Così la Motor Valley britannica bussa alle porte d’Italia

La presenza del ricercatore inglese Tim Angus al recente Master in Business Administration dell’Università di Pisa ha collegato due distretti industriali del motorsport in grado di superare la… Brexit e riavvicinare gli europei?

Brexit o non Brexit, un fil rouge continua indissolubilmente a legare i territori del Regno Unito e dell’Italia nei quali tradizionalmente sorgono veri e propri distretti industriali specializzati in quel particolare settore della filiera automotive che ha a che vedere con l’automobilismo e il motociclismo agonistici.

Come se non bastassero i già abbondanti indizi in materia, il 22 giugno scorso un’ulteriore prova di ciò è stata offerta dai contenuti del Master in Business Administration internazionale dell’Università di Pisa, nel corso del quale si è tenuta una presentazione riguardante il contesto generale dell’industria del motorsport.

Le lectio magistralis hanno affrontato tutto lo scibile legato al complesso di attività e rapporti fra aziende che spaziano dalla produzione di veicoli da competizione a tutto ciò che riguarda la gestione e lo sviluppo dello sport in sé. Giunto ormai alla settima edizione, ogni edizione registra più di venti nazionalità rappresentate e nel 2016 ha prestato particolare attenzione alla Motor Valley inglese.

Riccardo Paterni, docente e talent manager presso l’MBA toscano, ha invitato Tim Angus (ricercatore onorario presso il Centro di Business e Società dell’Università di Coventry, un esperto britannico di temi riguardanti l’industria globale del motorsport, la stessa Motorsport Valley inglese e l’analoga industria tricolore) allo scopo di illustrare ai partecipanti del Master come le dinamiche industriali del motorismo sportivo rappresentino ed esemplifichino al meglio dinamiche di crescita, sviluppo e gestione efficace del cambiamento, rispetto a vari contesti economici e produttivi.

Tim Angus ha fatto riferimento a dati di ricerca che sono compresi nel libro di cui è coautore e che rappresenta a tutt’oggi un riferimento globale nella prospettiva industriale del motorsport. L’interessante volume, di cui è coautore assieme al professor Nick Henry, al cattedratico Mark Jenkins e Chris Aylett, fondatore e Chief Executive della MIA (Motorsport Industry Association) sin dal 1998, ha per titolo un messaggio di grande attualità e chiarezza: “Motorsport Going Global”.

Egli è riuscito a mettere in evidenza la cosiddetta “catena del valore” che illustra come il motorsport genera impresa su scala globale con un giro di affari che supera i 50 miliardi di sterline.

In particolare, il ricercatore inglese ha illustrato le dinamiche che riguardano il passato, presente e futuro della Motorsport Valley del Regno Unito. Un’area geografica (che ha al suo centro la città di Birmingham) che da tempo rappresenta un cluster industriale di rilievo quantitativo (miliardi sterline di fatturato e migliaia di persone coinvolte), che ha avuto sviluppi di rilievo riguardo a settori direttamente legati alla ricerca generata dal motorsport come ad esempio l’automotive, il settore energia, quello medicale e farmaceutico nonché quello relativo alla produzione di beni di consumo, al comparto della difesa e quello dell’aviazione e aerospaziale.

Volendo essere più precisi, il distretto industriale britannico del motorsport include circa 4.000 piccole e medie imprese (le nostre PMI oltre Manica si chiamano SME...), che danno occupazione a 40.000 addetti in un territorio a forma di mezzaluna della lunghezza di circa 150 chilometri che dal Surrey si proietta in direzione del Northamptonshire e dell’Oxfordshire attraverso la regione delle South Midlands e, ancora più in là, giungono infine all’East Anglia.

Le dinamiche del cluster della Gran Bretagna rappresentano un contesto destinato a svilupparsi sempre più anche in altre aree geografiche, come ad esempio la stessa Motor Valley italiana, che ha il proprio cuore nella regione Emilia-Romagna, nel territorio compreso fra la sede piacentina dell’AF Corse e l’impianto automobilistico di Misano Adriatico, in mezzo ai quali troviamo la Dallara Automobili, il circuito “Riccardo Paletti” di Varano de’ Melegari, l’autodromo di Modena, il Museo Casa Enzo Ferrari, i costruttori Ferrari, Maserati, Lamborghini e Pagani, l’Autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola, la factory della Toro Rosso a Faenza, la galleria del vento Fondtech a Casumaro e via dicendo.

Il lucchese Riccardo Paterni (lui stesso impegnato in ricerche per il suo prossimo libro sul tema dell’innovazione legata al motorsport e al rapporto fra quest’ultimo e l’automotive) e il dottor Tim Angus continuano ad approfondire la natura di queste dinamiche da un punto di vista strategico, manageriale e operativo. Una collaborazione italo-britannica che, Brexit o non Brexit, potrebbe un domani preludere a possibili interazioni fra i cluster tecnologici dei due Paesi...

L'intervento di Tim Angus allo MBA di Pisa

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Campionati Speciale
Evento MBA Motorsport all'Università di Pisa
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