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FE | Gomme ed energia: Messico tappa più dura di inizio mondiale

La Formula E è pronta a fare tappa in Messico, gara che si pone come l'appuntamento più complesso di inizio campionato. Alla questione energia, quest'anno avrà una rilevanza maggiore il tema gomme, non solo perché le mescole sono più soffici, ma anche per il layout del tracciato che presenta curve impegantive sugli pneumatici come la Peraltada.

Maximilian Gunther, Maserati Racing, Maserati Tipo Folgore, Nick Cassidy, Jaguar TCS Racing, Jaguar I-TYPE 6

Maximilian Gunther, Maserati Racing, Maserati Tipo Folgore, Nick Cassidy, Jaguar TCS Racing, Jaguar I-TYPE 6

Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images

Durante questo weekend, la Formula E tornerà in pista in Messico per la seconda tappa della Season 11, che rappresenta anche il secondo appuntamento del mondiale per la nuova generazione di vetture che caratterizzano il campionato totalmente elettrico, la Gen 3 Evo.

Quello di Città del Messico è un appuntamento divenuto ormai un classico per la categoria, dato ha ospitato la Formula E quasi ininterrottamente dal 2016. L’unica stagione in cui l’autodromo non accolse la serie totalmente elettrica fu quella del 2011, quando venne convertito in un centro medico durante la pandemia.

Questa longevità nel campionato permette anche di fare dei confronti tra quella che è la storia della FE, perché su questa pista ha sostanzialmente corso ogni generazione di monoposto che ha caratterizzato la categoria. Un percorso nella storia che, durante questo fine settimana, vedrà scendere in pista la Gen 3 Evo, evoluzione della Gen 3 che aveva debuttato proprio a Città del Messico due anni fa.

Maximilian Gunther, Maserati Racing, Maserati Tipo Folgore, Jehan Daruvala, Maserati MSG Racing, Maserati Tipo Folgore

Maximilian Gunther, Maserati Racing, Maserati Tipo Folgore, Jehan Daruvala, Maserati MSG Racing, Maserati Tipo Folgore

Foto di: Dom Romney / Motorsport Images

Già nel primo appuntamento stagionale in Brasile si è osservato un netto step in termini di performance rispetto alla vettura che ha caratterizzato i primi due anni del ciclo della terza generazione. Inoltre, come prevedibile, la trazione integrale ha garantito un salto estremamente importante, con una differenza di passo considerevole rispetto a quando non è attiva: ciò ha rivoluzionato anche l’Attack Mode, dandogli nuovamente centralità nelle strategie di gara come strumento per attaccare i rivali.

L'impatto delle curve veloci sulle gomme

Tuttavia, l’ePrix del Messico rappresenterà una prova molto più tosta e complessa per le vetture rispetto alla prima tappa in Brasile, soprattutto per le caratteristiche del tracciato che metteranno alla prova due aspetti fondamentali, ovvero la gestione della batteria e le gomme. Sebbene anche la tappa brasiliana fosse molto impegnativa sul fronte della gestione energetica, in particolare per i lunghi rettilinei e le alte temperature ambientali, dall’altra parte il tracciato era poco aggressivo sulle gomme.

La pista di San Paolo, oltre ad avere un asfalto non particolarmente abrasivo, presenta tante curve lente dove il focus è più sulla fase di trazione, ma che non trasmettono tanta energia alla gomma. Al contrario, il circuito messicano non solo prevede due zone relativamente lente, tra cui quella nello stadio davanti al pubblico, ma anche due tratti ad altissima velocità che mettono sotto sforzo le coperture.

Pascal Wehrlein, Porsche, Porsche 99X Electric Gen3, Sebastien Buemi, Envision Racing, Jaguar I-TYPE 6, Maximilian Gunther, Maserati Racing, Maserati Tipo Folgore, il resto dello schieramento attraverso lo stadio

Pascal Wehrlein, Porsche, Porsche 99X Electric Gen3, Sebastien Buemi, Envision Racing, Jaguar I-TYPE 6, Maximilian Gunther, Maserati Racing, Maserati Tipo Folgore, il resto dello schieramento attraverso lo stadio

Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images

In particolare, il tratto più complesso è quello dell’ultimo settore, dove le vetture escono dalla zona lenta dello stadio in cui si tende a stressare maggiormente il posteriore, per poi immettersi in una lunghissima curva a destra, la famosa Peraltada. In passato, per offrire una zona di ricarica in più e per limitare la velocità era stata posta una chicane aggiuntiva, ma ormai da qualche anno la Formula E corre sulla versione estesa della Peraltada, che rappresenta una prova durissima per gli pneumatici.

