Un successo l'ePrix di Roma, ma il contenitore è migliore del contenuto

La Formula E ha risvegliato per un giorno la Capitale, ma non deve lanciare la sfida alla F1 che è un'altra cosa. Alejandro Agag ha saputo costruire uno show con scelte di marketing geniali, ma il valore della gara deve ancora crescere...

Alejandro Agag a Roma è riuscito a costruire un capolavoro. Alcuni romani hanno “scoperto” che esiste l’EUR grazie all’ePrix di Roma e gli stranieri hanno apprezzato come la Caput Mundi sia riuscita a realizzare un circuito vero fra pezzi di storia secolare, associando il passato all’innovazione.

Il contenitore della Formula E nella Capitale è stato magico: questa volta chi non c’era ha sbagliato. I biglietti sono andati a ruba, il “sold out” è stato raggiunto prima del previsto e vedere le tribune piene ha dato la conferma che se un evento di motorsport lo si sa gestire la passione per le corse è tutt’altro che morta.

“Ne sei proprio sicuro? – ha chiosato Flavio Briatore, uno dei tanti VIP presenti a Roma – se chiediamo al 90% delle persone che sono qui con quali macchine si corre l’ePrix non lo sanno, se non che gareggiano vetture elettriche, ma devo ammettere che il contenitore, più del contenuto, è semplicemente fantastico!”.

Roma torna a essere una Capitale protagonista e per un giorno non si è parlato delle sue buche, ma delle sue bellezze. L’Italia, spesso ricordata all’estero per inefficienza e corruzione, ha dato prova di saper gestire eventi internazionali chiudendo un pezzo di città senza che ci fossero proteste o speculazioni di natura politica. Una volta tanto si è tirata la corda dalla stessa parte facendo sistema, rivelando che saremmo un Paese ultra-competitivo se smettessimo di dividerci su tutto.

L’ePrix di Roma, quindi, ha mostrato la sua faccia migliore: Mediaset può fare festa perché la gara trasmessa in diretta alle 16 su Italia 1 è stata vista da 1.118.000 spettatori pari al 9,1% di share, quasi quanto la differita del GP della Cina di F1 che è stato seguito su TV8 da 1.390.000 spettatori con il 5,6% di share alle 21.

Quindi la Formula E come la Formula 1? Alcuni cantori dell’elettrico hanno finito le laudi per esaltare l’E-prix di Roma. C’è chi ha definito l’interessante dosso in discesa come… “la Piratella dell’EUR”. Ecco non serve cercare delle iperboli (fasulle) per valorizzare un tracciato che era il più tecnico, bello e spettacolare fra quelli della serie elettrica. Ma il confronto con la F.1 è meglio non cercarlo, perché su quel terreno la “monoposto green” rischia di farsi… male.

Sono due categorie molto diverse che non vanno paragonate, perché non hanno niente o quasi in comune. Sono due mondi che devono coesistere nel Motorsport perché ciascuno avrà il suo ruolo, assolvendo a una funzione diversa.

La Formula E sbaglia a definirsi la F1 elettrica, perché al primo giro di gara la gente sulle tribune si domandava come mai quelle monoposto andassero così… piano intorno all’obelisco dell’EUR. Dal vivo abbiamo avuto la stessa sensazione: che la (piccola) prestazione fosse inadeguata al (grande) evento. Eppure bastava girare le spalle alla pista e guardare la corsa sugli schermi per scoprire che lo spettacolo c’è, ma è solo televisivo.

E ci spieghiamo meglio: nei tratti di pista più larghi (che erano i più belli e combattuti) le Spark-Dallara sembravano “ferme”, mentre l’effetto della velocità era più percepito nei budelli di new jersey. E solo l’esperta inquadratura dalla camera car o la ripresa dall’alto della telecamera (elettrica anch’essa) che si muoveva alla stessa velocità delle macchine rendeva il senso della battaglia che c’era fra i piloti (dopo la F1, la line up della Formula E è la migliore fra quelle in circolazione).

Insomma lo show è ancora molto televisivo, sebbene dopo il ritiro di Felix Rosenqvist che era al comando, si sia scatenata una bagarre che a Roma ha portato a “impilate” di macchine e sportellate nel momento in cui l’energia cominciava a scarseggiare (chiedere a Evans che è rimasto a…secco), ma su altri tracciati cittadini sarebbe rimasta solo una lunga e noiosa “processione” di monoposto in fila.

La Formula E ha dato spettacolo, proprio nel weekend in cui la F1 in Cina ha mostrato di saper essere imprevedibile con sorpassi mozzafiato, incidenti e la safety car che all’improvviso ha cambiato le carte in tavola. Il gioiellino di Agag è destinato a crescere: con la GEN2 avremo monoposto che disporranno di batterie McLaren capaci di durare l’intera gara senza cambio macchina.

Il livello di prestazione è destinato a crescere e, non a caso, i grandi marchi hanno deciso di investire in F.E avendo trovato una piattaforma nella quale l’elettrico funziona. Oggi il campionato è un punto di riferimento di un mercato automotive che è ancora virtuale.

Ha un effetto di trascinamento positivo, ma Alejandro Agag si deve augurare di arrivare alle macchine totalmente libere il più tardi possibile per l’aumento dei costi di ricerca che le Case scateneranno e perché il giorno in cui ci sarà un dominatore assoluto (tipo la Mercedes in F1) sarà facile prevedere una fuga di alcuni dei battuti. È il normale ciclo che accompagna il mondo delle corse…

Per il momento l’attrattiva della F.E è polarizzante: quando parte la gara il volume della musica viene alzato a… palla per “coprire” il silenzio dei motori. In realtà le monoposto hanno il suono di piccoli “razzi” che scattano dalla rampa di lancio, ma gli organizzatori non ci puntano, preferendo allestire un clima da festa, da party, piuttosto che da… silenziosa messa solenne.

E la cerimonia del podio è un vero tripudio che valorizza il successo di un pilota ben oltre il valore della sua prestazione. Un qualcosa di hollywoodiano che funziona molto bene anche dal vivo, più che in Tv. Una chiusura alla grande che cerca di dare solennità a una serie che deve crescere senza la sindrome della F1.

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula E
Evento ePrix di Roma
Sub-evento Sabato, post-gara
Circuito Circuito Cittadino dell'EUR
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