Occhio a dove si guarda mentre si è al volante!

L’Autodromo di Modena ha lanciato un innovativo corso di guida sicura studiato dal professor Guidetti e Livio

Occhio a dove si guarda mentre si è al volante!
L’Autodromo di Modena è una continua sorpresa: ha già cambiato la sua configurazione con il nuovo disegno dell’ultima curva che evita l’intreccio della traiettoria ideale con quella di ingresso ai box, senza che il lungo curvone abbia perso il suo fascino, garantendo una maggiore sicurezza. Ed è quello che conta. Siamo tornati nella “terra del motor” per partecipare a un innovativo corso di guida sicura che potrebbe cambiare il sistema di apprendimento di tutti gli altri. DOVE BISOGNA GUARDARE Di solito si insegna a seguire una traiettoria o a impostare una curva, piuttosto che ad evitare un ostacolo, ma nessuno finora ha mai spiegato dove bisogna guardare per scansare un pericolo. “L’occhio sulla sicurezza” è la prima scuola di guida sicura lanciata da Modrive che insegna a pilotare partendo dall’occhio. Di che si tratta? Di un corso che fa del “puntamento visivo” la tecnica di base. Quando siamo poco sicuri, stressati o impauriti cerchiamo di allargare il campo visivo, focalizzando più punti fuori dal parabrezza: per questo ritardiamo le decisioni e, quindi, rischiamo di diventare… pericolosi. CIECHI PER 100 MILLESIMI DI SECONDO è proprio così, perché anche se non ce ne rendiamo conto, ci sono dei momenti in cui siamo addirittura ciechi. Abbiamo dei veri e propri buchi neri che durano 100 millesimi di secondo. E da cosa sono provocati? “Dai movimenti saccadici – spiega il professor Giorgio Giudetti, U.O. di Audio-Vestibologia all’Ospedale Ramazzini di Carpi - la saccade è un movimento oculare che consiste in rapidi movimenti degli occhi eseguiti per portare la zona di interesse a coincidere con la fovea, che è il punto massima acuità visiva nel fondo dell’occhio. Con una visione foveale avremmo un’alta visione dell’immagine al centro, ma tutto il resto non resterebbe definito. Più ci allontaniamo dalla Fovea e minore è la precisione di discriminazione. La visione periferica o ambientale, quindi, risulta meno precisa e riconoscibile”. OCCHIO PIU’ VELOCE DEL CERVELLO Durante il movimento saccadico l’occhio è molto più veloce del cervello che non riesce a memorizzare quello che è successo: ecco la ragione per cui ci troviamo al buio per 100 millisecondi. “In realtà continuiamo a vedere – precisa Giorgio Guidetti - succede perché il cervello ricostruisce una fluidità normale della visione, ma in effetti abbiamo un buco nero. C’è un processo di analisi più lungo, bisogna ragionare prima di decidere: è terribile!”. GESTIRE I MOVIMENTI Ogni volta che l’occhio fissa un punto, per seguirlo si muovono prima la testa e poi il resto del corpo. Insomma si moltiplicano i movimenti: se si sposta la testa ci sono più movimenti saccadici e, quindi, si è più “ciechi”. A Modena sostengono che è possibile gestire il fenomeno: l’uomo è in grado di controllare dove si deve guardare con dei movimenti che sono detti anti-saccadici. “Sono i più importanti – prosegue Guidetti - perché si dà un comando contrario a quella che si farebbe con un movimento oculare d’inseguimento lento”. NUOVA METODOLOGIA DIDATTICA Il professor Guidetti all’Autodromo di Modena ha messo in pratica gli studi effettuati con Stefano Rigo dell’università di Trieste, inserendo nei corsi di guida sicura e sportiva, la nuova metodologia didattica. Partendo dall’occhio, infatti, è riuscito a migliorare la sicurezza di chi è al volante su strada e le prestazioni in pista attraverso la riduzione dei movimenti oculari rapidi. IDEA DI STEFANO LIVIO L’idea è nata dall’incontro di due professionalità molto diverse: il professor Giorgio Giudetti e Stefano Livio, pilota professionista di gare GT, istruttore di guida sicura a Modena. “Tutto è cominciato in pista – racconta Guidetti - mentre Stefano mi stava facendo girare con una Ferrari. Ero teso, un po’ impaurito e, quindi, mi guardavo attorno. Insomma non riuscivo a concentrami sulla guida. Livio l’ha capito subito e ha iniziato a indicarmi dove dovevo fissare lo sguardo per tracciare delle traiettorie più corrette. E allora mi si è accesa una lampadina: perché non coniugare i miei studi con la sua competenza nella guida sicura?”. OCCHIALI EYE TRACKING In questa fase, pertanto, non è tanto importante qual è la vettura che si usa per il corso (abbiamo usato una Fiat Punto) quanto gli strumenti utilizzati. Grazie alla collaborazione con SrLabs sono stati messi a punto degli speciali occhiali che sono dotati di micro-camere in grado di leggere, riflessi sulla lente, dove guarda chi li indossa e tutti i movimenti che si fanno con le pupille. Abbiamo indossato gli occhiali e, dopo un breve settaggio, abbiamo percorso due giri del tracciato alle porte di Marzaglia: un registratore digitale ha acquisito le immagini che poi sono state scaricate sul pc del professore. DATI DI PARTENZA IMPRESSIONANTI Riguardando il “camera-car” sono emersi tutti i movimenti saccadici: un pilota genera un pallino rosso, mentre un guidatore non allenato che perde il punto di corda della curva determina delle estensioni colorate tanto più grandi quanto sono maggiori i momenti di “cecità”. Non basta sapere dove guardare, ma bisogna anche allenarsi. Se si riesce ad automatizzare certi movimenti mentre si guida, la fase blind si riduce drasticamente dai 100 mm/s ad appena 10 mm/s. E la riprova l’abbiamo avuta nei fatti: dopo una fase di training indoor siamo tornati in pista per percorrere altri due giri con la Fiat Punto. ANCHE I RISULTATI SONO SCONVOLGENTI Stefano Livio, intanto, aveva fatto mettere un birillo nel punto di corda di ogni tratto curvo del tracciato, offrendo un “puntamento visivo” a chi era alla guida. E i risultati sono stati semplicemente sbalorditivi per tutti i partecipanti all’iniziativa che hanno imparato dove guardare, evitando inutili movimenti della testa e del corpo. La statistica del professor Guidetti parla chiaro: prima di iniziare il corso in media si registrano da 78 a 83 movimenti saccadici, con un tempo sul giro variabile fra 1’40” e 1’46”. Quando si torna in pista chi non è stato sottoposto al corso ripete i valori precedenti movimenti (84), confermando anche il tempo sul giro. La musica cambia per chi ha acquisito la tecnica corretta: i movimenti saccadici scendono a 57, mentre il tempo sul giro cala a 1’26”. E tutto questo senza aver ancora iniziato la didattica tradizionale…
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Autore Franco Nugnes