Dato il poco carico aerodinamico generato da queste vetture, come si è visto anche negli anni passati il posteriore tende a scivolare rendendo estremamente complicato per i piloti riuscire a gestire la vettura, tanto che nelle ultime stagioni si sono visti anche diversi testacoda. A complicare ulteriormente il tutto vi è il fatto che le vetture arrivino con gli pneumatici già sotto stress avendo affrontato la zona lenta dello stadio, aumentando il rischio di perdere il posteriore.

Tuttavia, la Peraltada non è l’unica curva che metterà alla prova le coperture, perché anche il tratto che va da curva 1 a curva 3 presenza caratteristiche simili, seppur non così estreme. Questi tratti così lunghi e di appoggio trasmettono tanta energia agli pneumatici, rendendo più complessa la gestione gomma non solo durante il giro di qualifica, ma anche sulla lunga distanza.

Le gomme più tenere hanno una curva di degrado diversa

Per la Season 11, in concomitanza con l’arrivo della Gen 3 Evo, Hankook ha portato al debutto una nuova specifica di pneumatici che dovrebbe garantire tra il 5 e il 10% di grip in più rispetto a quella usata nei primi due anni della Gen 3. Una decisione arrivata soprattutto dopo i feedback ricevuti dai team e dai piloti, i quali non avevano risparmiato critiche in merito al fatto che, sebbene fossero estremamente durevoli, le coperture di inizio ciclo del Gen 3 fossero anche molto dure, rendendo difficile trovare tanta aderenza ed estrarre il massimo potenziale dalla vettura.

Anche per questo nei primi due anni della Gen 3 l’Attack Mode era divenuto uno svantaggio: le gomme erano talmente dure e fornivano talmente poco grip che era quasi impossibile sfruttare i vantaggi dati dai 350 kW. Questo aumento di grip meccanico, però, giunge anche con delle contrindicazioni: già dalle prove private in preparazione alla Gen 3 Evo e nei test precampionato le squadre avevano riscontrato non solo un aumento del degrado, ma anche una variazione della curva del consumo.

Se la prima specifica portata da Hankook garantiva un degrado ridotto e stabile, le nuove gomme hanno invece un picco di aderenza maggiore nelle prime fasi, ma anche una curva di consumo superiore con il passare dei giri.

Jake Hughes, Maserati MSG Racing

Jake Hughes, Maserati MSG Racing

Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images

Il Messico è la sfida più dura di inizio campionato

Su un tracciato impegnativo come quello del Messico, che prevede tante curve ad alta velocità e che trasmettono valori elevati di energia alle coperture, la gestione delle temperature e del degrado rappresenterà un tema centrale per le squadre. Per questo è possibile immaginare che, durante le libere, alcuni team magari cercheranno di risparmiare anche sul chilometraggio.

La pista messicana si pone quindi come una delle più complesse di questo inizio di campionato su due diversi fronti: non solo quello puramente energetico, ma anche di gestione delle gomme. Il tracciato di San Paolo non era così aggressivo sugli pneumatici, mentre il circuito di Jeddah, su cui la Formula E debutterà a febbraio, vedrà tante chicane aggiuntive per garantire maggiori opportunità di ricarica.

Inoltre, nella sua versione ridotta, la pista saudita salterà buona parte del primo settore togliendo tutte le curve ad alta velocità, per cui non ci saranno tratti che potranno mettere particolarmente sotto sforzo le coperture su un asfalto che offre un ottimo grip, come visto in Formula 1. Dopo la tappa di Jeddah, la Formula E farà tappa a Miami: sebbene non sia stato svelato ancora il layout definitivo, il tracciato non dovrebbe essere così impegnativo come quello del Messico, avvicinandosi più alla gara di Portland.

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