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FE | Barnard ha scelto DS: perché il pezzo pregiato del mercato ora sogna il titolo

Il giovane britannico, considerato il pezzo pregiato del'ultimo mercato piloti di Formula E, ha scelto di unirsi a DS Penske, nonostante fosse corteggiato da diversi team. Barnard ha spiegato di vedere nella squadra franco-statunitense la sua miglior chance di coronare il sogno mondiale, sia in pista che fuori.

Taylor Barnard, DS Penske

Se c’è un pilota che ha attirato l’attenzione durante l’ultima stagione di Formula E, quello è senza dubbio Taylor Barnard. Nell’anno del debutto nella categoria elettrica, l’inglese ha stupito per velocità, maturità e rendimento, al punto da convincere DS Penske a sceglierlo come compagno di team di Max Gunther per la Season 12, con l’obiettivo di puntare in alto e sfidare la Nissan nella rincorsa mondiale.

Il potenziale di Barnard è stato chiaro sin dalle prime uscite con la McLaren. Ma ciò che forse ha impressionato di più non è stata tanto la velocità pura, quanto la sua consistenza, la maturità e la capacità di integrarsi con il team e con gli ingegneri: qualità che in Formula E hanno un peso determinante. Prima di diventare pilota ufficiale, il britannico aveva infatti svolto il ruolo di riserva al simulatore a Woking.

Caratteristiche che, unite alla velocità, gli hanno permesso di chiudere l’anno di esordio con due pole position, cinque podi e il quarto posto nella classifica piloti. Come accade anche ai driver più esperti, la stagione non è stata priva di alti e bassi, complice la discontinuità di rendimento della stessa McLaren.

Taylor Barnard, McLaren Formula E Team

Taylor Barnard, McLaren Formula E Team

Foto di: Alastair Staley / Motorsport Images

Nonostante ciò, nel paddock è apparso subito evidente che Barnard avesse il talento per imporsi come uno dei protagonisti assoluti del futuro della serie e per lottare con continuità nelle prime posizioni. L’annuncio del ritiro di McLaren alla fine dello scorso campionato ha inevitabilmente acceso il mercato, trasformandolo in una delle pedine più ambite e finendo nel mirino di numerosi team.

"Penso che sia stato intorno a Jeddah quando abbiamo capito che la McLaren avrebbe potuto lasciare la Formula E, ma abbiamo realizzato molto più tardi che non ci sarebbe stata nemmeno l’iscrizione. È stato un periodo difficile, ha raccontato il britannico, prima di spiegare come l’uscita della McLaren, al di là del piano tecnico, abbia avuto un impatto anche sul piano umano.

"Sapevo che stavo ottenendo buoni risultati e che c’era l’interesse di altre squadre, ma è stato comunque un momento emotivamente intenso per me. Ero con il team da due anni e vedere così tanti grandi talenti, ingegneri, meccanici e tutti gli altri, senza un lavoro è stato difficile da accettare. Vivere un’esperienza del genere mi ha sicuramente aiutato a capire meglio come funziona un team.

DS Penske è stata la squadra che si è mossa più rapidamente, fiutando subito l’occasione e mettendo sul tavolo un progetto concreto per convincere Barnard, forte delle qualità che il pilota ha dimostrato non solo in pista, ma anche fuori. Un progetto che mira anche a tutto ciò che ruota attorno alla squadra e alla fiducia riposta nel pilota, mentre per l'inglese la chance è quella di guidare per un grande costruttore ufficiale, una situazione differente da quella vissuta in McLaren.

“Penso che non si tratti tanto delle prestazioni. C’erano altre squadre che avevano macchine più veloci o forse una macchina migliore [con cui avrei potuto firmare]. Ma credo sia una combinazione di tutto”, ha raccontato Barnard a Motorsport.com nella sua prima intervista da pilota DS Penske.

"Il modo in cui lavorano gli ingegneri, la visione futura della squadra e il potenziale complessivo di tutti questi elementi messi insieme. Ho sentito che DS Penske fosse il posto migliore per integrarmi e avere il miglior futuro possibile nel team. Vedo qui il maggior potenziale per vincere il titolo mondiale. Questi elementi combinati mi hanno portato alla mia decisione".

Se Barnard vede in DS Penske un team che può portarlo a lottare per il titolo mondiale, dall’altra parte la scuderia franco-statunitense vede in Barnard un pilota che ha il potenziale per essere uno dei grandi protagonisti di questa categoria nei prossimi anni. Una crescita in cui si rivede lo stesso britannico e che lo ha portato ad avere più sicurezza e fiducia nelle sue capacità.

Maximilian Gunther, Taylor Barnard, DS Penske

Maximilian Gunther, Taylor Barnard, DS Penske

Foto di: DPPI

“Penso di essere cambiato in ogni aspetto [dal debutto]. Non solo in pista e nel lavoro con gli ingegneri, ma anche fuori dalla pista. Ora ho molta più fiducia in me stesso. Per quanto riguarda dove vorrei migliorare di più, penso di sentirmi piuttosto completo. Ma sono sicuro che, quando entrerò in un altro ambiente, con un’altra macchina, ci saranno alcune cose su cui lavorare per migliorare”.

Pur dovendo adattarsi a un powertrain diverso, passando dal motore Nissan utilizzato in McLaren a quello Stellantis, con caratteristiche chiaramente differenti, Barnard potrà contare su alcuni fattori che ne faciliteranno l’inserimento nella nuova avventura. La stabilità dei regolamenti e delle gomme, tema molto delicato anche in Formula E, offrirà infatti una base già collaudata nell’ultimo anno del ciclo tecnico della Gen3 Evo.

L'anno passato DS ha patito diversi problemi di affidabilità che hanno patito più di quel che sembra sulla classifica, ma nel team credono di aver compiuto un passo in avanti anche su quella direzione in vista della prossima stagione. Solo la pista racconterà cosa succederà davvero, ma i target fissati sono chiari.

Barnard ha già ribadito che l’obiettivo per la nuova stagione è lottare per il mondiale, per quanto, andando per gradi, la priorità resti innanzitutto conquistare la prima vittoria. Un traguardo sfuggito lo scorso anno, nonostante sia andato molto vicino a centrarlo, e che si accompagna alla volontà di raccogliere il maggior numero possibile di punti e podi per continuare a sognare in grande.

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