Alex Zanardi: a Padova la celebrazione dell'uomo che con la "regola dei 5 secondi" cercava di fare la differenza
Nella Basilica di Santa Giustina, a Padova, si è tenuto il rito funebre di Alex Zanardi. Una celebrazione dell'uomo che è riuscito a fare grandi cose nello sport, ma anche della parte nascosta che aiutava gli altri e quella più umana di una persona che è riuscita a entrare nei cuori di tutti.
Alex Zanardi
Foto di: BMW AG
Il cielo plumbeo sopra Padova non prometteva nulla di buono. Ma è parso trattenersi. Poi, a circa 30 minuti dall'arrivo della bara - bianca, dello stesso colore dei fiori apposti proprio sopra - non ce l'ha più fatta e ha iniziato a piangere anche lui. Lo ha fatto in un silenzio composto, quasi surreale per una persona come Alex Zanardi, che è stato spesso circondato da suoni esaltanti, fossero essi i decibel di un motore da corsa a spingerlo nella schiena, o le urla della folla che lo incitavano durante le sue imprese sulla handbike.
Più di 2 mila persone hanno atteso l'arrivo di Alessandro nella sconfinata basilica di Santa Giustina, per l'occasione sostegno delle corone inviate da BMW, Ferrari, Stefano Domenicali e l'associazione Bimbingamba. Hanno atteso il loro campione. Un'icona dell'automobilismo. Un'icona della handbike. Un'icona delle Paralimpiadi. Un'icona di resistenza. Tutto questo è stato Zanardi da Castel Maggiore, accerchiato oggi non da fiori e lacrime di morte, ma da persone che gli riconoscono un ruolo solido nella propria esistenza. Perché il bolognese è stato davvero tutto quello che abbiamo elencato poc'anzi, ma è stato anche di più.
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Giacomo Rauli
Durante la funzione, tenuta da Don Marco Pozza, è andata in scena la celebrazione della persona Alex Zanardi. I suoi sorrisi, il suo modo di essere, il suo modo di parlare, l'accento felsineo, la cadenza, i fiumi di parole che non gestiva e l'ascolto in silenzio che regalava.
Tutti i presenti al funerale avevano un ricordo legato a lui. Un "proprio" Alex Zanardi. Chi lo ha amato, chi lo conosceva bene; anche chi non lo conosceva affatto, Ma tramite le sue gesta e il suo esempio ha avuto modo di trarre spunto e forza per andare avanti. Ed è proprio quando Don Pozza ha iniziato l'omelia, che Alex è sembrato essere presente. Non nel corpo, ma nell'aria. Negli occhi di tutti. Nei ricordi.
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Giacomo Rauli
Uno spaccato di chi fosse l'uomo Zanardi è arrivato tramite una storia. Quella che ha aperto l'omelia.
"Fra tutti gli autogrill d'Italia, è quello che personalmente adoro di più: Montefeltro Ovest, sulla A14, la celebre Bologna-Taranto. Ha un'architettura di cortesia con quel Rosso Ferrari che ti richiama quasi un condensatore di relax, relazioni e spensieratezza. Lo percepisci al volo a 130km/h ed è quasi un invito: fermati un attimo, vieni a trovarmi".
"Di quell'attimo, accaduto 10 anni fa, ricordo a memoria i più piccoli dettagli: un bufalino, tre rustichelle, due Coca Cola Zero e tre bottigliette di acqua naturale, c'è Alex, ci sono io e ci sono due ragazzi del carcere dove io sono parroco. Siamo di ritorno da un incontro pubblico, fatto con Alex. Quando vado a pagare e torno per sedermi con loro, i due ragazzi stanno già raccontando. Non la loro storia, anzi, storiaccia, perché entrambi, purtroppo, con le mani sporche di sangue e tanti anni di galera alle spalle".
