FE | “Siamo stati pionieri su molti sistemi”: DS Penske ci racconta l’innovazione sul software che ora attira la F1
Il segreto dell'efficienza in Formula E risiede in software capaci di riottimizzare l'energia a ogni curva. Un ecosistema tecnologico basato su modelli matematici avanzati e menti brillanti, il cui know-how non solo definisce il futuro delle auto stradali, ma ora attira anche l'interesse della Formula 1.
Taylor Barnard, DS Penske
Foto di: Malcolm Griffiths / LAT Images via Getty Images
"Abbiamo persone davvero brillanti, davvero, davvero brillanti. A volte mi sento quasi in colpa, perché le portiamo via da lavori che salvano il mondo o lo rendono migliore, mentre diciamo loro di venire a fare delle corse automobilistiche. Ma abbiamo le menti migliori”.
Il pensiero di Phil Charles, Deputy Team Principal di DS Penske, riassume bene perché nel mondo delle corse, e in particolare in Formula E, dove il regolamento concede ampia libertà nello sviluppo del software e mantiene un legame diretto con la produzione stradale, lavorano alcuni dei migliori ingegneri al mondo.
Non è un caso che negli ultimi mesi il mondo della Formula 1 abbia bussato con sempre maggiore insistenza a quello della Formula E per provare a strappare ingegneri di alto livello proprio in quei campi nei quali la categoria regina del motorsport si sta addentrando solo ora. Ma perché? Un esempio significativo riguarda la telemetria: in FE non esiste la telemetria bidirezionale, quindi i team ricevono pochi dati in diretta.
Ingegneri del team DS Penske
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Questo significa che anche le informazioni su cui gli ingegneri possono lavorare in tempo reale durante i Gran Premi sono limitate, e che deve essere la vettura stessa a ragionare sulla base del codice scritto in fabbrica riadattandosi. È come un’intelligenza artificiale che lavora senza sosta dietro le quinte, ma è la qualità del software e la competenza di chi lo sviluppa a determinarne davvero l’efficacia.
Per anni i tecnici DS sono stati tra i migliori su questo fronte, tanto da essere uno dei pochissimi team ad aver conquistato più di un titolo mondiale nella categoria completamente elettrica. Una sfida tutt’altro che banale, che Phil Charles ci ha raccontato anche attraverso alcuni dettagli del lavoro dietro le quinte e del motivo per cui tutto questo know‑how finisce per essere trasferito anche al mondo delle vetture stradali.
"Uno dei primi riferimenti per il design della vettura è che l’auto deve essere molto intelligente e che dovesse ottimizzarsi da sola. Non vogliamo creare una situazione in cui dal muretto possiamo definire davvero tutto: l’auto dovrebbe gestire da sé la propria energia. Mettiamo che io stia correndo contro un pilota e lo sorpasso. In quel momento ho appena usato energia extra”, spiega Charles.
Maximilian Gunther, DS Penske
Foto di: DPPI
“Vogliamo davvero che gli ingegneri rendano la vettura capace di portarsi al traguardo nel modo più efficiente possibile. E il principio alla base del campionato è: se riusciamo a farlo, allora svilupperemo software molto avanzati anche per le auto stradali e per altri ambiti. È diventato, direi, uno dei tratti distintivi della Formula E”.
“La Formula E è molto efficace nel definire un quadro regolamentare che ci permette di sviluppare soluzioni utili per il futuro. In questo contesto dobbiamo davvero programmare la vettura affinché sia estremamente performante nell’ottimizzazione: ogni volta che affronta una curva, ricalcola e riottimizza il resto della gara. È la cosa più sorprendente”.
Questa libertà regolamentare dal prossimo anno sarà ancora maggiore, perché con il debutto della Gen4 i team potranno sviluppare liberamente ABS, controllo di trazione, ripartizione della coppia e molti altri parametri software già presenti nel mondo automotive. Gran parte di questo lavoro serve a fornire al pilota strumenti sempre più efficaci per gestire l’energia in modo efficiente.
