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Pepe Martí sbarca in FE: come si prepara il debutto "più difficile nel motorsport"?

Dopo la F2, lo spagnolo ha scelto di proseguire la sua carriera in Formula E, considerato da molti piloti il “passaggio di categoria più difficile del motorsport” per lo stile di guida radicalmente diverso richiesto dalla serie 100% elettrica. Ma quali sono le sfide? E come ci si prepara? Motorsport.com ne ha parlato con Martí e il team Cupra Kiro.

Josep Maria Marti, CUPRA KIRO

Josep Maria Marti, CUPRA KIRO

Foto di: Andrew Ferraro / LAT Images via Getty Images

Anche quest’anno sulla griglia di Formula E non mancheranno i volti nuovi: Pepe Martí e Felipe Drugovich affronteranno infatti la loro prima stagione completa nella serie. Per il pilota brasiliano, in realtà, non si tratta però di un debutto assoluto, ma diversa la situazione per lo spagnolo, che vivrà invece il suo esordio assoluto nel campionato elettrico.

Anzi, a differenza di altri piloti, prima di firmare con Cupra Kiro Martí non aveva mai avuto occasione di provare una vettura di FE. Per questo motivo il test pre‑stagionale di Valencia ha rappresentato per lui un vero e proprio battesimo del fuoco, che gli ha permesso di scoprire una vettura profondamente diversa da quelle a cui era abituato in Formula 2.

Il punto non è tanto una questione di prestazioni, come accade per un pilota che deve compiere il salto dalla F2 alla F1, dove tutto è simile ma decisamente più estremo, bensì il fatto che per essere competitivi in FE servono anche abilità differenti, ma proprio perché i punti cardine delle categorie sono profondamenti diversi. 

Josep Maria Marti, CUPRA KIRO

Josep Maria Marti, CUPRA KIRO

Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images

Si tratta di elementi del tutto nuovi per Martí, che giorno dopo giorno sta imparando a conoscere sia al simulatore sia in pista. Motorsport.com ha approfondito questo complesso percorso verso il debutto insieme al pilota spagnolo e al suo team, Cupra Kiro, per capire come ci si prepara ad affrontare una sfida così diversa da tutte quelle vissute finora.

Per essere competitivi non basta solo il piede destro

“Vediamo in Pepe un livello di abilità molto alto, chiunque ha lavorato con lui sa quanto sia intelligente. Ed è proprio questa una delle cose importanti in FE durante la gara: conservare lo slancio, conservare l’energia. Credo che certamente quella generazione di piloti abbia proprio questa capacità mentale di concentrarsi su molti aspetti contemporaneamente”, spiega il Team Principal di Cupra Kiro, Russell O’Hagan.

Non è un caso che molti piloti, anche tra i veterani che hanno corso in F1 o nel WEC, definiscano il passaggio alla FE come il più difficile in tutto il motorsport. Non solo perché il livello della competizione è alto, specie considerando che le squadre non hanno bisogno di piloti paganti, ma soprattutto perché si tratta di una categoria completamente diversa, che richiede tempo e adattamento per essere compresa.

Josep Maria Marti, Cupra Kiro

Josep Maria Marti, Cupra Kiro

Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images

“Avendo lavorato in tutti i livelli del motorsport, direi che essere un rookie in Formula E è probabilmente la cosa più difficile in assoluto, perché le gare sono così diverse da come ti alleni al simulatore che serve molto tempo per adattarsi. E la realtà è che gli altri piloti sono già alla loro quarta stagione con questa generazione di vettura e hanno capito anche come si evolvono le gare”.

In Formula E ha un ruolo ancor più centrale

Il punto cruciale non riguarda tanto le prestazioni pure, perché esistono categorie ben più impegnative in cui servono altre qualità, quanto piuttosto ciò che occorre per essere davvero competitivi in Formula E. Anche in F1 o nel WEC si parla di gestione del carburante e di altri componenti, ma al di là del lift and coast gran parte del lavoro è automatizzato.