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Giacomo Rauli
"Me li sono portati con me perché sentissero dalla viva voce di Alex la vera storia di Alex. Lui li ascolta, come pochi, forse, li avevano ascoltati quel giorno; non si distrae, rimane immobile, memorizza tutto nel suo sguardo felino. Quando il secondo ha finito di parlare, Alex si alza, una mano sulla stampella e l'altra a stringere le loro mani. 'Ragazzi - disse con quella cadenza che lo rendeva avvincente - avete fatto un gran bel casino, porca vacca! Ma sapete cosa vi dico? Tanto di cappello per come state scavando dentro di voi in questi anni di galera. Continuate a chiedervi il perché di quel gesto'. Lui li abbracciò, loro lo baciarono in fronte".
"Poi, una volta seduti, fece loro una domanda: 'Scusate, posso solo chiedervi una cosa? Ma se non volete, non rispondetemi'. Allargarono le braccia, era un assenso. 'Ragazzi, se poteste tornare indietro...?'. Giurarono di non volerlo fare più. 'Vedete ragazzi, certe volte bastano 5 secondi in più per fare la differenza. E' un esercizio che non sempre ci riesce e voi me lo confermate, ma quei 5 secondi sono dappertutto e fondamentali, si trovano negli affetti, nelle relazioni, nel lavoro. Ragazzi, è l'idea di provare a vedere se si può fare qualcos'altro rispetto a ciò che stai per fare', gli rispose".
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Franco Nugnes
"E con la sua solita ironia, aggiunse: 'Se quei 5 secondi ti faranno portare a casa l'orso, diventeranno una specie di droga della quale non potrete più fare a meno. Ragazzi, cercateli quei 5 secondi: solo questo mi sento di dirvi, dopo quello che mi avete raccontato. Mi avete fatto piangere'. Le rustichelle, ormai, erano fredde, ma i cuori bollivano".
"Quando li lasciammo davanti al carcere, Alex accostò lungo il vialone d'ingresso e mi fece una ripetizione perché non mi scordassi più quella lectio magistralis in Autogrill. Mi disse: 'Don, a maggior ragione oggi, mi convinco che il problema non è se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, ma se tu hai sete o no. Guardami, Don: se posso fare qualcosa per questi due ragazzi e non me lo dici, non è amicizia. E' troppo facile applaudire i vincitori'. Il mio Alex, cari amici, è tutto qui".
La regola dei 5 secondi spiega perfettamente l'uomo che è stato, ma anche l'esempio che ha saputo dare. E poi, ancora, la padronanza della lingua italiana come modo d'essere. Perché usare l'indicativo come modo predominante ti fa apparire in un modo. Vivere di congiuntivo - ha proseguito Don Pozza - dà un altro esempio di te stesso.
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Franco Nugnes
"Quando Alex parlava avvertivi tutto l'orgoglio di essere figlio di una lingua, l'italiano, che unica al mondo possiede il congiuntivo nella sua grammatica. L'indicativo lo sanno usare tutti amici: è il mondo della certezza, della sicurezza, dell'alterigia. Questa è la versione giusta della vita. Il congiuntivo è una porta aperta: e se questa non fosse - congiuntivo - l'unica versione possibile? Tutti che sanno tutto. Sono rimasti in pochi a chiedere perché sanno di non sapere".
"Alex, per chi ha saputo gioire della sua amicizia, aveva la curiosità di un bambino, la curiosità di chi chiedeva tutto. Se la sua storia fosse stata una casa, non avrebbe giurato di sapere cosa c'era in fondo al corridoio, a destra, oltre la siepe; questo è vivere all'indicativo. Lui che era un uomo di congiuntivo viveva come se tutto quello che accadeva fosse un appuntamento al buio, un'improvvisata, teneva la mente spalancata e non gliene fregava niente di sapere come andava a finire il corridoio, gli interessava trovare delle occasioni di infinito".
