FE | Porsche raddoppia, Stellantis rilancia: con la Gen4 può nascere una nuova epoca d’oro
La scelta di Porsche di schierare un secondo team ufficiale in Formula E dal 2027 rappresenta una sorpresa, ma anche un chiaro segnale dell'intenzione di investire sulla categoria a lungo termine. Parallelamente, Stellantis sta ristrutturando i propri programmi con nuovi investimenti: si apre la strada a una griglia composta da 24 vetture.
L’annuncio da parte di Porsche relativo alla nascita di una seconda squadra ufficiale in Formula E dal 2027 ha rappresentato una vera e propria sorpresa. Un approccio che costituisce una novità assoluta per la serie elettrica, perché fino ad oggi non si era mai visto un grande marchio schierarsi sulla griglia di partenza con due squadre differenti.
Anche il modello Stellantis, che opera con marchi differenti ma sotto lo stesso ombrello, si distingue da quello adottato da Porsche. Non solo perché coinvolge più brand, quest’anno con DS e Citroen, ma anche per le modalità di gestione, sia sul piano economico che operativo, dato che si appoggiano a squadre esterne, Penske e MSG.
Al contrario, i due team Porsche saranno gestiti e finanziati direttamente dal costruttore tedesco, con entrambi lo status di squadre ufficiali. Una scelta coraggiosa e sorprendente, diversa da qualsiasi altro approccio visto finora in Formula E, che arriva appena un mese dopo la revisione del programma sportivo di Porsche con l’addio al WEC per concentrare gli sforzi sul campionato elettrico e sull’IMSA.
Porsche Formula E, GEN4
Foto di: Porsche
Un secondo team è un impegno a lungo termine
È evidente che la creazione di un team proprio comporti un investimento maggiore rispetto ad avere due clienti, come avviene ora. Dar vita a una nuova squadra senza appoggiarsi a strutture già esistenti significa infatti destinare risorse aggiuntive per meccanici, strutture e piloti, ampliando l’impegno richiesto al costruttore, al punto che è stato necessario acquistare una delle due licenze rimanenti dalla FE.
Per questo la nascita di un secondo team assume un significato più profondo di quanto possa sembrare. È la prova concreta che i grandi marchi credono e vogliono investire nel campionato. Un segnale importante per la Formula E, che dopo una Gen3 poco esaltante, aveva bisogno di nuova linfa e di gesti forti, specie se si tiene a mente la crescita a rilento dopo la pandemia e l'addio di BMW, Audi e Mercedes.
Sebbene sia vero che le risorse arrivino in buona parte dall’addio al programma WEC, la scelta di reinvestire quei soldi in FE è significativa, anche alla luce del fatto che Porsche sta attraversando un momento complesso sul fronte delle vendite, complice l’andamento altalenante del mercato elettrico. Ma parte delle tecnologie sviluppate qui in effetti trovano sbocchi anche sul mercato stradale sia a livello hardware che software, dove ci sarà ancora maggior libertà con la Gen4.
Pascal Wehrlein, Team TAG Heuer Porsche Formula E
Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images
Raddoppiare rappresenta non solo un impegno, ma anche un investimento a lungo termine, necessario per ammortizzare i costi legati all’acquisizione di una licenza Formula E che non è certo a buon mercato. Un impegno che assume ulteriore valore se si considera la storia di Porsche, marchio che raramente è rimasto a lungo in una categoria, preferendo levare le ancore dopo aver raggiunto gli obiettivi prefissati.
La FE ritornerà ad avere 24 vetture in griglia?
Un segnale che conferma il potenziale della Gen4, soprattutto considerando che Porsche realisticamente non sarà l’unico marchio ad ampliare la propria presenza in griglia. Da mesi vi raccontiamo della ristrutturazione in corso del programma Stellantis, la cui prima fase si è già concretizzata quest’anno con l’uscita di Maserati e l’ingresso di Citroen.
Ma le operazioni sotto l’ombrello di Stellantis non si fermano qui. Da tempo il gruppo ha avviato una vasta campagna di reclutamento di ingegneri, e l’ipotesi è che questo possa sfociare nella nascita di un team completamente nuovo a Satory, dove ora si sviluppa il Powertrain, dando maggiore libertà operativa e decisionale. Finora, infatti, Stellantis (in precedenza PSA) ha sempre scelto di collaborare con strutture già esistenti.
CITROEN FormulaE
Foto di: Citroen
La creazione di una squadra propria avrebbe un duplice significato. Da un lato implicherebbe l’acquisto dell’ultima licenza disponibile, trasformando la scelta di Stellantis in un impegno a lungo termine e riaffermando la volontà del gruppo di investire ancora più risorse. Dall’altro, porterebbe la griglia a raggiungere nuovamente quota 24 vetture, con Penske, attuale partner di DS Automobiles, destinato a rimanere indipendente, sempre che Stellantis non valuti tre diversi team.
Parlando con Motorsport.com in un'intervista realizzata a Valencia, infatti, anche il CEO della Formula E Jeff Dodds non aveva escluso che il gruppo potesse impegnarsi addirittura con tre squadre differenti. In questo senso, l’arrivo della Gen4, su cui la serie punta moltissimo dato anche il grande salto prestazionale, potrebbe diventare la seconda rinascita della Formula E dopo il picco vissuto durante la Gen2.
Se allora la categoria aveva saputo conquistare l’attenzione dei grandi costruttori, oggi la nuova generazione segnerà uno spartiacque decisivo per il futuro della serie, anche perché se avesse successo come sperato potrebbe attrarre altre case durante il suo ciclo vitale, sulla cui durata vi è una certa flessibilità anche in quest'ottica. Le mosse di Porsche e Stellantis rappresentano il segnale che la Formula E sta entrando in una nuova fase della sua storia, più ambiziosa e che mira a coinvolgere sempre più costruttori in futuro. Una sfida di maturità da concretizzare.
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