In FE invece al pilota viene lasciata molta più libertà di intervento sul recupero dell’energia, un aspetto fondamentale se si considera che circa il 40% di quella necessaria per completare una gara deriva dalla rigenerazione in frenata. Questo rende la gestione energetica ancora più estrema e soprattutto restituisce al pilota un ruolo centrale, specie se si tiene a mente che i team non hanno la telemetria in tempo reale.

Josep Maria Marti, Cupra Kiro

Josep Maria Marti, Cupra Kiro

Foto di: Andrew Ferraro / LAT Images via Getty Images

Il supporto dei box nel comprendere la strategia di gara e ciò che accade in pista resta ovviamente fondamentale, ma in FE il pilota ha un ruolo molto più centrale e determinante per la prestazione e qui emergono anche quelle qualità, soprattutto nella gestione energetica e di lettura della gara, maturate con anni di esperienza. 

Come si prepara un rookie al passaggio in FE

“Con Pepe ci stiamo concentrando sull’istruirlo il più possibile. Ad esempio, gli mostriamo alcune gare in cui Dan [Ticktum, il suo compagno di squadra] partiva a centro gruppo, scendeva indietro in classifica e poi tornava nelle prime posizioni. In una gara di Formula E devi mantenere sempre la calma, perché avrai sempre una seconda opportunità e per un giovane pilota questo è molto difficile”.

Sin dall’inizio del suo percorso in Formula E, Martí ha investito moltissimo tempo nella preparazione e nello studio dei diversi scenari insieme ai suoi ingegneri, lavorando anche al simulatore. In alcune giornate è arrivato quasi a rinunciare alla pausa pranzo pur di dedicarsi totalmente al programma di avvicinamento ai test, l’unica occasione utile per provare la monoposto in pista prima del debutto di San Paolo, previsto a inizio dicembre.

Josep Maria Marti, Cupra Kiro

Josep Maria Marti, Cupra Kiro

Foto di: Alex Bierens de Haan / LAT Images via Getty Images

“Ho guardato molte gare nel poco tempo che ho avuto per prepararmi. È un campionato così diverso da qualsiasi altro, può avere più di 200 sorpassi in una sola gara dimostra quanto sia davvero diverso, per cui è molto più difficile trovare un filo conduttore comune tra gare così diverse, ogni ePrix è come se ha la sua identità”, spiega Martì a Motorsport.com.

Bisogna adattarsi anche in tempo reale

Ad aumentare ulteriormente la complessità c’è l’introduzione della trazione integrale, disponibile solo in alcune fasi del weekend. Questo costringe i piloti ad adattarsi in tempo reale al passaggio dalle due alle quattro ruote motrici, un cambiamento più difficile di quanto sembri perché altera in profondità lo stile di guida: dalle linee fluide e rotonde si deve passare a traiettorie più spigolose per sfruttare al massimo la trazione.

Anche altri piloti hanno ammesso che stanno scoprendo ancora dopo un anno come sfruttarla al meglio, il che lascia intendere quanto sia difficile per un rookie: “Ho ancora tanto da imparare, soprattutto sulla modalità qualifica. È complicato passare dalla trazione a due ruote a quattro ruote motrici. È qualcosa di nuovo per me. Persino su una macchina stradale ho guidato solo a trazione anteriore! Devi essere bravo ad adattardi quando cambi impostazione".

Un altro aspetto che distingue la Formula E è la vicinanza tra le vetture: i distacchi sono minimi e la gestione dell’energia porta a gare con oltre 150 sorpassi, rese possibili dal grip soprattutto meccanico e dal ridotto effetto dell’aria sporca. Ne derivano duelli più intensi e caotici, che rendono la categoria mentalmente tra le più impegnative. “Qui uno degli aspetti è capire quanto puoi restare più vicino a chi ti precede e usare traiettorie diverse, è un aspetto su cui devo ancora lavorare”, ha ammesso Martí.

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