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Giacomo Rauli
"Mai una volta che da sportivo abbia detto: 'Ciao mamma, sono arrivato uno'. No, ha sempre ribadito che per lui il congiuntivo era un modo di vivere. 'Sai Don - mi disse una volta - fosse tutto bello, sai che noia tremenda...'. Questa era la sua filosofia spicciola. A noi non piace il congiuntivo, siamo un popolo di certezze, dubbi non ne abbiamo e le domande ci arrecano prurito. Poi però cosa succede: beccavi Zanardi in televisione o per strada e non riuscivi più a staccare l'attenzione dal suo modo di parlare, di pensare, di vivere, di abitare il limite. Vedete la differenza, amici, oggi: chi ama l'indicativo oggi piange l'atleta, chi ha il coraggio di usare il congiuntivo oggi rimpiange l'uomo, e gli dice grazie".
L'omelia di Don Pozza è stata forse il momento più commovente dell'intera funzione. Poi la celebrazione dell'uomo sul campione di automobilismo e olimpico ha avuto la propria sublimazione in un intervento non previsto. E, forse, anche per questo più bello e significativo. Niccolò, il figlio di Alex e Daniela, ha preso la parola proprio poco prima della benedizione finale. Lo ha fatto con tono sereno, disarmante per chi lo ha ascoltato attentamente.
Alex Zanardi era un uomo comune che aveva talenti e li ha saputi coltivare, arrivando al grande pubblico. Ma era, appunto, una persona comune, con fragilità, difficoltà e abitudini che gran parte di noi possiede nella propria routine. Nelle parole splendide di Niccolò, ecco il ritratto del Zanardi da Castel Maggiore, di Castel Maggiore e Noventa Padovana, il marito, padre e figlio e niente di più.
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Giacomo Rauli
"Anche io, come Barbara (la cognata di Alex, che aveva parlato poco prima, ndr), prima mi chiedevo: cosa potrei raccontare di nuovo? Ormai, sanno praticamente tutto. Ho pensato, pensato, pensato... alla fine mi sono detto, qualcosa c'è. Un piccolo aspetto di Alex in casa, non quello che vince le Paralimpiadi, i titoli IndyCar o che va in giro ad ispirare le persone".
"Alex che si fa il caffè, che il sabato sera impasta la pizza, che entra in casa con due occhiali da vista che sembrano un telescopio della NASA, col telefono ad almeno 5 metri dal viso come distanza di sicurezza, e che ti guarda dicendoti: 'Ascolta, vieni un momento qui a "pistolare" con lo SPID, che io non ci capisco niente!'. Perché c'è anche quell'Alex lì...".
"Questo mi ha sempre fatto molto ridere, però mi ha anche insegnato tanto perché quando faceva tutte queste cose lo faceva sempre col sorriso. E lì ho capito una cosa che lui ha sempre detto, e che quando la vedi con i tuoi occhi la capisci meglio: non è necessario per forza pensare alle grandi sfide e alle grandi imprese per trovare il sorriso, la gioia e la gratificazione, ma sono cose che partono dalle piccole cose".
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Franco Nugnes
"E se trovi il sorriso in ciò che fai tutti i giorni, come il caffè, sono le cose che ti danno le basi migliori per costruire una vita meravigliosa. E non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa, questa è la verità. Chiunque può avere una vita meravigliosa e gratificante. Quindi non posso far altro che augurare a tutti, anche a me stesso, di trovare ogni giorno il sorriso anche nelle piccole cose. Perché è da lì che poi si costruiscono quelle grandi".
Alex Zanardi ha attirato a sé tante persone nel giorno dell'ultimo saluto. Sintomo di ciò che è riuscito a fare nei quasi 60 anni della sua vita. Non è stato solo un pilota. Non è stato solo un campione olimpico e nemmeno solo un esempio. E' stato un uomo. Un uomo che ha saputo gestire tanti 5 secondi - come quelli della "sua" regola - per fare la differenza.
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