titolo Mondiale. E non è concesso alcun momento di ‘appagamento’, perché gli ostacoli sono dietro l’angolo.

“Nel nostro gruppo di piloti ci sono ragazzi più esperti come Fuoco, che si appresta a disputare la sua seconda stagione in Formula 2 – spiega Rivola - e altri più giovani che hanno appena terminato la loro esperienza in kart. Vogliamo che si allenino insieme, perché anche se il più esperto può contare su una conoscenza che sulla carta costituisce un vantaggio, un giovanissimo può sempre essere una spina nel fianco”.

Le differenze di età emergono anche nei test che simulano la partenza di una gara, dove i giovanissimi provano sempre a stupire lasciando per strada però molto errori, e dimenticandosi che è il valore medio il dato significativo della prova.

Tra una sosta e l’altra tra i ragazzi non c’è un attimo di pausa, e ogni tanto scompare un telefono. Quando lo scherzo tocca Fuoco, il veterano del gruppo ha identificato i… colpevoli nel tandem Fittipaldi-Petecof (31 anni in due) e la loro camera è stata ribaltata per vendetta. Ma ogni azione, anche la più banale, è oggetto di studio da parte dei mental-trainer al seguito…

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