Taylor Barnard, DS Penske
Foto di: DPPI
In sostanza, a seconda di come il pilota guida, la vettura ricalcola i consumi, che in Formula E sono vincolati per spingere i costruttori a sfidarsi sull’efficienza. L’obiettivo non è soltanto mostrare chi è più veloce, ma chi riesce a esserlo guidando in modo efficiente. È qui che nasce il collegamento con il mondo stradale, perché in un momento storico in cui si cerca di estendere l’autonomia, uno stile di guida efficiente può fare davvero la differenza.
La Formula 1 si sta avvicinando solo ora a questo mondo. In realtà, non si tratta di una novità assoluta, dato che già con le prime Power Unit ibride andava studiato a fondo l'uso dell'ibrido, ma ora che con i motori 2026 la parte elettrica è aumentata, l'MGU-K è diventato ancora più centrale nella ricerca del tempo e i team in questi primi mesi si stanno scontrando con la complessità di questi sistemi.
Su questo fronte il codice ha un impatto enorme, perché più la vettura sa interpretare correttamente i parametri, più sarà efficace nel restituire al pilota gli strumenti necessari per vincere. Non si tratta di intelligenza artificiale in senso stretto, ma di un lavoro profondamente matematico sviluppato dagli ingegneri, che non riguarda solo il comportamento della vettura in sé, ma anche la definizione della strategia.
Non è un segreto che le gare di Formula E siano estremamente movimentate, e proprio per questo saper leggere la corsa in tempo reale può fare una grande differenza. Anche in questo caso entrano in gioco modelli di tipo matematico, che aiutano a stimare le probabilità che si verifichi un determinato scenario. Più questi modelli sono accurati, più aumentano le possibilità di giocarsi la vittoria.
Foto di: Mark Sutton / Getty Images
“Abbiamo molti matematici di altissimo livello. Molte delle parole di moda che sentite in giro, come reti neurali, intelligenza artificiale e simili, in realtà sono termini che descrivono versioni di ottimizzazione matematica. E noi siamo pionieri in molti di questi sistemi. Forse non lo raccontiamo abbastanza al mondo, perché per natura siamo tutti concentrati sull’elaborare dati molto rapidamente ed estrarre le informazioni importanti. Quindi utilizziamo molte di queste nuove tecniche matematiche”, aggiunge Charles.
“Le proviamo molto presto, perché più velocemente riusciamo a elaborare i dati, archiviarli, analizzarli e ottimizzarli, più riusciamo a rendere le nostre vetture veloci. E non vogliamo divulgarlo, ed è questo il peccato del motorsport: facciamo cose molto intelligenti, ma cerchiamo di nasconderle al mondo perché non vogliamo che i nostri concorrenti scoprano che abbiamo sviluppato qualcosa di nuovo”.
“Abbiamo persone super brillanti, davvero, davvero brillanti. A volte mi sento quasi in colpa, perché le portiamo via da lavori che salvano il mondo o lo rendono migliore, e diciamo loro: vieni a fare corse automobilistiche. Ma otteniamo comunque le menti migliori. Mi sento in colpa, ma è incredibile: prendiamo le persone più capaci e le mettiamo a ottimizzare al massimo”.
“Se sviluppi un software davvero efficace, capace di elaborare, riconoscere pattern o funzionare in tempo reale sulla vettura e riottimizzare il resto della gara meglio degli altri, allora ottieni un vantaggio enorme. In Formula 1 si parla molto di sviluppo aerodinamico. Per noi, il nostro sviluppo aerodinamico è lo sviluppo software: nell’inverter, nel powertrain, e fuori dalla vettura, al muretto, con gli strumenti che utilizziamo. È lì che otteniamo il maggior ritorno prestazionale”.
Condividi o salva questo articolo
Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità
Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.